Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

È l’anno della capra, gli italiani festeggiano il Capodanno cinese

Riflessioni sulle capre, le gaffes e i gap culturali a margine della presenza economica cinese in Italia
È l'anno della capra, gli italiani festeggiano il Capodanno cinese. It is the year of the goat, Italians celebrate the Chinese New Year
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Il 19 febbraio è iniziato il nuovo anno cinese – l’anno della capra – e i festeggiamenti del Capodanno, chiamato anche Festa di Primavera, dureranno circa due settimane. Sfruttando sistemi di geolocalizzazione Baidu – il primo motore di ricerca in Cina – ha pubblicato un’incredibile mappa real-time dei viaggi che i cinesi intraprendono in questi giorni. Si prevede che, in poco più di un mese, verranno intrapresi 2,4 miliardi di viaggi su strade e autostrade, 295 milioni in treno e 47,5 milioni in aereo. L’entità del flusso sembra far arrivare un’onda d’urto anche in Italia. Si, perché anche in Italia si festeggia il Capodanno cinese.

Segno di un’assimilazione culturale sempre più forte, di una nuova trovata commerciale o di una moda che di anno in anno tornerà a suscitare polemiche come succede ogni vigilia di Halloween? Alla base dell’“orientalismo contemporaneo” c’è senza dubbio la penetrazione economica della Cina nel nostro Paese. Dagli yacht di Ferretti alla Berloni, da Cerruti a Krizia l’avanzata procede spedita. A fine 2014, la Banca centrale cinese ha investito nel nostro Paese quasi 6 miliardi di euro. Con quote appena superiori al 2% è entrata poi in Eni, Enel, Telecom, Prysmian, Fiat-Chrysler, Generali, Ansaldo Energia. Perfino il Milan potrebbe concludere un bell’affare cinese.

Nell’anno della Capra, meglio che l’avanzata commerciale vada di pari passo con quella culturale

Mentre la lingua cinese inizia a diventare materia curricolare nelle scuole, per quelli che si affaticavano sulle versioni di latino e greco o sui testi di Shakespeare – a meno che non abbiano poi fatto studi orientalistici – la conoscenza del Paese del Dragone continua a essere piuttosto scarsa. L’anno del cavallo si è concluso con la notizia di incredibili gaffes diplomatiche che, nell’anno della capra, non vorremmo mai fossero equiparate da qualche politico del Belpaese.

Il primo incidente è stato dovuto a una leggerezza della Presidente argentino Cristina Fernandez de Kirchner che il 4 febbraio ha ridicolizzato l’accento cinese in un tweet in cui ha sostituito tutte le “r” con delle “l”. Niente di così terribile se non fosse che la Presidente ha pubblicato lo scherzoso tweet durante una visita di Stato in Cina, destinata a migliorare le relazioni commerciali. Dato che –  secondo i dati del 2014 –  gli utenti cinesi dei social network sono 381,6 milioni, l’indignazione si è diffusa rapidamente. Fortunatamente il governo ha scelto di ignorare l’incidente e la Presidente ha continuato a firmare 15 accordi con Xi Jinping, ma il tweet non ha giovato al suo personal branding, né in Cina né in Argentina. Un portavoce del governo cinese, evitando la polemica, ha commentato che “ogni Paese gestisce internet a modo suo” ma gli internauti cinesi non hanno reagito con altrettanta pacatezza. Su Sina Weibo – l’equivalente cinese di Twitter – un utente è arrivato a dire: “Per una volta dovrebbero sbloccare Twitter in Cina per permetterci di insultarla direttamente” e un altro: “Per chiedere soldi, però, si che ci viene, in Cina!”.

