Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Egalité in (d)istruzione

La dura autocritica della Francia al suo sistema scolastico primario e secondario
Egalité in (d)istruzione
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Quella francese é oggi una scuola poco « efficace » e generatrice di disuguaglianze sociali.

Almeno questo é quanto emerge dal programma PISA (« Program for International Student Assessment »), organizzato dall’OCSE allo scopo di misurare le performance dei sistemi scolastici di vari paesi (UE e non) e quanto confermato da numerosi studi statistici pubblicati da vari organismi nazionali.

Anche se il fenomeno é soprattutto sociale, va osservato che un sistema scolastico inefficace finisce inesorabilmente per tarpare le ali a dei potenziali talenti incidendo profondamente sulle prestazioni di un paese in termini di innovazione e sviluppo.

Cerchiamo di capirne qualcosa di più.

Il sistema francese é strutturato su tre tappe fondamentali (école, collège e lycée) che costituiscono nell’insieme l’insegnamento primario e secondario i quali sono gratuiti, laici ed obbligatori dai 6 ai 16 anni (schema in figura).

Il sistema scolastico francese – dalla scuola materna al « liceo » (http://www.france.fr/etudier-en-france/le-systeme-scolaire-francais-de-la-maternelle-au-lycee.html)

Il sistema scolastico francese – dalla scuola materna al « liceo » (Fonte: www.france.fr)

Questo sistema riesce sempre a formare dei buoni allievi. Il problema é che ne lascia troppi lungo la strada : ogni anno tra 140.000 e 150.000  alunni abbandonano la scuola secondaria prima del termine. Questi giovani, provenienti essenzialmente da « ambienti sfavorevoli » sono stati spesso alunni in difficoltà sin dalla scuola primaria. Ecco qualche numero « inquietante ».

Durante gli studi: più ripetenti se si hanno genitori operai… E quando si vive in una zona « sensibile »

Secondo uno studio pubblicato dall’INSEE (Institut National de la Statistique et des Etudes Economiques), il 20,5% degli allievi provenienti da « ambienti sfavorevoli » (con genitori operai o disoccupati) hanno ripetuto l’anno almeno una volta al loro ingresso in 6a classe (collège). Per gli allievi con genitori appartenenti a categorie « privilegiate » (manager, professionisti, quadri di impresa, intellettuali ecc.) la percentuale scende al 3, 6% (sei volte in meno).

C’é di più. Un alunno che vive in una Zona Urbana Sensibile (ZUS) ha il doppio delle possibilità di arrivare al collège con un anno di ritardo rispetto ad un alunno che ne vive al di fuori (21,7% contro 11,6%).

L’esito degli studi primari : risultati peggiori se si proviene da un ambiente modesto

Secondo i dati pubblicati dal ministero dell’istruzione per l’anno 2013, praticamente tutti gli alunni provenienti da « ambienti molto favorevoli » ottiene il diploma (all’uscita del collège) senza intoppi (95,6%). Un tasso di successo che precipita di 20 punti (75,3%) per gli allievi provenienti da ambienti modesti. Il peso dell’origine sociale lo si ritrova anche nella ripartizione delle votazioni finali.

Studi secondari  i figli di immigrati rischiano di più di abbandonare la scuola senza diploma

Secondo un recente studio della DEPP (Direction de l’Evaluation, de la Prospective et de la Performance) del ministero dell’istruzione, i figli di immigrati (spesso appartenenti a famiglie modeste) corrono il doppio del rischio di abbandonare gli studi su un periodo di cinque anni dopo l’ingresso al collège.

Conviene avere una mamma laureata

Secondo lo stesso studio, il livello di scolarità e il capitale culturale dei genitori (ed in particolare della madre) protegge contro l’abbandono precoce degli studi. Un alunno con una mamma « laureata » ha il triplo delle possibilità di accedere a una « terminale générale » o « technologique » senza ripetere l’anno.

