Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Esercizi cognitivi dentro e fuori dal campo

Allenare il cervello perché non vada in tilt
L'allenatore nel pallone
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Tra i famosi aforismi di Mourinho ce n’è uno che ha attirato la mia attenzione “Quando sono arrivato all’Inter non avevo neanche un ufficio. Quando me ne andrò chi mi sostituirà ce l’avrà”. Era il 2010 ed in effetti il suo successore Mazzarri in un’intervista avrebbe poi dichiarato:”Devo ringraziare Mou? Certo. Ha creato l’habitat ideale per lavorare, qui sto bene”.

La mia sorpresa è stata leggere come in un’epoca in cui va tanto di moda lo smartworking, ci sia chi la scrivania proprio non ce l’ha! Ma allora non avere una scrivania e un ufficio è essere cool o essere out?

Oggi il lavoro “agile” e smart caldeggia una modalità innovativa basata sulla flessibilità, in particolare di orari e di sede, favorisce quindi il distacco da scrivania e ufficio per lavorare dovunque, comunque e in qualsiasi momento. Si vuole incentivare il passaggio al lavoro per obiettivi, per lasciare al lavoratore ampia libertà di auto-organizzarsi a patto che porti a termine gli obiettivi stabiliti nelle scadenze previste.

Ma guardiamo un po’ di dati: secondo uno studio effettuato in 90 paesi il 48% dei 26.000 managers intervistati lavora in remoto per metà della settimana lavorativa. Anche in Italia la tendenza sembra confermata, secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano circa il 50% delle aziende sta sperimentando in qualche modo questa nuova modalità di lavoro. Quindi avremo sempre più lavoratori senza ufficio.

In un recente sondaggio effettuato dalla Chess Media Group si è rilevato come il 90% dei lavoratori crede che un’azienda che offre lavoro “agile” sia più attrattiva di chi non lo offre. Le imprese che vogliano attrarre talenti quindi non devono promettere intere giornate di lavoro in ufficio.

Per rassicurare i datori di lavoro, numerose ricerche attestano che chi lavora da casa è effettivamente più produttivo di chi lavora dall’ufficio. Attraverso il telelavoro si risparmierebbero 600 miliardi di dollari che rappresentano il costo annuale dovuto a distrazioni e interruzioni sul posto di lavoro negli USA, dove la produttività nazionale aumenterebbe da 334 miliardi a 467 miliardi di dollari all’anno avvalendosi del lavoro smart.

Le modalità di lavoro quindi stanno cambiando, velocemente.
Ci sono però alcune dinamiche che hanno aiutato l’essere umano a sopravvivere nei secoli e che, secondo le neuroscienze, continuano a regolare il nostro funzionamento. Il nostro cervello infatti è il risultato di milioni di anni di evoluzione e, pur continuando a cambiare ed evolversi, lo fa con calma, contrariamente al mondo che ci circonda. Se vogliamo aiutarlo dobbiamo quindi rispettarne alcune caratteristiche fondamentali:

  • Il cervello ha bisogno di categorizzare, l’essere umano per sopravvivere ha sempre avuto necessità di categorie e classificazioni. Le persone che vantano particolari successi lavorativi e personali sono delle vere esperte nel categorizzare le conoscenze e le informazioni utili e dividerle da quelle superflue, tutto il giorno, tutti i giorni, continuamente. Per poterlo fare in maniera funzionale c’è bisogno di uno spazio fisico che accolga noi, il nostro cervello e le nostre informazioni. Uno spazio dove elaborare e lavorare, dove pensare e creare.
  • La nostra mente ha un urgente bisogno di essere alleggerita, troppo spesso infatti va nel pallone. Lo possiamo fare ‘scaricando’ le informazioni, i pensieri, i ‘cerchi aperti’ su strumenti organizzativi al di fuori di noi. Secondo David Allen ‘La mente serve a far nascere le idee, non a trattenerle’. Per svuotare efficacemente devo potermi fidare e affidare completamente ai sistemi organizzativi esterni. Tra questi  la scrivania.
  • Il cervello sviluppa delle abitudini con lo scopo di risparmiare energia, quindi necessita di routine per lavorare in maniera efficace. Alla mente servono certezze, la scrivania è una di queste. L’ippocampo, quella parte del cervello che ci permette di apprendere e di ritrovare le cose memorizzate, ha uno stile di memorizzazione che viene facilitato se creiamo differenti spazi di lavoro per differenti attività. Il neurologo Oliver Sacks consiglia addirittura: se stai lavorando su due progetti diversi dedica una scrivania a ciascuno dei progetti. Sedere al tavolo farà resettare il cervello e permetterà di avere un pensiero più produttivo e creativo. Avere tante scrivanie può essere impegnativo, ma averne almeno una è fondamentale.
  • La scrivania accoglie tutte le cose che servono per lavorare e facilita la fatica di tenere traccia di informazioni e oggetti, e di ritrovare ciò che serve. Il cervello ne sarà grato.

Se si utilizzano sistemi che collidono con il modo in cui il cervello funziona nel  categorizzare in maniera naturale allora succede che perdiamo le cose, scordiamo gli appuntamenti e dimentichiamo le cose che dobbiamo fare.

E allora sì al lavoro smart, se smart è anche auto-organizzazione. Che parte dal cervello, il primo ad aver bisogno di essere organizzato. Dobbiamo creare le condizioni per farlo lavorare bene e, dato che è come un muscolo, tenerlo ben allenato per averlo sempre ricettivo e produttivo.

Comunque l’ufficio dell’allenatore Mourinho evidentemente fa sempre notizia, è da poco uscita una foto ribattuta dai media inglesi che ne passano al setaccio tutto il contenuti. Non è che finisce che dobbiamo anche arredarlo come lui…

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Autore
Influenze nordiche, ma cuore latino, ha deciso che il suo scopo nella vita è "Organizzare Italia". Sabrina è una Professional Organizer che aiuta le persone ad organizzarsi meglio, per lavorare con meno fatica e per vivere più sereni e soddisfatti. E' fondatrice e presidente dell'associazione professionale APOI (www.apoi.it), scrive per diversi blog e alcune riviste cartacee. In maggio 2015 è uscito il suo primo libro con Mondadori 'Facciamo ordine - in casa, nel lavoro, nella vita'. E “siccome i sogni nel cassetto fanno la muffa, io ho buttato via il superfluo ed ho tirato fuori il mio!”
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