Cultura low cost, più valore con meno soldi

Informarsi su spese e investimenti significa migliorarne la qualità: così il low cost può aiutare la crescita

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Il termine “low cost” mi fa venire in mente Ryanair, che in vent’anni O’Leary ha portato a essere il primo vettore europeo.

Low cost, sinonimo di prezzo basso. Come nella moda, dove il mercato si sta polarizzando tra il lusso da una parte e le catene a basso costo dall’altra. Come nel mondo finanziario, dove si vede l’aumento dell’offerta di gestione e consulenza finanziaria tramite algoritmi, i cosiddetti Robo-Advisors, che costano poco e offrono una gestione patrimoniale anche a chi non ha grandi patrimoni. Come nel turismo, con riduzioni, gratuità e agevolazioni per viaggiare. Come nella cultura, dove i media, i social network, la crescita esponenziale di Internet, l’evoluzione dei pc (basta pensare che il prezioso calcolatore che guidava le missioni Apollo cinquant’anni fa ha la stessa capacità di calcolo del chip di un odierno biglietto di auguri musicale) rendono possibile e più semplice conoscere, informarsi, crescere.

Cultura low cost

Però “cultura low cost” stride un poco, se si analizza il problema dell’esplosione del debito contratto dagli studenti (soprattutto negli USA) per frequentare le costose università, che si barcamenano nel delicato equilibrio tra il non essere troppo estranee alle logiche di mercato e il non essere troppo legate alla sua domanda, rischiando così di non riuscire a intercettare i futuri trend.

Cultura low cost e mercati finanziari, in Italia, vuol dire anche Mifid II, la direttiva europea sui servizi finanziari entrata in vigore il 3 gennaio 2018. Lo scopo della direttiva è accrescere la tutela per chi investe, aumentando le informazioni disponibili per ottenere maggiore trasparenza ed efficacia degli strumenti finanziari, nonché una sensibile riduzione dei costi e delle asimmetrie informative.

Un aiuto low cost alla cultura finanziaria potrebbe venire dalla scuola, dove sarebbe più che utile parlare di economia e di finanza comportamentale – cioè dei fattori psicologici, personali e interpersonali, che ci influenzano in decisioni e scelte di investimento. Perché cultura low cost e mercato non c’entrano nulla con l’aprire un conto corrente dove costa meno (e a breve arriveranno anche le offerte di Google, Facebook, Amazon). Alzare l’asticella di consapevolezza e trasparenza vuol dire anche canalizzare il risparmio verso investimenti produttivi, seppur più volatili, riducendo la quota parcheggiata passivamente negli strumenti finanziari di debito e cercando così di invertirne il trend vizioso. Basta pensare all’andamento del debito pubblico italiano.

Cultura low cost e mercato vogliono dire anche avvicinare il denaro accantonato al tessuto produttivo, forse anche disintermediando le banche. Perché un conto è il risparmio, inteso come acumulo generico e non finalizzato, un altro è l’investimento, che presuppone una proiezione nel tempo e l’individuazione di una finalità d’uso per quanto si mette da parte.

Low cost come catena corta nelle decisioni che prendiamo, low cost nel tempo che dedichiamo alla ricerca delle informazioni. Low cost nello stile della comunicazione, nelle mail che inviamo ai colleghi e ai capi.

Low cost nei modelli di customer satisfaction: quelli del lusso sono sempre più simili a quelli del retail. Shop e servizi di diversi brand dello stesso gruppo hanno la medesima struttura portante, ma in tutta la catena di efficienza e ricerca del low cost ad alta qualità l’unico discrimine rimangono le competenze dei lavoratori, che low cost non possono essere.

Un nuovo rapporto tra prezzo e qualità

Low cost, non low quality. Anzi, il rapporto tra la qualità e la spesa sostenuta è aumentato. Una Ferrari 250GTO nel 1964 costava 3.300.000 lire; quanto un appartamento di 300mq in piazza Duomo a Milano. Oggi, invece, una Ferrari 488 Scuderia costa circa 300.000 €.

Cultura low cost è il flusso delle idee, il trasporto delle esperienze, la permeabilità delle frontiere, lo scambio dei beni in tutto il mondo. È l’incontro della gente, e di conseguenza delle culture. Il tutto dentro un mercato dei beni e dei capitali che si sviluppa tra contraddizioni di vincoli e bisogno di libertà, tra monete nazionali e Bitcoin, tra i libri mastri delle banche, le pubbliche amministrazioni, gli enti centrali e la decentralizzazione della blockchain.

Intelligenza artificiale, robotica, nuove reti veloci, big data ed energia pulita sono alcuni dei megatrend che condizioneranno le nostre vite, modificando in profondità la società e il panorama competitivo nel quale operano le imprese. A differenza delle IA, solo la consulenza di taglio umano potrà avere la capacità di comprendere fino in fondo le reali esigenze di risparmiatori e investitori, aiutando a sviluppare la cultura low cost in modo sano e produttivo.

 

Photo by Unsplash

Dopo 12 anni di esperienza in banca, entra in Fideuram nel 1998 per crescere professionalmente ed essere sempre più vicino ai clienti nella gestione dei loro investimenti, patrimonio, esigenze. Con l’ausilio di due collaboratori, condividendo esperienze e idee con altri colleghi, frequentando percorsi formativi e seminari, fornisce consigli e raccomandazioni di investimento offrendo un’appropriata consulenza anche su altri servizi che spaziano dalla previdenza all’immobiliare fino a tematiche aziendali e tutela patrimoniale. Forte la propensione al networking. [ Guarda tutti gli articoli ]

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