Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Citofoni e reception

Trasformare i condomini in aziende
Citofoni e reception
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A Milano abito in un condominio. Nella mia vita ho abitato sempre in un condominio. Lavorando prima come aziendalista, poi come consulente aziendale ora come #nomadInnovator ho sempre frequentato un altro tipo di ecosistema: le sedi delle aziende.
In una recente lezione di Innovation Management che ho tenuto in Master di una Business School ho affrontato il tema dell’Innovation Loci. Tema molto studiato negli USA con il nome di “Loci of Innovation” ovvero l’analisi delle caratteristiche dei contesti fisici e virtuali che generano innovazione. In sintesi, i contenuti di queste analisi, testimoniano che l’innovazione ha bisogno di un luogo fisico e di uno virtuale dove concentrare persone e mezzi su due temi: la destrutturazione dei task dei gruppi di lavoro e la distribuzione delle competenze individuali (ne parleremo in un prossimo articolo).

Sulla base di queste premesse ho proposto ai partecipanti del Master un gioco divertente.
Ho detto loro “proviamo ad immaginare che i condomini dove abitiamo siano strutturati come sono strutturate le aziende che tutti noi frequentiamo”. Ecco i risultati del lavoro.

Ai piani alti, gli ultimi due, abbiamo collocato tutti i nonni del palazzo, i quali, essendo in numero ridotto hanno gli alloggi più grandi e godono del panorama della città. Nei due piani inferiori, tutti i papà senior che animano e partecipano con passione alle assemblee di condominio. Abbiamo con grande realismo constatato che nonostante le nonne e le mamme abbiano l’aspettativa di vita più lunga, in questi piani alti, la loro presenza è più che ridotta. Personalmente ho condotto progetti con i livelli dirigenziali di molte aziende italiane e la scarsa presenza, eufemismo, di dirigenti donne è disarmante. Immediatamente sotto troviamo i piani in cui abitano gli uomini e le donne della generazione X che si auto organizzano in gruppi di persone sposate e gruppi di single che i partecipanti hanno chiamato Melrose Place. Proseguendo verso il piano terra abbiamo i piani popolati dai Bamboccioni. Ne abbiamo individuati due profili in termini aziendali: i volere ma non posso, e i posso ma non voglio. Con ampia analisi delle dinamiche aziendali. Scendendo ancora ecco il piano dei talenti, soprannominato il piano Erasmus, i giovani e le giovani del palazzo in cui si investe in formazione d’élite ed esperienziale. Infine tutti i piani popolati dagli abitanti in formazione finanziata obbligatoria, i bambini che vanno a scuola. La portineria che svolge i servizi di faciliti management e nei condomini più strutturati addirittura la mensa e la palestra condominiale.

A conclusione del divertente esercizio un partecipante ha chiesto “e l’IT? L’IT dove lo mettiamo?”. La risposta è stata unanime: “nella dependance o in un edificio distaccato”.
Come tutti gli esercizi condotti con il sorriso, anche questo nasconde molte verità.
Ho fatto quindi alcuni pensieri sul suo risultato confrontato con le mie esperienze di analisi e ricerche proprio sull’Innovation Loci, studiando e visitando le comunità innovative, incubatori e acceleratori d’impresa, e le sedi delle aziende che noi tutti consideriamo innovative. E la conclusione è stata immediata. In queste realtà si impara che le persone coltivano l’eterogeneità, esaltano la cultura del confronto, supportano le passione delle persone e incentivano l’incontro. Praticamente quello che si fa in ogni famiglia in ogni condominio. Si sta insieme, si cena tutti insieme e ci si racconta le esperienze del giorno, i senior giocano con gli junior e soprattutto ci sono poltrone e divani dove dedicarsi alle proprie passioni.

In questi Innovation Loci le caratteristiche delle dinamiche tra le persone sono supportate da scelte logistiche ed architetturali che sono pensate e costruite per favorire queste dinamiche.
Faccio un esempio, ma è solo uno. La sede a San Francisco dell’azienda Square, il device per il pagamenti, fondata da Jack Dorsey, fondatore di Twitter, ha le seguenti caratteristiche. Al suo interno ci sono sedute e postazioni di lavoro di diverso tipo (sedie, poltrone, salottini, divanetti) in modo che ciascun dipendente possa scegliere. Tutti hanno un posto ma nessuno ha un ufficio! Compreso Jack Dorsey. Si lavora in un unico spazio comune in cui tutti possono lavorare con tutti. Tutto un lato dell’edificio presenta finestre alte come muri, tutte le postazioni vicino alle finestre sono libere non assegnate in modo che tutti possano avere l’ufficio con vista. Tutti i corridoi di collegamento tra gli uffici sono stati costruiti come viali, chiamati Boulevard, in cui le persone sono incoraggiate a fare riunioni camminando o usufruendo delle Cabanas, isole di salottini disseminati nei corridoi. Esistono poche sale riunioni dedicate solo ai colloqui di lavoro. Un’area della sede si chiama Family Kitchen, indovinate perché. Un’altra area della sede è dedicata all’IT, strutturata come un Genius Bar di Apple, in pratica è un grande help desk dell’IT.

Quando una risorsa dell’IT è presente nell’area ed è piedi dietro la scrivania, i dipendenti di Square sanno che possono interpellarli con le loro richieste. Le scrivanie di questo spazio sono state create sulla base dei feedback dei dipendenti IT che spesso, stando seduti alle loro scrivanie, venivano interrotti dai colleghi mentre erano impegnati nei loro progetti. L’help desk consente di sapere a tutti chi è disponibile ad aiutare e permette a chi è già occupato di concentrarsi sul proprio lavoro. Tralascio di raccontarvi della caffetteria, della biblioteca e degli altri spazi comuni. Vi dico solo che tutti devono utilizzare per i pagamenti il device Square nelle diverse versioni, praticamente un grande panel of customer interno nella perfetta logica dei Beta Tester e che poi Square rimborsa le spese della colazione e della cena, il pranzo è gratis, addebitando ai dipendenti solo le tasse.

L’esercizio di trasformare i condomini in aziende è divertente ma non auspicabile. L’esigenza di iniziare a concepire le aziende come uno spazio di confronto a supporto di dinamiche che ne favoriscano la crescita dello spirito critico e della distruzione dei paradigmi per evitare l’inerzia quotidiana è una necessità.

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Autore
Nomade dell'Innovazione, neotenico ed emigrato da Torino a Milano. Ora Partner di Bip. e Managing Director di Ars et Inventio, appassionato di Corporate Innovation e Corporate Creativity. E’ coordinatore scientifico del Master Innovation Management e del Master di Design Management presso la Business School of Il Sole 24 Ore. Docente nelle aree di strategia, marketing e innovazione in Italia ed all’estero. Public speaker in occasione di eventi nazionali ed internazionali sui temi dell’Innovazione, della creatività e delle Exponential Organization. Il suo Blog “Atteggiamento Zen” è il suo esercizio zen preferito con quello di temperare le matite.
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