Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

È ancora sicuro viaggiare?

Difficile partire con l’animo sereno di questi tempi: metropoli, mete turistiche, mezzi di trasporto, grandi eventi, ogni luogo può essere a rischio.
È ancora sicuro viaggiare?
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Dopo l’attentato al Museo del Bardo in Tunisia, dopo lo schianto dell’Airbus della Germanwings in Francia, solo per citare le ultime tragedie in ordine di tempo, è lecito chiedersi quanto sia ancora sicuro viaggiare. Eppure la Tunisia prima del 18 marzo era considerata il Paese con il sistema più democratico e stabile di tutto il mondo arabo. Eppure è 180 volte più probabile morire in un incidente d’auto che in volo.

Fatti come questi, però, “testimoniano il senso vertiginoso del tempo in cui viviamo”, come dice Mauro Magatti sul Corriere, e la verità è che dobbiamo fare i conti con il rischio ogni giorno: “non c’è più un perimetro chiaro tra sicurezza e insicurezza” secondo Luca Battifora, presidente di Astoi, Confindustria Viaggi, ma questo non può limitare il naturale bisogno di muoversi e di scoprire, sia che lo facciamo per il piacere della conoscenza, sia che lo imponga il nostro mestiere.

Da quando negli anni Novanta, con l’avvento dei charter e dei viaggi low-cost, il turismo fuori dai confini non è stato più appannaggio di pochi privilegiati, l’approccio al viaggio è diventato sempre più standard.

“La società occidentale contempla il tema del viaggio secondo tre fattori: il clima, la sanità e la politica. Il fattore climatico ha un impatto tutto sommato limitato e di facile percezione, pensiamo allo tsunami, o al vulcano islandese, o ancora al blocco del JFK un anno fa per il ghiaccio”. Insomma, abbiamo la consapevolezza che un determinato evento, anche se di proporzioni gigantesche, possa accadere e ce ne facciamo una ragione.

Il fattore sanitario, invece, e il caso Ebola ne è un esempio, ha un effetto emotivo moltiplicatore nel percepito delle persone: questo provoca in molti un’ansia spesso ingiustificata che finisce per coinvolgere anche Paesi molto distanti dal luogo in cui si è verificato il rischio”. Per il viaggiatore medio l’Africa è un solo Paese e non si tiene conto che la distanza dal centro dell’epidemia di alcuni Paesi è maggiore di quanto non lo sia Roma.

Il fattore politico, infine, riguarda la stabilità di un Paese. La Tunisia, fino a pochi giorni fa, era considerata un Paese stabile ed estremamente aperto all’Occidente. L’attentato è l’esempio di una strategia del terrore che ha un modus operandi totalmente diverso da Al-Qaida di 5 o 6 anni fa, perché i terroristi colpiscono dove non ci si aspetta. L’influenza di certi accadimenti instaura un senso di preoccupazione tale per cui tutto il Nord Africa è considerato a rischio”. Se è vero che consideriamo eccezionale quanto accaduto a Parigi, probabilmente con la stessa logica dovremmo considerare anche quanto è avvenuto a Tunisi: non esiste nazione al riparo da attentati.

La situazione è effettivamente imprevedibile e, sebbene questo sia lontano dal consolarci, siamo però consapevoli di quanto siano fondamentali le informazioni puntuali e immediate su una determinata area. Il viaggio è, prima di tutto, conoscenza, scoperta e opportunità di acquisire un altro punto di vista sul mondo, e il viaggiatore contemporaneo non può più permettersi un atteggiamento distratto e passivo ormai anacronistico. Egli per primo ha l’obbligo di un alto livello di informazione sui Paesi verso cui è diretto, partendo dal sito della Farnesina Viaggiare Sicuri che fornisce non solo un’analisi sulla situazione sanitaria e sulla sicurezza di un Paese, ma è in grado di entrare nel dettaglio delle singole aree a rischio (come in alcuni casi di evitare i mercati o i centri commerciali o determinate escursioni).

Le società che organizzano la vendita di pacchetti di viaggio e servizi turistici, i tour operator, hanno poi un obbligo ancora maggiore di monitoraggio per la tutela dei propri viaggiatori. “La nostra attività – sottolinea Battifora – è totalmente condivisa con il Ministero degli Esteri italiano, con il quale siamo in costante contatto diretto, e con le autorità locali, in primis il Ministero degli Interni del Paese. A questo si aggiungono le informazioni che ci arrivano dalla nostra rete di fornitori locali che sono il nostro termometro in ogni Paese di destinazione (da chi organizza i trasferimenti, a chi si occupa di organizzare le escursioni e poi gli albergatori e i ristoratori): una filiera di rapporti attraverso i quali si può avere una visuale precisa di quanto sta accadendo”.

Se la rete informativa è attiva, dunque, le segnalazioni dovrebbero consentire un monitoraggio costante e quindi eventuali allerte ben prima che venga diramato un avviso di sconsiglio di viaggio da parte della Farnesina, ossia quella particolare procedura che comporta la sospensione di ogni programmazione per una determinata destinazione.

E il resto è fortuna.

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Autore
Giornalista economica, esperta di mercato del lavoro, scrive per Il Corriere della Sera, Nuvola del Lavoro e in precedenza per La Stampa e Il Sole 24 Ore; ha contribuito a fondare e diretto un magazine online dedicato ai temi del lavoro giovanile. È docente di Relazioni pubbliche e si occupa dello sviluppo delle nuove professioni legate al web; è consulente di comunicazione per le relazioni con i media, i social e le relazioni istituzionali e tutte le attività finalizzate al miglioramento della reputazione delle organizzazioni. Si è in particolare occupata di employer branding e di tematiche legate all’occupazione e alla formazione giovanile e femminile.
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