Quindicinale n.41, 11 gennaio 2017

Airbnb non è più la ragazza acqua e sapone della porta accanto

Da materassini gonfiabili ad appartamenti di lusso a basso costo: la vera questione è capire chi e perché combatte una guerra alla sharing economy
airbnb non è più la ragazza acqua e sapone della porta accanto
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Con l’intesa tra Liguria e Airbnb per l’utilizzo delle case vacanze, in questi giorni, in Italia si assiste al primo accordo commerciale con l’app che ha fatto più discutere nel 2016.
La piattaforma di sharing economy, nata nel 2008 per permettere ai privati di condividere degli spazi casalinghi a un ospite, metterà a disposizione della Liguria i dati aggregati sulla presenza di turisti presso gli host del sito e fornirà loro tutte le informazioni diffuse dalla Regione alle proprie strutture turistiche. “L’intesa – ha spiegato l’assessore regionale al Turismo, Giovanni Berrino – ha anche lo scopo di rendere trasparenti le procedure che regolano le attività delle strutture ricettive e l’affitto degli appartamenti”. In base all’accordo, Airbnb coinvolgerà quindi i suoi host in campagne promozionali sul territorio ligure.

Nel 2015, Airbnb ha ospitato in Italia qualcosa come 3 milioni e mezzo di turisti. Analogamente alla guerra che ha contrapposto Uber ai taxisti, però, anche questo servizio è stato messo sotto accusa in molte città del nostro Paese: il problema è la commistione tra affittacamere professionisti, agenzie, bed and breakfast e privati, definita di recente come una vera e propria degenerazione della sharing economy nel turismo.

Al caso si è interessato anche Wired, subito dopo la regolamentazione di Amsterdam relativamente agli abusi degli affitti tramite la piattaforma di sharing economy che il Comune ha denunciato. Altre città, come Berlino, Parigi e New York, si sono mosse nella stessa direzione quest’anno, segnando definitivamente il 2016 come l’anno di passaggio da “con” a “contro-Airbnb” per via della speculazione sugli affitti a cui si assiste, con giri di affari vertiginosi non sottoposti ad alcuna tassazione.

Come fare buoni affari su Airbnb
Come fare buoni affari su Airbnb

Lanciato con l’immagine simbolo del materassino gonfiabile in salotto, per permettere appunto che un ospite potesse appoggiarsi provvisoriamente in casa contribuendo con un piccolo sforzo alla spesa familiare, Airbnb si è evoluta molto velocemente trasformandosi nell’immagine simbolo della sharing economy, nonché del potere che ha oggi una piattaforma digitale nella creazione di nuovo lavoro e nuova ricchezza.
Ma a quale costo tutto ciò potesse accadere non era perfettamente chiaro finché non è scoppiata la guerra ai soldi facili, frutto di speculazione sulla disponibilità degli appartamenti in affitto che ha cambiato moltissimo l’intero mercato immobiliare. Grazie ad Airbnb oggi è facile trovare stupendi appartamenti affrescati che danno sul Duomo di Firenze per un romantico weekend, o vivere per qualche tempo a Piazza Colonna a Roma in case di 100 metri quadrati, ben ristrutturate e a poco prezzo o, ancora, passare qualche giorno in un loft su Piazza Galvani a Bologna senza spendere cifre esorbitanti.

Il testo unico del turismo di cui sta discutendo il consiglio regionale della Toscana, per esempio, prevede, all’articolo 71, che“i proprietari e gli usufruttuari che danno in locazione uno o più alloggi per finalità turistiche, senza la fornitura dei servizi accessori o complementari propri delle strutture ricettive extra-alberghiere, con contratti che nel corso dell’anno solare abbiano in prevalenza durata singola inferiore a sette giorni e complessiva superiore a novanta giorni, gestiscono i predetti alloggi in forma imprenditoriale”. In sostanza, chi affitta un appartamento per più di tre mesi l’anno non sarebbe più considerato un affittuario occasionale, ma si delinea un business. All’articolo successivo, quello più esplicito sulla sharing economy, si legge che “non costituisce locazione a fini turistici l’offerta di alloggio a finalità turistiche senza corrispettivo monetario, in cambio della fruizione dell’alloggio nella disponibilità dell’ospitato, nell’ambito dell’economia della condivisione (sharing economy)”.