Dalla metà degli anni ‘80 ; epoca della « massificazione » degli studi, fino al 2010 i tempi della scolarità si sono allungati per tutti. Tuttavia il divario tra le categorie di giovani che già abitualmente spingevano gli studi più avanti e coloro che abitualmente avevano una scolarità più breve si é aggravato (passando da 6,5 a 9,3 anni).

I figli degli operai sono « abbonati » alla filiera professionale e a studi universitari meno approfonditi

Tra i figli di operai che hanno ottenuto il « bac » nel 2012, il 46% era nel ramo professionale e solo il 31% nel ramo « generale » (quello più ambito perché permette di continuare gli studi negli istituti più prestigiosi). Per quanto riguarda i figli dei « cadres-supérieurs» e di coloro che esercitano professioni « intellettuali » appena il 10% dei diplomati era nel ramo professionale e più del 75% nel ramo « generale ».

Va notato a questo punto che il tipo di diploma ottenuto alla fine del ciclo di studi secondario e la preparazione che ne consegue influenza in maniera determinante le possibilità degli studenti di accedere ad una université o ad una grande école (queste ultime in particolare praticano una selezione severa tramite concorso ed hanno il compito più prestigioso di formare la futura « classe dirigente »). Se la selezione finale della élite é effettivamente basata sul merito, una grossa « pre-selezione » viene eseguita, per quanto esposto sopra, sin dalla scuola primaria ed in maniera fortemente influenzata dall’ambiente  che circonda l’alunno . Il risultato é che il 40% dei figli dei « cadres » arrivano ad un diploma universitario di tipo « bac+5 » (université o grande école) mentre per i figli degli operai la percentuale scende al 4%.

La classe dirigente francese rigenera dunque se stessa. Quanti potenziali talenti si perdono lungo la strada ?

In un quartiere popolare di Mons-en-Barœul, nella regione francese del Nord, Il gruppo scolastico Condorcet (scuola materna e elementare) a causa dei suoi pessimi risultati e della sua cattiva immagine, era costretta da tempo a chiudere delle classi. Oggi, al contrario, é costretta a rifiutare richieste di iscrizione. Le performance scolastiche hanno raggiunto la media nazionale fino a superarla. L’inversione di rotta l’ha imposta l’ispettore della circoscrizione orientandosi verso una pedagogia alternativa, che impiega le tecniche di Célestin Freinet, spesso riservata ai figli dei « bobos » (contrazione di bourgeois-bohèmes).

La cooperazione é la parola chiave di questo metodo che forse farà rabbrividire i « puristi » ma che ha il vantaggio di stimolare il desiderio di imparare nel bambino a cui nessuno può dare una mano una volta tornato a casa da scuola.

Gli alunni non hanno ne voti ne classifiche. Al contrario vengono incoraggiati ad aiutarsi l’un l’altro. I più deboli non vengono stigmatizzati o scoraggiati ma valorizzati. Ciascuno ha il diritto di avanzare al suo ritmo e di fare errori.

L’esperimento, che doveva durare cinque anni, entra oggi nel quattordicesimo anno di applicazione ed é stato seguito da una squadra di ricercatori indipendenti dell’università di Lille che ha giudicato i risultati molto positivi.

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Verace prodotto delle migliori Marche, Danilo frequenta tutti gli studi nella provincia di Ancona. Dopo la laurea in ingegneria si trasferisce a Bologna dove entra in contatto con il mondo ferroviario (non solo come passeggero) e accessoriamente con i compagni e la compagna che gli cambieranno la vita. Dal 2009 vive a Parigi con moglie rigorosamente dei paesi suoi, due figli e niente buoi. Convertito recentemente alla funzione pubblica (si occupa di autorizzazioni di sicurezza dell'infrastruttura ferroviaria per conto dell'Etablissement Public de Sécurité Ferroviaire), sogna un mondo dove l'unico armamento sia quello fatto di binari, massicciata e deviatoi.
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