Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Con il FOIA la Pubblica Amministrazione si aggiorna per evitare la corruzione

Il bisogno di rinnovamento è imposto dal modello di sostenibilià del Paese: intervista a Federico Anghelé, consulente politico e campaign strategist
La Pubblica amministrazione si aggiorna al XXI secolo
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La Pubblica Amministrazione cambia l’impianto delle regole per aggiornarlo al XXI secolo. I vecchi metodi che hanno condizionato l’Italia per più di cinquant’anni vengono accantonati definitivamente. Nuova linfa nelle stanze dei palazzi dell’amministrazione italiana, dove si aprono scenari economici con paradigmi completamente stravolti, sicuramente più vicini alle imprese e ai cittadini. C’è bisogno di rinnovare perché si impone un nuovo modello di business nel Paese, che deve rispondere alle esigenze di una crescente globalizzazione economica.

Valorizzare le eccellenze della Pubblica Amministrazione è un dovere da adempiere, ma l’Italia deve avere il coraggio di cambiare le vecchie pratiche per puntare sulla digitalizzazione.
Le riforme studiate e messe in campo dal Governo guidato dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sono certamente ambiziose, come recentemente sottolineato anche dal Fondo Monetario Internazionale. La basilare azione per incidere con tempestività nella nuova architettura dello Stato è solo nella costanza di seguire, a piccoli passi, l’opportuna attuazione del cambiamento, mediante adeguati decreti attuativi in grado di applicare definitivamente le nuove norme.
La spinta propulsiva verso una nuova visione dello Stato, proprio a seguito del drastico cambio di paradigma economico, diventa necessaria per aggiornare i vecchi metodi. Le novità portano sempre scompiglio quando vengono introdotte ma è sempre utile cambiare costantemente per seguire il corso del nuovo tempo.

La trasparenza nei procedimenti della Pubblica Amministrazione sembra essere il punto fondamentale della riforma scritta dal Ministro Marianna Madia. C’è la convinzione che le rendite di posizione, conquistate nel passato,  possano diventare un vero ostacolo al cambiamento. Dove il burocrate riesce ad avere un ampio potere è più semplice alimentare la corruzione.
Questa condotta di vita, applicata sapientemente dalla Pubblica Amministrazione nel recente passato, deve cambiare radicalmente per fare spazio a nuove forme organizzative dello Stato, decisamente più snelle e meno debordanti della vecchia amministrazione statale.

Per approfondire: cos’è il Freedom of Information Act

Il “Freedom of Information Act” è il diritto di accesso all’informazione regolato da norme conosciute internazionalmente come “Freedom of Information Acts” (FOIA). Con questa normativa la Pubblica Amministrazione ha precisi obblighi di informazione, pubblicazione e trasparenza e i cittadini hanno diritto di chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni che non contrastino con la sicurezza nazionale o con la privacy.
La trasparenza degli atti nella Pubblica Amministrazione può ostacolare fortemente il dilagare continuo della corruzione che distrugge l’economia italiana.

Secondo il recente sondaggio dell’Eurobarometro, l’indice di Transparency International, il Forum economico mondiale sulla competitività 2014-2015 (che ha collocato l’Italia al 102º posto su 144 paesi in base agli indicatori relativi all’etica e alla corruzione) e la valutazione negativa dell’Anac sui Piani di Prevenzione della corruzione elaborati dalle varie amministrazioni, l’Unione Europea afferma senza timidezze che la maggior parte dei problemi dell’Italia in termini di lotta alla corruzione sono rimasti uguali dal 2014 ad oggi.

Il contenuto del Decreto sulla Trasparenza è stato migliorato dal punto di vita normativo. Questo obiettivo raggiunto è stato possibile dalle pressioni della società civile; il Parlamento e il Governo hanno preso in considerazione le osservazioni di “Riparte il futuro” contribuendo a migliorare il contenuto del testo normativo. Scendiamo nel dettaglio. Il documento recepisce gran parte dei punti irrinunciabili proposti dai firmatari, risolvendo molte delle criticità presenti nella versione preliminare dello scorso 20 gennaio 2016.

È utile ricordare alcuni passaggi fondamentali da non sottovalutare: l’eliminazione del “silenzio-diniego”, che avrebbe sollevato le amministrazioni dall’obbligo di motivare il rifiuto all’accesso; l’eliminazione dell’obbligo per i richiedenti di identificare “chiaramente” i documenti oggetto dell’istanza di accesso; il riconoscimento della gratuità dell’accesso in formato elettronico e cartaceo, limitando il rimborso ai costi documentati per “riproduzione su supporti materiali”; l’introduzione di rimedi stragiudiziali, gratuiti e veloci, per i casi di mancata o negativa risposta; la previsione di linee guida operative che orienteranno le amministrazioni in un’omogenea e rigorosa applicazione delle nuove norme.

Colpisce, in particolare, l’assenza di sanzioni chiare e rigorose per i casi di illegittimo diniego di accesso (che pure la legge delega aveva previsto) e preoccupano l’eliminazione di alcuni obblighi di pubblicazione previsti dalla legge 33/2013 e la formulazione delle eccezioni ancora troppo generiche. Queste limitazioni si prestano ad essere alibi per le amministrazioni che non hanno voglia di fare vera trasparenza.
Nella delicata fase dell’attuazione, Foia4Italy attende di essere consultata, come promesso dal Ministro Madia, per quanto riguarda la stesura delle linee operative ANAC, il monitoraggio dell’applicazione della norma, la strategia di comunicazione per la comprensione dello strumento presso la cittadinanza e la Pubblica Amministrazione e la definizione di un processo partecipativo che sia da riferimento per tutti i decreti legislativi della riforma della Pubblica Amministrazione.

