Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Cina: Made in Italy a portata di click

Con i 700 milioni di utenti stimati, entro la fine del 2015, le opportunità per i prodotti italiani nel più grande mercato asiatico crescono a dismisura
Cina:Made in Italy a portata di click
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A sentirne parlare da profani sembrano messaggi cifrati: B2B, C2C, B2C, B2B2C più di recente O2O. Nessun messaggio in codice, ma è il linguaggio del mondo digitale, che sta spopolando in Cina accanto a statistiche da capogiro e ritmi di crescita che non conoscono crisi.

Sono ben più di 640 milioni i frequent users cinesi, oltre la metà gli on line shoppers addicted dichiarati, 2 miliardi e 400 milioni le ore, che mediamente li vedono impegnati ad affollare la rete ogni giorno, generando transazioni che superano sfacciatamente i 360 miliardi di dollari americani.

Cifre destinate a crescere in modo inarrestabile e numeri che confermano senza dubbio il processo di occidentalizzazione commerciale di un Paese e di una società sempre più contesa fra tradizione e modernizzazione.

Senza confini e distinzioni di genere e classe sociale, il mondo digitale lascia così spazio a chiunque voglia esplorare nuovi orizzonti: dai nuovi ricchi, alla massa meno abbiente, immancabilmente munita di pc o mobile, passando per i chyuppies (i Chinese-yuppies, in rappresentanza della nuova classe media cinese), saziando qualunque voglia e curiosità.

Ricordo un certo sconcerto quando parlando del web, una ragazza di Shanghai, che avevo avuto occasione di conoscere, mi ha detto cosa ne pensasse lei: “Trascorro on line oltre 5 ore al giorno e compro di tutto! Il web colma ogni mia esigenza sia per quel che riguarda i prodotti, che per quanto riguarda la mia conoscenza”.

Non possiamo non chiederci allora “chi sono e cosa cercano i cinesi sul web?”

Ecco l’identikit di un on line surfer cinese, secondo quanto emerge dalle statistiche ufficiali rilasciate dal Chinese Internet Network Information Center: giovane dai 20 ai 38 anni, nel 70% dei casi residente nelle zone urbane, mediamente istruito e alla ricerca di momenti di svago e divertimento, informazioni, community & social networking, acquisti e siti di e-commerce.

Una nuova imperdibile opportunità dunque per i prodotti italiani?

Forse non imperdibile; una grande opportunità, più impegnativa di quanto possa immaginarsi, decisamente sì.
Uno degli aspetti meno confortanti è il dato normativo, che non include disposizioni a tutela dei traffici on line, sebbene gli organi di governo stiano lavorando con particolare impegno in questo senso. D’altra parte anche il nuovo codice del consumo e l’ultima normativa in materia di protezione marchi non sembrano aver troppo considerato, nell’ambito del quadro degli emendamenti a cui sono stati sottoposte le rispettive normative, il fenomeno del web e del commercio elettronico.

Nonostante tutto ciò possa in parte sorprendere, in realtà ricade nella quasi normalità per un Paese che non ha mai davvero confidato nello strumento legislativo per disciplinare la società, in cui è la validazione degli eventi a richiedere, eventualmente, l’intervento normativo su un determinato settore.

Questo non implica ovviamente che non vi siano possibilità per le imprese italiane di vendere i propri prodotti nel mercato cinese attraverso internet.
Ed è sempre il web ad indicare i nuovi trends e suggerire verso quali direzioni muoversi.

A distanza di quasi due anni dal lancio in Taobao del primo organic food channel (agri.taobao.com) in cui tutto è rigorosamente Bio, Green & Eco-friendly, magnete attrattivo non indifferente, fra le altre, per le aziende del settore food & beverage italiane, il gruppo China’s JD (京东 JD.com), ha appena iniziato la sfida con Alibaba (gruppo al quale afferisce Taobao) rispondendo a colpi di international brands.

Taobao (淘宝网), TMall (天猫,anch’essa ‘figlia’ del gruppo Alibaba) ed altre, fino a ieri erano le piattaforme più conosciute; le strade più immediate e meno insidiose per gli investitori stranieri in cui è possibile avviare il proprio negozio virtuale mantenendo un contatto diretto col consumatore, secondo lo schema del C2C o B2C. Unica pecca, il rischio di confondersi e non emergere, di non arrivare davvero al consumatore cinese, perdendosi -inevitabilmente!- fra gli 800 milioni di prodotti a meno che non si investa, per cifre altissime, in banner pubblicitari e marketing interno.

Tuttavia, entrambe conosciutissime fra i consumatori cinesi per la vasta gamma di prodotti accolti, dall’ultima novità in fatto di stile fino ad arrivare a prodotti alimentari, con una quota di mercato pari all’80% e traffici di vendite del calibro di 50 mila prodotti per minuto, potrebbero essere scalzate improvvisamente con l’arrivo della nuova piattaforma esclusivamente dedicata a prodotti e marchi internazionali.

Il gruppo China’s JD intende offrire alle aziende straniere la possibilità di vendere nel mercato cinese, senza essere in Cina, attraverso una nuova piattaforma, la JD Worldwide, com’è stata ufficialmente battezzata, che fungerà da polo di riferimento per gli on line shoppers cinesi, alla ricerca di prodotti rigorosamente internazionali e stranieri.

A distanza di pochissimi giorni dal lancio ufficiale, ospita già 450 negozi on line accogliendo oltre 150mila prodotti e oltre 1200 brands: australiani, francesi, tedeschi, giapponesi.
Un’opportunità senza dubbio non indifferente per i prodotti stranieri, fra i quali il Made in Italy potrebbe far da padrone e recitare un ruolo da assoluto protagonista, sfruttando il traino promozionale dell’Expo.

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Autore
Scopre la Cina e se ne innamora follemente nel 2005 al punto da decidere di specializzarsi sul mercato della più grande potenza asiatica. Concluso il suo percorso accademico, con una tesi in diritto commerciale cinese che ben presto diventa la sua prima monografia, ottiene un Ph.D. in diritto della Repubblica Popolare Cinese. E’ stata relatrice in conferenze nazionali ed internazionali su temi relativi agli investimenti da e verso il Paese del Dragone. Vive e lavora come avvocato d’affari tra Italia e Cina ed insegna Chinese Commercial Law e lessico giuridico cinese presso l’Istituto Confucio e, nell’ambito del corso di laurea in International Relations, presso l’Università di Macerata. Parla cinese mandarino e si occupa della traduzione delle principali leggi in materia commerciale.
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