Airbnb, di fronte ai toni accusatori della ricerca di regole, si difende spiegando che “il 97% del valore di ogni notte prenotata attraverso Airbnb in Italia resta all’host. Airbnb oggi rappresenta un’importante risorsa di integrazione al reddito per la classe media”. “Le regole ci sono, semmai è difficile rispettarle – aggiunge la società -. I recenti accordi con le municipalità di Amsterdam e Londra sono frutto di un dialogo costruttivo”.
Per questo, secondo la compagnia, “In Italia non ha senso porre ulteriori limiti all’esercizio del diritto di proprietà senza prima alleggerire le incombenze ad oggi esistenti. Se una persona decide di affittare anche solo per un giorno, deve parlare con fino a quattro interlocutori diversi: la Questura, per registrare gli ospiti; il Comune, per la tassa di soggiorno; le Province, per i flussi turistici; la Regione, per comunicare chi sei. Il protocollo di intesa firmato con la città di Firenze nel 2016 rappresenta un buon esempio sulla strada della semplificazione”.

Valutando anche un altro aspetto connesso al successo di Airbnb, occorre sottolineare il punto di vista del cliente, cioè di chi usufruisce del servizio Airbnb perché ne ha realmente bisogno: nessun business esiste senza la domanda di mercato e quella della sharing economy è molto forte, ecco perché la ricerca di regole, soprattutto da parte del Pubblico, non è intuitivamente la guerra giusta da combattere se si vuole riequilibrare il mercato immobiliare. A parità di prezzi, infatti, nessun albergo oggi offrirebbe un trattamento simile, né negli spazi, né delle tariffe e quindi, a conti fatti, prendere un appartamento con Airbnb oggi è sempre e comunque più conveniente che prendere una camera in un b&b o anche in un piccolo hotel a tre stelle quando si viaggia per lavoro o per piacere. Probabilmente vale la pena riflettere su altre variabili che spiegano la funzione crescente del trend in analisi: dopo il crollo dei titoli immobiliari a partire dal 2007, fino a oggi non è stato possibile rivalutare adeguatamente né la qualità né il valore economico delle case, galeotta anche la speculazione del cemento di ben più vecchia data, così molte persone hanno smesso di fare affari con la loro compravendita, riversando esigenze di liquidità in servizi di affitti temporaneo come quello del tipico Bed&Breakfast oppure quello più recente messo a disposizione da Airbnb. Certo l’impatto stimabile, in questo senso, cambia completamente perché l’osservazione non dovrà essere fatta più sul lungo ma sul breve periodo, con significative conseguenze sull’economia di interi decenni.

L’impatto del business Airbnb sul mercato immobiliare

Airbnb non è più la ragazza acqua e sapone della porta accanto
Non tutto, però, è altrettanto luminoso. Il rovescio della medaglia, infatti, è l‘impossibilità oggi di trovare in una qualsiasi città italiana un appartamento in affitto tramite privati, intermediari e agenzie: non esiste più alcuna casa decentemente mantenuta che sia messa in affitto a un prezzo proporzionato; non esiste un luogo in cui abitare che sia raggiungibile con i mezzi; non esiste un proprietario di casa che sia disposto ad affittare il proprio immobile a 600, 800, 1000 euro al mese quando può guadagnare la stessa cifra in sei giorni mettendolo in affitto transitorio su Airbnb, moltiplicando i guadagni di molti zeri in un solo anno, senza dichiarare e pagare tassa alcuna sui profitti ottenuti.

