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Quindicinale, Numero 59 – 17 gennaio 2018

Italiani al check-in

Riti, dati e politica dietro gli snervanti invii telematici delle strutture ricettive
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Buongiorno Signor Rossi e benvenuto nel nostro hotel. Avrei bisogno del suo documento di identità”.
“No, non me lo può lasciare. Deve aspettare che finisca la registrazione”
“No, non mi serve il documento di sua moglie e dei suoi bambini però mi deve indicare i seguenti dati per ognuno di loro:
Cognome;
Nome;
Sesso;
Data di nascita;
Luogo di nascita (comune e provincia se in Italia, stato se all’estero);
Cittadinanza.”
“Grazie, molto gentile. No, non può ancora andare in camera”
“Mi dovrebbe firmare la presa visione dell’informativa privacy”
“Molto bene, grazie. Abbiamo quasi finito”
“Ci sono altre firme per altri consensi”
“Possiamo mandarle gli auguri di Natale? Ecco, firmi qua”
“Se vuole che le passiamo eventuali telefonate/messaggi deve firmare qua”
“A noi piacerebbe profilarla in modo da poterle offrire offerte su misura. Sì, firmi qua”
“Ora la posso accompagnare in camera”.

L’invio telematico dei dati di (minimo) seconda mano

Il momento del check-in, che dovrebbe essere strettamente correlato alla ritualità dell’accoglienza, può diventare un incubo se dall’altra parte del bancone non ci sono professionisti qualificati e felici di fare il loro mestiere. Fortunatamente la maggior parte delle volte è così e ci troviamo ad aver consegnato loro una quantità rilevante di dati.

Dati che rappresentano per chi fa il mestiere di albergatore un altro tipo di ritualità: l’invio telematico giornaliero.

In Italia ogni volta che si dorme in una struttura ricettiva, i nostri dati personali vengono inviati alle Qesture e all’Istituto Nazionale di Statistica meglio noto con l’acronimo di ISTAT.
Per quanto riguarda la Questura, i dati che vengono inviati ad un unico centro di controllo riguardano la data di arrivo e i giorni di permanenza.

E invece per l’ISTAT che le cose si fanno più complicate.
La circolare n° 10 protocollo 4167 del 26 febbraio 2016 definisce i criteri per le rilevazioni dei dati sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi in conformità al Regolamento UE n° 692/2011.
Secondo voi questa circolare è rivolta alle singole strutture ricettive?
Purtroppo no, questa circolare è rivolta ai cosiddetti “organi intermedi” in conformità alla normativa nazionale e alle diverse normative regionali.
Tanto per essere molto stringenti, questi dati possono venire inviati a livello regionale, provinciale o sub-provinciale.
Ogni ente preposto alla raccolta e all’invio dei dati deve inviarli alla Provincia o alla Regione e via continuando, organizzandosi autonomamente per il corretto svolgimento del compito.

Per farla breve, i dati che arriveranno all’ISTAT saranno dati di seconda, terza o quarta mano con tutto quello che ne consegue.

Facciamo qualche esempio.

La Regione Toscana si è dotata di un sistema centralizzato di rilevazione che raccoglie dati per via telematica direttamente dalle strutture ricettive. I dati che però raccoglie non si limitano a quelli richiesti di fatto dalla UE: alle strutture ricettive, e quindi ai clienti, vengono richiesti dettagli quali l’ identificativo della camera occupata, il mezzo di trasporto usato, il tipo di turismo e il canale di prenotazione.
Almeno per la Toscana si è unificato il processo?
Purtroppo no. Per la Provincia di Firenze si usa un altro sistema di rilevazione. Con altri dati richiesti.
Per fare un altro esempio la Basilicata nel suo sistema di rilevazione, quando ha a che fare con un gruppo, lascia libero l’utente nel definire la nazionalità ricavandola da quella del capogruppo.
Vien da pensare che in Basilicata non sia prevista la possibilità che all’interno dello stesso gruppo vi possano essere nazionalità differenti.

E con Airbnb?

In tutto questo, i turisti che arrivano tramite Airbnb vengono recensiti?
Il regolamento ISTAT di fatto lo prevede ma ogni Regione decide autonomamente sui cosiddetti “altri alloggi privati” creando di fatto i presupposti affinché tali dati non vengano poi comunicati.
E parliamo di cifre pari a 3,6 milioni di viaggiatori in tutto il 2015.
Il nostro sistema di rilevazione, per come è strutturato, pertanto non funziona e rischia di rimanere solo un rito obbligatorio ed antipatico.
Non funziona perché è impreciso, il più delle volte lasciato all’elaborazione manuale e lentissimo.
Quando domando ai miei seminari di dirmi le 5 caratteristiche che un obiettivo deve avere per essere definito tale, sono tutti bravissimi a dirmi le prime quattro. L’ultima difficilmente la tirano fuori.

Un obiettivo è tale quando è:
Specifico
Coerente
Realistico
Tempificabile
E misurabile!
Se un obiettivo non si può misurare non è un obiettivo. Al più è una speranza.

Se un piano di promozione turistico, costituito da una serie di obiettivi, non è di fatto misurabile in termini certi, inconfutabili e rapidi, si può ancora definire piano strategico? Chiediamocelo.

Eppure una soluzione, sotto il naso di tutti, ci sarebbe.
Già esiste un sistema centralizzato di ricevimento dati: puntuale, preciso e inalterabile.
Si chiama “Servizio Alloggiati Polizia di Stato” e riceve quotidianamente tutti i dati sufficienti per l’indagine ISTAT e la misurabilità dei nostri obiettivi turistici.
Immaginate un Paese dove i riti dell’accoglienza non siano degli obblighi di legge ma solo degli obblighi antropologici.

Immaginate un Paese dove giorno per giorno sia possibile vedere le presenze turistiche divise per nazionalità, per Comune, per tasso di occupazione.
Un paese dove sia possibile confrontare le presenze turistiche in tempo reale con le stesse date dell’anno prima, con una diversa destinazione turistica.
Un Paese dove sia possibile controllare se le decisioni prese dai nostri amministratori funzionano effettivamente oppure sono solo di facciata.

No, io non riesco ad immaginarlo.

 

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Autore
CEO & Founder di hottimo (sistemi informatici per l’industria dell’ospitalità), docente e consulente di marketing turistico quando ha tempo. DPO Data Protection Officer certificato. Amazon Reviewer per hobby. Odia le rendite di posizione e non pensa che i problemi del turismo possano essere risolti con un tweet.
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