Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Editoriale 26. Gli Intangibili

untochables
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Schengen non esiste più da tempo nella cultura politica europea, inutile gridare al lupo solo adesso. Schengen, come Maastricht o come Basilea 1,2 e 3, è solo un nome lontano per chi non è costretto a maneggiarlo per professione. Eppure nelle ultime ore rimbalza dappertutto la notizia di quanti metri sarà alto il muro anti-migranti annunciato in Austria o di quanto filo spinato servirà srotolare tra gli Stati per arginare una circolazione incontrollata: improvvisamente le immagini vengono in soccorso all’ignoranza. Misurare adesso, però, non serve a niente. La politica ci sta dicendo che poiché non è in grado di tutelare i diritti fondamentali, tanto vale raderli al suolo quei diritti. Vogliono farci credere che un recinto, per quanto solido, non lasci passare l’invisibile. Ma la paura, che è madre di ogni terrorismo, si fa gioco di certi ostacoli perché il suo scopo non è superare i confini senza un passaporto, il suo scopo è infiltrarsi. Niente è tanto penetrante quanto ciò che non vediamo.

Se l’impresa media italiana fosse la metafora di questa Europa, ne vedremmo tante di attinenze. Più le persone – e, con loro, le idee – chiedono di circolare liberamente, più sale la paura di chi non sa gestirle. Gli uffici di presidenti e direttori stanno all’ultimo piano e impenetrabili ai più, i loro posti auto vengono riservati il più lontano possibile dagli altri, le scrivanie sono grandi due volte tanto anche se non stanno mai in ufficio. Ostacoli e segnali vengono imposti con forza a sottolineare un potere fragile. In azienda è d’obbligo misurare per flussi di reddito, per voci di bilancio e per quantificazioni economiche. In azienda esisti se hai un biglietto da visita, un riquadro solo per te in organigramma o un ufficio col tuo nome scritto fuori.

C’è da chiedersi dove finisca l’invisibile al lavoro, come si crei e perché. Senza Filtro tocca stavolta con mano gli Intangibili: c’è chi li chiama asset, chi valori, resta il fatto che sfuggono alla solita legge dei numeri. Sfuggono non per distrazione o disinteresse ma semplicemente perché non esistono metri di misura possibili e uniformi. Abbiamo scelto di rappresentare in questo numero la paura, la creatività, il tempo, la competenza, le misure, la trasparenza, le idee, il risparmio, la cooperazione, il capitale soggettivo. Non basterebbero i metri o gli euro, né sarebbero adatti le ore o i kili ad ingabbiarli.

Di pari passo con l’incisività di ciò che non è facilmente computabile dentro un’impresa va anche la funzione evoluta dei Responsabili Area Finanza chiamati ormai ad affinare sensibilità più impercettibili dei soli amministrazione e controllo di gestione: l’attenzione sui numeri resta innegabile e fissa ma non possono più perdere di vista la strategia business dell’azienda o la natura sfuggente di quelle variabili interne che prima non consideravano nemmeno. Il capitale è invisibile agli occhi.

Anche ciò che sembra impossibile ridurre a valore, e che vorremmo venisse considerato con altre scale, finisce per diventare un numero o una classifica. E’ inevitabile. Anche gli oggetti più semplici nascondono asset intangibili. Tornando alla caduta di Schengen e alla paura di non farcela che va arginata ad ogni costo, pensiamo solo un attimo al filo spinato tornato improvvisamente di moda. L’invenzione di produrre su scala industriale questo filo metallico con una serie di spine è attribuita allo statunitense Joseph Glidden che nel 1874 ne depositò il brevetto. Apparentemente insignificante come creazione di idea eppure capace di cambiare il corso di non pochi eventi storici su scala mondiale: permettendo di recintare i campi, ad evitare che le mandrie distruggessero il raccolto, quel filo metallico ha traghettato una intera economia basata sull’allevamento verso lo sviluppo intensivo di un’economia agricola. I sottotesti invisibili sanno essere infiniti.

Oggi, in Europa, muri e recinzioni spinate forzano la mano contro libertà che ci sembravano eterne e a poco serve, anzi indispone, che lo facciano spudoratamente in diretta pur di dimostrare qualcosa. La discrezione degli intangibili avrebbe molto da insegnare ai potenti – nessuno escluso, nemmeno il nostro capo – quando pensano di farla giusta solo perché la fanno grossa.

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Autore
Giornalista con il debole per le relazioni e le persone. Laureata in giurisprudenza, è responsabile della comunicazione in una grande azienda del settore ambiente dove da anni sviluppa anche progetti di green marketing ed educazione sostenibile. Lunghe collaborazioni, dal 2005, con Il Sole 24 Ore, Corriere Vinicolo e Artù dove tratta da sempre i temi del settore food&wine sia sotto il profilo economico che di prodotto. Sommelier FISAR.
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