La seconda gaffe è stata commessa dal Ministro dei trasporti britannico e dalla baronessa Susan Kramer che a gennaio si sono presentati al sindaco di Taipei con un orologio in dono. Evidentemente né i due politici né il loro team di consulenti era al corrente che in Cina, ricevere in dono un orologio è cattivo presagio perché la frase “regalare un orologio”(送钟  sòng zhōng) suona come “dare l’ultimo saluto” (送終 sòng zhōng). Un dono non proprio azzeccato per un possibile partner commerciale. Naturalmente errori simili sono facilmente circoscrivibili nel range delle differenze culturali ma i due casi hanno fatto scalpore perché hanno messo in luce un’inaspettata superficialità nella diplomazia con la Cina.

Tre capre portano l’armonia (forse) anche in famiglia e a lavoro

Secondo la mitologia cinese la Festa di Primavera avrebbe avuto origine dal mostro Nian che ogni anno strisciava fuori dalla sua tana per uccidere e spaventare gli umani. L’unico modo per allontanarlo era quello di spaventarlo con tanto rumore e il colore rosso, da qui la tradizione di festeggiare con fuochi d’artificio e una sfilata con drappi rossi e un mostro con la faccia da leone che rappresenta Nian. Con l’inizio del nuovo anno, si affacciano almeno due “mostri Nian” nella testa dei cinesi: il primo, che imperversa tra i giovani, ha il volto della pressione sociale. Per molti giovani in età da matrimonio tornare a casa senza presentare un fidanzato o una fidanzata con cui costruire una famiglia diventa motivo di disagio e inadeguatezza. Spring Festival Boyfriend Leasing è un video molto divertente, sottotitolato in inglese, che tra le risate dà la misura del fenomeno.

L’altro “mostro Nian” è il lavoro, le cui condizioni continuano a essere pessime per una buona fetta della popolazione. Secondo il China Labour Bulletin che dà notizie in tempo reale sul mondo del lavoro in Cina,  il numero degli scioperi nel 2014 è stato di 1378, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. I lavoratori in sciopero – operai, camionisti, insegnanti, lavoratori edili, minatori e molti altri – rivendicano salari più alti, arretrati e pensioni. Attraverso l’utilizzo di smartphone e social network, le mobilitazioni si sono diffuse di fabbrica in fabbrica, espandendosi oltre la provincia industriale del Guangdong, da sempre epicentro delle proteste. A gennaio è uscito anche in Italia il volume Nella fabbrica globale, un ampio progetto di ricerca sul modello Foxconn, la più grande multinazionale di assemblaggio di componenti elettronici, divenuta tristemente famosa per l’alto numero di suicidi.

Ecco dunque che l’anno della Capra (in cinese 羊 “yáng”, carattere associato alla calma, alla gentilezza e alla quiete della natura) si apre invece con mille inquietudini per la “nuova” Cina. Un motivo in più per utilizzare le espressioni di augurio coniate appositamente per comprendere il carattere 羊 “yáng”:  xǐ qì yáng yáng (喜气洋洋): Sii pieno di gioia!;   dé yì yáng yáng (得意洋洋): Possa tu gioire dei progetti realizzati!; o, più in generale: yáng nián dà jí (羊年大吉): Buona fortuna per l’anno della Capra! Un detto ci piace particolarmente: Tre capre portano l’armonia (sān yánɡ kāi tài, 三羊开泰). Aria pulita, diritti sul lavoro e intercultura sarebbero tre ottime “capre” da regalare agli amici cinesi.

[Credits immagine: Patrizio Boschi]

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Autore
Si laurea in Filosofia e trascorre un anno a Parigi. Lì decide di intraprendere un PhD sul rapporto tra pensiero occidentale ed asiatico nel ‘900. Dopo il dottorato si specializza in web-marketing e lavora in ambito marketing e comunicazione. Nel 2013 si trasferisce per un anno a Shanghai e inizia a parlare la lingua cinese. Il Paese del Dragone la conquista con le sue incredibili contraddizioni e lei inizia a raccontarle in diverse testate digitali. Rientrata in Italia, lavora come consulente digitale e Content Manager.
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