Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Essere “al verde” nel lavoro può essere un’opportunità

L'industria del solare sta trasformando il comparto energetico tradizionale e tutto il lavoro che ruota intorno
Essere “al verde” nel lavoro può essere un’opportunità
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Il Solar Foundation’s National Solar Jobs Census 2014 è il quinto aggiornamento annuale del rapporto sul lavoro in corso, le tendenze e la crescita prevista del settore solare statunitense. Il Censimento 2014 ha rilevato che questa industria continua a superare le aspettative di crescita, incrementando l’occupazione ad un tasso quasi 20 volte più veloce rispetto all’economia globale e rappresenta il 1,3% di tutti i posti di lavoro creati negli Stati Uniti lo scorso anno. La ricerca a lungo termine indica che l’occupazione nell’industria fotovoltaica è cresciuta del 86% negli ultimi cinque anni, con quasi 80.000 posti di lavoro locali (i cosiddetti domestic living-wage jobs). A partire dal novembre 2014, l’industria del solare impiega 173.807 lavoratori, pari a un tasso di crescita del 21,8% rispetto al novembre 2013. Del resto colossi industriali come IKEA e General Motors hanno appena annunciato installazioni da 40 MW ciascuno nei propri stabilimenti.

Il comparto energetico tradizionale, come il petrolio e gas, compresi tutti i lavori in infrastrutture, hanno creato poco più della metà dell’occupazione del fotovoltaico: l’estrazione del carbone ha creato 93.185 posti di lavoro, l’industria di costruzione di gasdotti e oleodotti 10.529 e l’industria estrattiva del petrolio greggio e gas naturale si è “fermata” a 8.688. Indipendentemente da ciò che si pensa del fracking, cioè la nuova tecnologia che consente di estrarre grezzo da giacimenti primi inaccessibili, non si può negare che l’industria del “gas di scisto” abbia creato nuove possibilità occupazionali per i lavoratori, ma sono impieghi a breve termine e localizzabili solo in alcune aree del Paese. Ma poiché questa produzione di idrocarburi non convenzionali è esplosa, è saltato l’equilibrio dei prezzi nel mercato del petrolio. Di conseguenza, questi hanno iniziato una caduta libera a partire dalla scorsa estate. Non sorprende che questo abbia influenzato negativamente le società coinvolte nelle estrazioni di quetso tipo, con il risultato che i budget di investimento per il 2015 sono stati tagliati e le aziende hanno cominciato ad annunciare licenziamenti. Giganti del petrolio come Schlumberger e Baker Hughes hanno annunciato tagli per circa 16.000 posti di lavoro. BP ha fatto sapere che licenzierà altre 3.200 persone, e lo stato del Texas probabilmente perderà circa 125.000 lavoratori, fra posti di lavoro diretti e indiretti nel settore petrolifero

Questa impressionante crescita dell’occupazione nel settore delle rinnovabili, secondo la ricerca, andrebbe anche spiegata dal fatto che il fotovoltaico in particolare, utilizzando tecnologie che non prevedono combustione, diventano più economiche con il tempo e non sono soggette ai capricci del prezzo delle materie prime. Questa dicotomia è interessante: petrolio e gas creano posti di lavoro solo se i prezzi e l’inflazione salgono, mentre le fonti rinnovabili creano posti di lavoro se i prezzi e l’inflazione calano, come in questa fase del ciclo economico mondiale.

Il Censimento evidenzia come, nel corso dei prossimi 12 mesi, i datori di lavoro intervistati si aspettano di vedere l’occupazione totale nel settore dell’energia solare aumentare del 20,9% portando il numero complessivo degli addetti a 210.060 occupati. Tre anni fa, i numeri raccontavano un’altra storia: 183.000 lavoratori complessivi in eolico, solare e geotermico messi assieme.

Interessante anche l’analisi etnica e di genere della manodopera impiegata: i gruppi demografici quali Latino-ispanici, Asiatici e afro-americani, insieme a donne e veterani delle Forze Armate degli Stati Uniti rappresentano una percentuale maggiore della forza lavoro che è stata osservata rispetto al precedente censimento del 2013. I dati relativi Censimento 2014 è derivato da un campione statisticamente valido e un’indagine completa di 276.376 strutture in tutta la nazione, in settori che vanno dalla produzione, alla costruzione e di ingegneria, fino al settore vendite.

E in Italia come siamo messi? Nel loro ultimo rapporto sui Comuni Rinnovabili, Legambiente, Gse (Gestore servizi energetici) e Sorgenia (siamo in attesa che esca quello aggiornato al 2014) nella penisola si contano già 600 mila impianti da fonti rinnovabili distribuiti in 7.970 Comuni. Sono 27 i Comuni al 100% rinnovabili, 2.400 se si considera solo l’energia elettrica. Nel 2012 le fonti pulite hanno coperto il 28,2% dei consumi elettrici e il 13% di quelli energetici complessivi. La stima è che il settore delle fonti di energia rinnovabili potrebbe arrivare a creare in Italia 250 mila posti di lavoro, più altri 600 mila nei settori collegati e nell’indotto entro il 2020. Complice degli investimenti degli ultimi anni sono gli incentivi promossi sia dall’Unione Europa che dal Governo, consapevole dei vantaggi che il settore green apporterebbe anche in termini di riduzione della dipendenza energetica: ci sarebbe il risparmio di oltre un miliardo all’anno sull’import di fossili secondo i dati forniti da Greenpeace.

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Autore
Consulente, giornalista e autore. Classe 1967 con laurea in scienze politiche e master in sistemi di gestione ambientale. Ha lavorato in Italia e all’estero seguendo progetti di sviluppo sostenibile e green economy per conto di aziende, enti, organismi no profit. Nel corso degli anni si è specializzato nel settore della comunicazione istituzionale e d’impresa con il focus rivolto ai conflitti sociali e ambientali, tipici della sindrome da contestazione. Autore di numerosi programmi radio televisivi, siti internet e pubblicazioni, ama stare tuttavia dietro i riflettori e, soprattutto, prendere la vita con calma, specialmente quando è l’ora di mangiare.
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