Grazie a questa logica, inoltre, molti privati hanno iniziato ad acquistare appartamenti e ristrutturarli in quello che è diventato “lo stile Airbnb”, cioè il total white di mobilio, divani e pareti, proprio per metterli poi in affitto sulla piattaforma. Molti di essi hanno addirittura assunto degli assistenti che, nella figura di host, accolgono, accompagnano e restano a disposizione dell’ospite di turno per tutto il tempo, facendo di questa nuova forma di ospitalità un vero e proprio mestiere.
Anche se,attraverso le nuove regolamentazioni Airbnb controllerà che nessun host metta in affitto più di un appartamento, è abbastanza intuitivo immaginare come si possa aggirare questa norma, aprendo molti nuovi account come host su Airbnb e facendo affittare da mogli, fratelli e amici i propri appartamenti, continuando indisturbati il proprio business.

I dati sui cattivi affari di Airbnb in Italia e nel mondo

Secondo dati del gruppo, nel 2015 Airbnb ha generato in Italia un volume d’affari di 3,4 miliardi di euro.

Airbnb sta andando oltre la sua promessa originaria, di essere cioè una piattaforma per la classe media. Sta diventando sempre più professionale, sempre più simile a quelle catene alberghiere che vorrebbe combattere. Da un certo punto di vista è logico: ha annunci per 2,5 milioni di proprietà in 191 paesi, con un milione di ospiti ogni giorno. L’azienda si fa ancora forte del suo impegno a migliorare la vita delle persone comuni, ma quest’idea sembra sempre più lontana man mano che si moltiplicano gli imperativi aziendali.

Airbnb non è più la brava ragazza della porta accanto Airbnb non è più la ragazza acqua e sapone della porta accanto

Airbnb non è più la ragazza acqua e sapone della porta accanto

È probabile che un’offerta pubblica iniziale abbia accelerato questa trasformazione e che sia alla base delle concessioni che Airbnb ha fatto di recente. Ma questi accordi non sono necessari solo per la borsa: il fatto che le attività dell’azienda si svolgano in una zona legale “grigia”, la minaccia di multe o di conseguenze penali potrebbero ridurre l’interesse dei proprietari nei confronti dell’azienda” scrive Alison Griswold su Quartz commentando questi numeri.

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Autore
Giornalista e digital editor. Lavora come libero professionista e si dedica in particolar modo allo sviluppo progetti di design editoriale, alla consulenza in azienda per la comunicazione web e il marketing digitale e alla formazione nello stesso settore. In questo momento collabora inoltre come direttore a DoLab School, la scuola di formazione per i professionisti del digitale, a Roma. Per FiordiRisorse è responsabile del modulo in "Social Media e Cultura Digitale" del MUSTer. Lucana, classe 1984, InnAlumna, è laureata in Criminologia alla Facoltà di Scienze Politiche di Bologna e, a partire dall’analisi dell’inquinamento degli ecosistemi economici, ha iniziato ad occuparsi specificatamente di Economia dello Sviluppo & Management per l’Innovazione e la Produzione.
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  • luciano ardoino

    Ma cosa serve per mettersi in regola?… e prima, non era meglio provvedere dell’eventuale intesa con Airbnb a sburocratizzare e regolarizzare anche il settore alberghiero per…

    a) Andare in (ex) Provincia, ma sempre che li trovi di buon umore (tanti auguri), ed ecco che ti daranno dei moduli da compilare.

    Se non li trovi di buon umore, ripeti d’accapo il punto “a” fino a che non li trovi di buon umore.

    b) Compila tutti i campi e fai almeno 4 fotocopie di tutto, fanne 5 va, che non si sa mai.

