Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Costruire valore in azienda tra gossip vintage e nuove tecnologie

Cogliere l'opportunità offerta dalla comunicazione informale per costruire le community aziendali
Costruire valore in azienda tra gossip vintage e nuove tecnologie
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Vale la pena chiedersi che fine farà il circuito sotterraneo delle informazioni in azienda. Voci che ci davano notizie, avvisi, ma anche tutti quei feedback di opinione che permettono sia di avere informazioni, sia di leggere gli umori – o, come si direbbe oggi, il sentiment – della comunità aziendale di fronte all’avanzata delle nuove tecnologie della comunicazione.

Dai gruppi di comunicazione informale alla community aziendale

Volendo fare un parallelo con il “gossip vintage” che si sviluppava attorno alla “macchina del caffè”, pilastro della comunicazione informale in azienda, oggi parliamo di talpe, pettegoli, marketers e networkers dell’era digitale. Tutte quelle voci incontrollate di corridoio che nascevano più o meno spontaneamente tra i dipendenti e che, passando di bocca in bocca, attraversavano fulmineamente la comunità aziendale pervadendo il network sociale interno delle aziende, oggi sono per lo più soppiantate, affiancate e amplificate dalle nuove forme di comunicazione come sms, Whatsapp, Messenger, Skype o altre forme di chat sui canali social.
Basta un click, non occorre alzarsi e spostarsi, è sufficiente digitare qualche parola nello slang della community per lanciare l’informazione, l’idea o il commento in rete.

Voci che, nella loro razionale verosimiglianza, racchiudono quasi sempre la materializzazione e l’esternazione di situazioni di ansia e di incertezza che preoccupano i dipendenti e i collaboratori: modifiche organizzative, cambi al vertice, spostamenti di equilibri consolidati, tagli o sostituzioni di personale, acquisizioni e fusioni, apertura o chiusura di filiali, fino alla dettagliata diffusione di piani aziendali, ma anche informazioni e notizie su situazioni particolari di clienti e fornitori.

L’effetto emotivo sulla comunità aziendale è la minore focalizzazione sul lavoro che si riflette in bassa produttività operativa, perdita di fiducia nei confronti dell’organizzazione, fino ad arrivare, nel peggiore dei casi, ad una diffusione incontrollata di pseudo-informazioni particolarmente sensibili capaci di ledere e compromettere l’immagine o la reputazione aziendale sul mercato esterno.

Secondo le ultime indagini Gallup (ottobre 2015), le aziende con persone fortemente coinvolte, impegnate, appassionate e creative hanno risultati che superano quelli dei loro concorrenti (+147 % dell’utile per azione) e realizzano, statisticamente:

  • 41 % in meno di difetti di qualità;
  • 48 % in meno di incidenti di sicurezza e sul lavoro;
  • 28 % in meno di rientro prodotti
  • 37 % in meno di assenteismo

Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston ha condotto un’indagine su 2.600 dipendenti IBM, monitorando il loro traffico eMail e mettendolo in relazione al successo economico della loro azienda.

Più concretamente, gli impiegati che hanno stretti rapporti con i propri capi e colleghi attraverso la comunicazione elettronica generano, per IBM, un fatturato superiore a quelli con relazioni elettroniche più deboli (è stato calcolato un valore di fatturato medio generato di 948 dollari per ogni e-mail).
Ma quanto tempo dedicano i top manager delle aziende alla comunicazione interna? Mediamente non più del 15-20% del loro tempo.

Il vero rischio è il solo stare a guardare, non decidere di sperimentare percorsi di comunicazione paralleli a quelli tradizionali e con una modalità intuitiva di comunicazione che aggreghi opinioni, valori e produca a sua volta valore.

Guardiamo ai dati: la popolazione connessa su reti sociali rappresenta il 75% della popolazione italiana. 7,5 utenti su 10 dichiarano di utilizzare e aggiornare settimanalmente almeno due piattaforme social (Facebook, Instagram, Twitter, Linkedin, Pinterest). Il tempo medio di connessione in internet con dispositivi mobili, come smartphone e tablet, è oggi di 1hora e 59 minuti al giorno in Europa.

Aggiungiamo che, essere internazionali vuol dire rispondere continuamente a diversi fusi orari, sabato e domenica compresi, dal mattino fino a sera.

L’azienda come rete sociale

Questa progressiva evoluzione del nostro modo di comunicare e di connetterci con altre persone, aziende e servizi non è una prerogativa dei soli Paesi occidentali, ma riguarda il mondo intero. Ognuno, individualmente, nella sua rete sociale rappresenta l’azienda. Parlando di sé parla dell’azienda e crea una rete con più continuità e determinazione rispetto ad altre opportunità formali in cui i dipendenti rappresentano, in modo più tradizionale, il luogo in cui lavorano.

