Quindicinale n.43, 14 febbraio 2017

Cupido tira frecce al turismo

Se l'Italia usasse la strategia dell'amore tutto l'anno, qualcosa cambierebbe?
San Valentino tira frecce e turismo
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“New York – San Valentino Shock!” Così recita il titolo di una mail di un noto tour operator.

Nulla di anomalo tranne la datazione della stessa: 8 ottobre 2016.

“E se anche i single si godessero San Valentino?” Questa è invece la domanda che si pone Meetic raccontando del suo evento Rendez-vous Erotic a Milano per il giorno di San Valentino. Notizia del 21 dicembre 2016

Morale di tutta la faccenda è che San Valentino tira e lo fa con ampio margine di anticipo.

Tra Google e San Valentino non mettere il dito

Per cercare di essere un po’ più specifici, ci facciamo aiutare da quel meraviglioso strumento che è Google Trend.

In Italia la ricerca “San Valentino” inizia alla fine di dicembre e termina alla fine di febbraio.

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In quei due mesi, in Italia, “San Valentino” viene ricercato con Google ben 74.000 volte.

Senza parlare delle ricerche collegate, la cosiddetta coda lunga costituita da ben 133 gruppi di parole chiave come ad esempio “offerte San Valentino” o “pacchetti San Valentino”.

Tutti gli operatori turistici conoscono questi trend e li sfruttano costruendo pacchetti speciali, offerte riservate e tutto quello che l’armamentario in dotazione di un discreto imprenditore offre. Il tutto per massimizzare l’occupazione di un fine settimana o, al più, di qualche giorno infrasettimanale.

Ma abbiamo visto che il buzz (ronzio) su San Valentino inizia più di un mese prima e finisce dopo 15 giorni dall’evento, perché allora non sfruttarlo?

Offerte turistiche prima, durante e dopo

Io penserei al fine settimana prima di San Valentino dedicandolo a tutti gli innamorati che vogliono distinguersi dalla massa. “Odiate il San Valentino?” Venite a trascorrere da noi un piacevole week-end romantico prima che lo facciano tutti gli altri”!

Poi penserei al fine settimana dopo quello di San Valentino. “In ritardo per San Valentino?” Venite da noi che abbiamo fermato il calendario al 14 febbraio. La tua amata non se ne accorgerà nemmeno”.

Potrei continuare ma penso di aver chiarito il concetto: cavalcare l’onda di un evento al fine di massimizzare l’occupazione in un periodo temporale più ampio dell’evento stesso.

Ma questa è tattica, non strategia. La strategia impone una ricerca più approfondita.

Perché San Valentino tira così tanto?

Tralasciando le possibili ricerche che sicuramente avrà fatto qualche sociologo o antropologo, il motivo per cui San Valentino funziona è uno ed uno soltanto. Si chiama amore.

Far vedere l’amore che si ha verso l’altro, condividere l’amore, fotografare l’amore, twittare l’amore e, soprattutto, fare tutte queste cose possibilmente fuori dalle mura domestiche.

Mettiamo anche che San Valentino sia la festa degli innamorati, quindi di una particolare condizione degli amanti.

Quella iniziale, quella delle farfalle nello stomaco, quella della gola secca, quella del “mi sa che ho preso una sbandata”.

Una condizione, l’innamoramento, che fa scegliere con la pancia oltre che far fare spese pazze.

Non essendo sociologo o antropologo ma occupandomi di marketing, la cosa mi stuzzica e mi fa pensare ad un contesto più ampio e più allargato.

Passando dalla strategia alla politica mi chiedo se un Paese possa sfruttare San Valentino in modo sistemico.

Se un hotel come il Mirtillo Rosso è riuscito a far passare il concetto del “Natale tutto l’anno”, non vedo perché non possa farlo un intero paese sulla festa di San Valentino.

Sicuramente puntare tutto sulla festa di San Valentino non ci porterebbe molto lontano ma sfruttare il motivo per cui tira tantissimo potrebbe essere la chiave di volta.

Abbiamo visto che il motivo è l’amore e, nello specifico, l’innamoramento.

Abbiamo visto che a San Valentino le persone escono di casa e soggiornano presso altre città perché sono innamorate o quantomeno vogliono dimostrare di esserlo.

Le persone escono di casa e soggiornano presso altre città anche quando non è San Valentino e lo fanno per una serie di motivi che vanno dal desiderio di scoprire nuove culture alla curiosità di vedere la cupola del Brunelleschi, dalla necessità di camminare da soli in montagna alla voglia di cantare e ballare.

“Forse non lo sai ma pure questo è amore” cantava Vecchioni nel 1978.

Alla fine, quello che muove le persone, è sempre l’amore!

Amore per la natura, amore per l’arte, amore per il divertimento.

Come farlo diventare strategico per il Bel Paese?

Semplice.

Da oggi l’Italia è il paese degli innamorati.

Abbiamo definito una USP, una unique selling proposition, modello teorico di pubblicità degli anni ’40 che basa la sua forza sull’argomentazione unica di vendita. La USP deve poi essere declinata verso target più specifici e, quindi, verso turismi meno generici.

Innamorati della cultura, innamorati dell’arte, innamorati della natura e via dicendo.

Occorre una cabina di regia per riuscirci?

Le cabine di regia lasciamole a Spike Lee, Sorrentino e pochi altri.

Se l’Enit facesse il suo lavoro

Occorrerebbe un ente per promuovere l’immagine unitaria dell’offerta turistica nazionale.

Ma questo ente esiste già e si chiama Enit!

Il calendario da sviluppare potrebbe essere il seguente:

Gennaio – il mese degli innamorati della cultura

Febbraio – il mese degli innamorati

Marzo – il mese degli innamorati dell’enogastronomia

Aprile – il mese degli innamorati della natura

Maggio – il mese degli innamorati della musica

Giugno – il mese degli innamorati dello sport

Luglio – il mese degli innamorati del divertimento

Agosto – il mese degli innamorati del sole

Settembre – il mese degli innamorati dello spirito

Ottobre – il mese degli innamorati del vino

Novembre – il mese degli innamorati dell’arte

Dicembre – il mese degli innamorati dello shopping

L’ENIT promuoverebbe l’immagine unitaria dell’offerta turistica ed ogni singola unità indipendente (Regione, Comune, aziende di promozione turistica) potrebbe sviluppare eventi, appuntamenti e proposte intorno a quel calendario.

La stessa cosa la potrebbero fare i singoli operatori turistici: alberghi, tour operator, ristoranti.

Forse si potrebbe anche dare una mano a tutte le strategie messe in atto, fino ad oggi poco efficaci, per destagionalizzare i flussi turistici.

In tutto questo forse potremmo anche sperare che i nostri turisti innamorati non facciano caso alle strutture alberghiere un po’ fatiscenti, alle strade un po’ sgarrupate e al sistema Paese un po’ scompaginato.

Forse.

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Autore
CEO & Founder di hottimo (sistemi informatici per l’industria dell’ospitalità), docente e consulente di marketing turistico quando ha tempo. DPO Data Protection Officer certificato. Amazon Reviewer per hobby. Odia le rendite di posizione e non pensa che i problemi del turismo possano essere risolti con un tweet.
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