Con il Decreto Trasparenza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 maggio 2016, l’accesso alle informazioni della Pubblica Amministrazione è finalmente riconosciuto anche in Italia come diritto di cittadinanza, in linea con quanto avviene in oltre 90 Paesi al mondo.
Il nuovo modello di trasparenza da adottare nella Pubblica Amministrazione è la conquista voluta con determinazione da “Riparte il futuro”, realtà sociale facente parte della coalizione Foia4Italy, composta da più di 30 associazioni.
C’è stata una forte richiesta di correggere immediatamente la norma per evitare preoccupanti problemi che possono investire l’economia e i cittadini. La campagna realizzata per modificare il testo della legge prosegue senza sosta per correggere ancora alcuni aspetti.

A intervenire sull’argomento è Federico Anghelé, mezzo analista, mezzo attivista. Dopo un dottorato in storia politica e progetti di ricerca all’Università decide di passare all’azione: per “Riparte il futuro” si occupa di relazioni istituzionali e di campagne in Italia e in Europa. È particolarmente fiero di essersi battuto per introdurre anche in Italia il Freedom of Information Act. «Siamo convinti che la trasparenza possa migliorare la vita dei cittadini italiani e possa agevolare le imprese – commenta – contribuendo a snellire le procedure e a renderle più chiare. Soprattutto la trasparenza è la principale cura al problema endemico della corruzione. Rendere possibile a tutti i cittadini di accedere ai dati della Pubblica Amministrazione significa garantire loro un controllo di ciò che fa chi amministra, di come spende i soldi, di quali scelte compie».

Sulla norma “Riparte il futuro” ha avanzato diverse critiche. Cosa dovrebbe essere cambiato?

«La bozza di decreto che il Governo aveva presentato il 20 gennaio 2016 aveva lacune notevoli che abbiamo subito denunciato proponendo modifiche sostanziali. Siamo convinti di aver fatto un buon lavoro: è soprattutto grazie alla pressione esercitata da Foia4Italy se il testo adesso è notevolmente migliorato. A riconoscerlo è stata anche la Madia: le quasi 90.000 firme hanno contribuito a far ascoltare le nostre istanze. Sebbene l’Italia possa finalmente contare su un Freedom of Information Act, non mancano ancora criticità che speriamo vengano risolte nei prossimi mesi: in primis, l’eccessivo numero e la genericità delle eccezioni, che sono le materie sulle quali non è possibile accedere ai dati detenuti dalla Pubblica Amministrazione. Su questo aspetto è previsto un intervento di Anac e speriamo la società civile venga coinvolta come promesso dal Governo. È ingiustificabile, inoltre, che non siano state previste sanzioni per quelle amministrazioni che rifiutassero di fornire la documentazione richiesta senza alcuna motivazione».

Negli altri Paesi europei qual è la situazione nel comparto della Pubblica Amministrazione?

«Basti dire che negli Stati Uniti il Freedom of Information act esiste dal 1966 e oltre 90 Paesi lo hanno introdotto da anni, per capire quanto sia forte il ritardo dell’Italia su questi temi. Non è un caso se l’eccessiva discrezionalità della Pubblica Amministrazione relega il nostro Paese in fondo alle classifiche europee in materia di investimenti stranieri, di interpretabilità delle norme, di tempi della burocrazia».

La riforma italiana dove registra benefici per il Paese e dove andrebbe modificata subito? L’impianto è buono oppure serve una maggiore incisività nel produrre cambiamenti sostanziali?

«Nonostante i limiti individuati, il percorso di formazione di questa legge è stato condiviso con organismi della società civile, rappresentanti di un consenso largo. Oggi possiamo dire che i cittadini hanno un diritto in più e si apre una seconda fase: dobbiamo vigilare sulla corretta applicazione di questa legge e aggiustare il tiro del legislatore individuando falle e limiti esecutivi. Ma, soprattutto, dobbiamo educare i cittadini a usare strumenti come il FOIA, che possono diventare potentissimi non solo per vigilare sull’attività della Pubblica Amministrazione e per prevenire malaffare e corruzione, ma possono contribuire allo sviluppo del Paese. L’enorme numero di dati che potrebbero dischiudersi con l’accesso generalizzato potrebbero dare avvio a start up che, avvalendosi di quei dati, contribuirebbero a migliorare la qualità della vita di tutta la comunità».

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Autore
Giornalista professionista, ha collaborato con diversi giornali nazionali tra i quali Paese Sera, Qui Roma, supplemento di cronaca romana de La Stampa; Plein Air, mensile di turismo; I Viaggi, supplemento de La Repubblica; Traveller, mensile della Condé Nast; Tuttolibri, supplemento de La Stampa; Famiglia Cristiana, Jesus. Crede nel turismo e nella cultura dei luoghi per riscoprire l'identità di una popolazione. È coautore de La fuga di Hamir, storia di un rifugiato politico, Libellula Edizioni 2012 e autore di Scrivere da giornalista, Libellula Edizioni 2012 e Sulla strada dell'enoturismo, Alter ego edizioni 2015. È interessato alle questioni sociali ed economiche rivolgendo una costante attenzione alla scommessa del XXI secolo: un maggiore incontro tra i popoli per una consapevole condivisione del pianeta. Che può tramutarsi in una grande ricchezza culturale ed economica.
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