Questa visibilità può essere utile per il business, perché serve a sviluppare memoria organizzativa condivisa e sviluppo innovativo.
Tuttavia un’organizzazione che abbia optato per una nuova via della comunicazione interna utilizzando le piattaforme di social networking non può improvvisare, deve saper progettare come sarà il suo percorso di trasformazione social, i contenuti e il modello organizzativo.

Non è sufficiente individuare un percorso di employer branding perché stiamo cercando di mettere in vetrina come lavoriamo, che azienda siamo, come vogliamo essere competitivi.

Serve sperimentare la logica dell’apprendimento cooperativo, individuando una comunità pratica e informale che metta in comune conoscenze, competenze e valori, prassi, strumenti ed esperienze quotidiane. Assorbirà molto del nostro tempo ma servirà a dare l’esempio e catalizzare l’attenzione.
Per le aziende, l’opportunità è abituare il dipendente a ricevere feedback e a partecipare attivamente alla community; è un allenamento per misurare le singole abilità e la disponibilità a mettersi in connessione con gli altri, confrontarsi imparando velocemente attraverso la condivisione.

La community può trasformarsi in un forum in cui le osservazioni attive diventano moltiplicatori di un potenziale di capacità che si auto-rigenerano continuamente, quasi come l’effetto di sovralimentazione e di sovrapotenza che un turbocompressore dà a un motore endotermico (effetto “turbocharger”).

La community sempre connessa crea nuove domande e fa guardare con occhi diversi il potenziale della comunicazione.
Tutto questo permette di trasformare e comunicare la pagina di “about us” non solo ai primi livelli, quindi alle figure chiave dell’organizzazione, ma anche a tutta l’azienda.

Ricercare una strategia idonea di comunicazione interna per una impresa sempre più connessa ci rende consapevoli di noi stessi e degli altri; dunque non può che essere un’ azione attiva e una scelta di fondo da percorrere con determinazione, come ogni opportunità vera quando si parla di business.

Dal personal brand alla brand awareness

Se ognuno di noi potesse rivestire il ruolo di Brand Ambassador per la posizione ricoperta in azienda, quale catalizzatore di effetti positivi potrebbe essere? Sarebbe il primo passo verso la viralità diffusa e sentita.

La ricetta è semplice: mettere insieme contenuti e visione e comunicare come può essere attore e protagonista chi produce un’azione di ritorno. Il benefit per l’azienda è la maggiore visibilità, la fiducia, la cura dell’immagine di sè e dei dipendenti. La tecnologia ci viene incontro e amplifica orizzonti interni ed esterni.

Aziende con dipendenti motivati e fedeli incoraggiano all’autonomia e alla comunicazione, sono luoghi di lavoro in cui la fiducia si percepisce. Avvertire il senso di responsabilità significa che i dipendenti metabolizzano che stanno lavorando per se stessi e non solo per l’azienda, in una comunità digitale e analogica, dando così una chiave di interpretazione per accrescere la motivazione e l’impegno personali a supporto degli obiettivi dell’azienda.

Per i responsabili HR tutto ciò è importante per attrarre i talenti e trattenerli, coinvolgerli nel decision making e assumere la responsabilità degli eventi; per i responsabili R&D diventa uno strumento per raccogliere informazioni dai clienti e fornitori, ma anche per fornire, in via biunivoca, informazioni di ritorno a stakeholders fondamentali. Per le funzioni di Marketing, la community proattiva diventa elemento di supporto nel sostenere l’affidabilità, la trasparenza e la diffusione del brand e dei messaggi aziendali positivi. Per i responsabili IT una proposta tecnologica da integrare con i sistemi dell’azienda e da monitorare costantemente.

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Autore
Dopo una Laurea in Economia Aziendale a Parma, a 25 anni entra nel Gruppo Fiat Industrial (CNH) e fin da subito assume responsabilità crescenti che le permettono, in appena 11 anni, di costruire un importante e brillante profilo nel Corporate Control. Quest'attività l'ha direttamente coinvolta nell'area Industrial Operations, in tutte le sue funzioni: oltre che nel Finance, dal Commerciale al Marketing. Le sue esperienze di Management sono poi maturate in un contesto internazionale di alta dinamicità strutturale interna ed esterna, sempre raggiungendo gli obiettivi prefissati. Giunge alla posizione di alto vertice dopo un'intensa attività di Consulenza Direzionale (7 anni) per aziende medio grandi a supporto dell'AD occupandosi in maniera trasversale dell'organizzazione di funzioni aziendali chiave in aziende come Sit La Precisa Spa, Gruppo Favini Spa, Ceramiche Dolomite. Amministratore Delegato del settore metalmeccanico (F.lli Ventilatori Ferrari Spa, Ideal Srl, 8 anni), aziende leader del settore con tasso di export superiore al 60% ha diretto progetti di localizzazione in Romania, India e Cina. Membro del Consiglio Nazionale ADACI. Docente CUOA, collabora con le Università di Padova, Bicocca, Unicat e Confindustria Vicenza.
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