    (Piccola parentesi: se il proprietario della casa sei tu, ok; se invece non sei tu, l’attività deve essere intestata al proprietario/i. Inoltre essendo un’attività in forma non imprenditoriale, ovviamente non ci può essere nessuno che ci lavori, se non il proprietario.)

    c) Armarsi di pazienza e presentati di nuovo in provincia con tutto compilato + foto di tutti gli ambienti stampate + visura catastale + planimetria + certificazione dell’impianto elettrico e del gas (ad alcuni prima hanno detto che era obbligatoria e poi non l’hanno chiesta… ma è meglio averla). E ricordarsi che tutto ciò deve essere fotocopiato per 4.

    d) In provincia ti metteranno un timbro per ogni copia (e una se la tengono).

    e) Una volta finito con la provincia, il resto è in discesa… si fa per dire, neh… anche perché il tutto, l’eventuale altra salita, dipende di nuovo dal loro “buon umore”.

    f) Vai in comune con le fotocopie rimanenti, e lì ti metteranno un altro timbro su tutto, trattenendo una fotocopia che ti fanno pagare una quota “per la cancelleria” e che dovrebbe aggirarsi sui circa 70 euro.

    g) Dovrebbero esser quindi rimaste due copie di tutto, e con quelle c’è da andare in questura.

    Ti faranno sedere e aspettare un po’, poi ti portano in un ufficio e ti spiegano per filo e per segno cosa devi fare… poi ti mandano via mail le credenziali per il portale alloggiati, timbrano le copie rimanenti, ne trattengono una e UFFICIALMENTE hai finito, nel senso che dal giorno dopo puoi ospitare.

    h) Vai negli uffici delle Risorse e ti danno le credenziali per accedere al loro sito, trattenendo una fotocopia di tutto… ti danno uno o più blocchi per le ricevute della tassa di soggiorno e finalmente hai finito tutto!

    Questo è ciò che devi fare prima per ottenere la concessione…

    Ora quello che devi fare per ogni guest:

    Chiedere documenti all’arrivo, fare foto, registrare sul portale alloggiati tutti gli ospiti che arrivano (vanno registrati il giorno stesso o al limite il giorno dopo entro le ore 11:00), sia che siano italiani, europei o marziani.

    In alternativa puoi comunicare le presenze in questura di persona o tramite fax.

    Tassa di soggiorno ASSOLUTAMENTE Sì!!! 1.50€ per persona a notte per un max di 5 notti (esenti bambini sotto i 12 anni, i residenti nel comune e altre categorie… etc. etc. )

    Ricevuta fiscale per l’importo di Airbnb sulla quale scrivere qualcosa tipo “soggiorno di XX notti per YY persone in appartamento. Pagamento ricevuto tramite Airbnb” e altra ricevuta per la tassa di soggiorno nel relativo blocco che ti lasciano i responsabili del portale.

    INFINE… ogni 5 del mese devi comunicare sul sito le quote della tassa di soggiorno (del mese precedente) e ogni 10 del mese devi fare il relativo pagamento.

    • Che meraviglia di commento, Luciano. Ho letto il tuo blog di “critiche costruttive sul turismo e sulla cultura” che segnali, e apprezzo molto le parole in cui sostieni che l’orgoglio del turismo italiano deriva, o dovrebbe derivare, da ben altre risorse (di tipo sociale, cultura e ambientale) piuttosto che dalla capacità di regolamentazione tra Pubblici e Privati, ad esempio come hanno fatto – sicuramente bene, al di là di tutto – Liguria e Airbnb per evitare speculazioni. Sembri esperto come un Host, ma di quelli seri e in regola, e puntiglioso come un giornalista. Grazie per il tuo contributo e per aver scelto di portarlo su queste pagine.

      • Luciano Ardoino

        Ciao Rosanna e grazie dei complimenti che rigiro a te… difficilmente commento in altri blog che trattano il turismo… anche perché non riesco mai a trovarci nulla di… vabbeh, s’è capito.

        Puntiglioso fino al punto che… (ved. link sotto), ma è solo un caso dei tanti e un esempio di come dovrebbero fare i cittadini italiani che amano questo settore e come in verità accade in altre nazioni a noi competitive sotto questo aspetto.
        Criticano ma nel frattempo suggeriscono soluzioni…
        P.S.: E grazie a te per ilt uo post

        http://tuttosbagliatotuttodarifare.blogspot.it/2016/09/e-mo-aspettiamo-la-risposta-dalla.html

  • luciano ardoino