Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Attenti al cervello quando dovete decidere

Le pause che aiutano
domande
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Uno due tre. Otto, nove e dieci. Ho imparato questa sequenza forse intorno ai 5 anni. Probabilmente non ero nemmeno consapevole del suo significato; la ripetevo perché mi piaceva la sonorità di questa cantilena con quel “e 10” pronunciato in maniera netta, definitiva. Poi il mio orizzonte matematico si è ampliato e nuove cantilene hanno arricchito il mio repertorio: dal rassicurante 2, 6, 8, 10 all’allegro seiperottoquarantotto sino allo scoglio del setteperottocinquantasei.
Mai avrei pensato che proprio quella sequenza sarebbe stata riscoperta come uno dei più importanti strumenti di management di questo primo scorcio di millennio.
Oggi scopro l’importanza del contare sino a dieci prima di prendere una decisione non dico importante, ma anche solo non-routinaria. E non sto parlando di un approccio zen ma proprio della necessità di prendersi il tempo di attivare il pezzo giusto del cervello.

Per esempio, prova a rispondere al volo, d’istinto, a questa domanda: si trova più a est Trieste o Napoli?
Hai risposto “Trieste”? Mi dispiace, risposta sbagliata, ma puoi sempre dare la colpa al tuo sistema Uno. Infatti a rispondere è stato lui, una sorta di gnomo che se avesse un indirizzo sarebbe piazza sistema limbico 1, la parte più antica ed animale del nostro cervello. È un sistema estremamente rapido ed efficiente che ci consente di essere velocissimi nella presa di decisioni. È veloce perché si basa sulle informazioni già in suo possesso. Un po’ come il tuo browser, che per essere più veloce scarica in memoria le pagine che visiti più spesso, così non perde tempo quando ne hai di nuovo bisogno. Ad esso si contrappone il sistema Due, residente molto lontano, nel quartiere della Corteccia prefrontale; zona nuova ma piena di gente noiosa, razionale e calcolatrice. Il sistema Due, quello che ci consente di ragionare prima di decidere, entra in funzione veramente di rado, perché usarlo costa molta fatica e molto tempo e, diciamolo francamente, il più delle volte non serve. Gli illusionisti, i truffatori e i professionisti della persuasione, sono consapevoli della difficoltà del sistema Due ad entrare in azione e cercano di farci prendere delle decisioni che ci appaiono ovvie e veloci e che quindi prendiamo fulmineamente. Così come ovvie e veloci ci possono apparire delle decisioni che prendiamo anche senza avere persuasori occulti intorno, eccetto noi stessi e la nostra fretta o i nostri automatismi. E qualche volta, dopo, ci rendiamo conto che se avessimo avuto la possibilità di pensarci, avremmo deciso in altro modo.
Ecco allora riscoperto il valore della pausa, intendendo questa come tempo dedicato ad analizzare razionalmente le informazioni sulla base delle quali dobbiamo prendere una decisione. La pausa diventa decisionale e, qualche volta, decisiva.

A me piace pensare a quattro tipi di pause:

Pausa De-bias – la pausa de-bias serve a verificare se nel decidere siamo influenzati da bias. I bias sono delle distorsioni sistematiche del nostro processo di raccolta ed elaborazione delle informazioni, come quelli in cui sei forse cascato prima con Napoli/ Trieste.

Pausa degelatinizzante – La pausa degelatinizzante è quella che ci fa uscire dalla viscosità mentale, ovvero da quel bizzarro fenomeno che ci capita quando cerchiamo di ricordare un nome ma ce ne viene in mente sempre un altro, sbagliato, che non sappiamo come cancellare.

Pausa creativa – Una pausa prima di prendere una decisione può essere considerata come un vero e proprio momento creativo, può aiutare a cercare punti di vista alternativi, a considerare nuovi approcci, a cambiare decisione sostanzialmente. Si differenzia dalla pausa degelatinizzante perché, rispetto ad essa, è proattiva e non reattiva; ovvero mentre la pausa degelatinizzante ha lo scopo di uscire da un blocco in cui ci siamo cacciati, la pausa creativa viene cercata prima di prendere una decisione, diventa una delle fasi implicite nel processo decisionale. Fa parte del gioco insomma.

Pausa Postale – L’esempio tipico di questo millennio è l’improvvisa consapevolezza di aver scritto una cavolata subito dopo aver cliccato su “invia”. Ma la mail è partita e un pensiero ci esplode in testa: “E adesso come faccio?”. Il fenomeno è così radicato che Google ha pensato di darci una mano: da qualche giorno è disponibile un nuovo servizio di Gmail che trattiene una mail inviata per ulteriori 30″ prima di inviarla. Non si sa mai, magari fai una pausa Postale e cambi idea.
1, 1, 2, 3, 5, 8, 12, 20, 32 (sì, anche questa sequenza serve a stimolare il tuo sistema Due).

Se poi la decisione da prendere è particolarmente difficile, se c’è qualcuno che ti mette troppa pressione, se sei bloccato in un vicolo cieco e contare sino a 10 non serve a molto, allora allunga la pausa e poi allungala ancora: secondo alcuni, solo i problemi veramente seri restano. Gli altri si stufano e se ne vanno.

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Autore
Incapace di specializzarsi in qualcosa, se oggi non fosse quasi considerata una parolaccia potrebbe essere definito poliedrico. Laureato in economia e commercio, master in general management, è formatore dal 1991 su tematiche di sviluppo manageriale. Dirige dalla sua nascita Spell srl (2001), società focalizzata sulla formazione e comunicazione interna. Ha contribuito a portare il teatro d'impresa in Italia, scrivendo e portando in scena diversi monologhi e scrivendo decine di sketch. Ha creato il sito no profit Videodimpresa.com per la condivisione della cultura manageriale. Grande appassionato di immagini in movimento è riuscito a farne un lavoro, creando Videodimpresa, divisione specializzata nella realizzazione di video di comunicazione aziendale. Ha pubblicato articoli e libri. Dal 2003 insegna a contratto Marketing Avanzato nel CPO dell'Università di Urbino. Il suo penultimo amore professionale è l'economia comportamentale della quale ha letto molto, ha scritto un monologo e un paio di articoli. Musicista autodidatta, si è sempre ben guardato dall'esibirsi in pubblico.
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