Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Agosto, Italia mia ti riconosco

Solo per chi lavora all'estero vale davvero la pena tornare in Italia a Ferragosto
Agosto, Italia mia ti riconosco
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Milleduecento chilometri di strada per l’andata e altrettanti per il ritorno praticamente senza intoppi. Indubbiamente un bilancio positivo per uno dei tanti temerari migranti agostani che, anche in questo 2016, hanno deciso di optare per il rientro in patria su gomma.

Tuttavia, carburante e autostrada a parte, il prezzo da pagare in termini di ansia da ingorgo é stato, anche stavolta, elevatissimo.

Stando all’establishment dell’infotraffico l’unica possibilità di fuga per l’oriundo motorizzato smanioso di rentrer au Pays sarebbe quella di attenersi scupolosamente ai consigli dei siti specializzati evitando le date e gli orari da « bollino nero ».

Si potrebbe obiettare che se fossimo veramente tutti viaggiatori diligenti e decidessimo tutti di partire in date tali da schivare un « bollino nero », gli ingorghi sarebbero comunque enormi.

In altri termini, é meglio una partenza « intelligente » perché tanto tutti gli altri « pecoroni » se ne fregano delle previsioni per il mese di agosto, oppure una partenza da « pecorone » perché tutti gli altri precisini che si credono « intelligenti» si atterranno pedissequamente alle direttive dei cosiddetti esperti?

Mi viene in mente, in queste occasioni, il dualismo portiere – rigorista come esempio di ragionamento che puo’ facilmente divergere all’infinito («Lo tiro a sinistra come l’ultima volta perché il portiere pensa che io cambi angolo. Anzi no. Lo tiro a destra perché lui pensa che io pensi che lui pensi che io cambi angolo, ecc…»).

Come se ne esce ? La risposta é che semplicemente non se ne esce. Ecco perché i calci di rigore e i viaggi in agosto sono da sempre causa di enorme stress e di aumento indiscriminato dell’entropia dell’universo.

Personalmente, la tecnica che adotto e che non sempre porta al risultato sperato é la seguente :

  • manutenzione auto detta « del principiante » e tetris bagagliaio nel corso della settimana precedente la partenza;
  • partenza in orario che permetta attraversamento del Traforo del Monte Bianco in fase pre-prandiale (cioé, nel nostro caso, verso le 3 o le 4 del mattino) ;
  • imbarco all’ultimo minuto della zavorra leggera (che comprende figli, é il caso di dire, a carico, in numero di due e in stato semi-incosciente) ;
  • assoluto e scaramantico silenzio radio per tutta la durata del tragitto, in particolare sulle frequenze 107.7 lato Francia e 103.3 lato Italia.

Chiaro che poi é soprattutto il “fattore C” a farla da padrone. Gli affanni suddetti possono essere vanificati da un qualsiasi evento sfavorevole lungo la strada contribuendo al leopardiano pessimismo cosmico del guidatore errante.

Alla fine della vacanza, poi, se alla comprensibile malinconia si aggiunge lo stress del viaggio, il rientro alle normali attività lavorative, siano esse fisiche o intellettuali, puo’ essere molto duro. Per taluni traumatico.

Perché allora continuare praticamente ogni anno con questo masochistico e apparentemente assurdo balletto? Perché non organizzarsi con i propri colleghi e con i propri responsabili in maniera da sfuggire i periodi più critici e partire in vacanza settimane (se non mesi) prima o dopo «gli altri »?

Va detto che in Italia, come in Francia, esiste qualche vincolo legato alle chiusure aziendali, contemplate dai due ordinamenti, e che in genere vengono programmate dal datore di lavoro di comune accordo con le istanze sindacali durante il periodo che include la festa (cristiana) dell’Assunzione. Questa trae le sue origini dal Feriae Augusti di epoca romana che rappresentava il periodo di pausa tra la semina e la mietitura del grano.

In Italia la tradizione delle ferie di agosto é stata poi ripresa dalle più grandi industrie nate nell’800 e ‘900 e incentivata in epoca fascista fino ad arrivare pressoché intatta ai giorni nostri.

Sembreremmo dunque destinati all’imbottigliamento e al sovrapprezzo vacanziero per tradizioni che risalgono all’epoca di Ottaviano Augusto. Tanto vale rassegnarsi.

Che dire poi di quei pazzi che, pur non avendo nessun vincolo particolare, decidono comunque di partire in agosto? E di quelli ancora più pazzi che tornano in patria in auto persino dalla Francia o da Paesi ben più lontani?

Mi vien da dire che la vacanza « intelligente » é il top se desideriamo perderci. Buttarci dietro per un po’ i legami affettivi e professionali e partire da soli o in famiglia alla ricerca di qualcosa di nuovo da conoscere o esplorare. Come un viaggio itinerante in Scozia per visitare le sue sterminate Highlands e i suoi profondi silenzi, ad esempio.

Ma chi sta lontano tutto l’anno dalle proprie radici – e in vacanza ha deciso, invece, di ritrovarsi – tra amici storici, parenti, pezzi di passato riaffioranti più o meno a caso, odori e cacofonie di voci che non sembrano mai completamente sconosciute – beh, allora é su agosto che deve scommettere. Il mese in cui, per scelta o per costrizione, i “pecoroni” stanziali e quelli più o meno transumanti escono allo scoperto e finiscono per prendersi il tempo per alzare la testa dal giogo della consuetudine e guardarsi l’un l’altro. Non fosse altro che per vedere chi c’é ancora e chi non c’é più, tra uno Spritz come si deve e un mantra estivo sputato a ripetizione dalla radio. Tra un altro anniversario della bomba alla stazione, qualche stella cadente, i fuochi d’artificio in spiaggia, un temporale forte che “l’estate sta finendo e un anno se ne va” e poi si ricomincia.

E per qualcuno, ce ne sarà di strada.

 

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Autore
Verace prodotto delle migliori Marche, Danilo frequenta tutti gli studi nella provincia di Ancona. Dopo la laurea in ingegneria si trasferisce a Bologna dove entra in contatto con il mondo ferroviario (non solo come passeggero) e accessoriamente con i compagni e la compagna che gli cambieranno la vita. Dal 2009 vive a Parigi con moglie rigorosamente dei paesi suoi, due figli e niente buoi. Convertito recentemente alla funzione pubblica (si occupa di autorizzazioni di sicurezza dell'infrastruttura ferroviaria per conto dell'Etablissement Public de Sécurité Ferroviaire), sogna un mondo dove l'unico armamento sia quello fatto di binari, massicciata e deviatoi.
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