Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

I social network nella politica

Usare Internet solo in campagna elettorale non porta vantaggi e comporta dei rischi
L'interesse dell'Italia per Internet in campagna elettorale
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Con le prossime regionali di maggio, in un contesto così fluido come quello attuale in cui il sistema politico è totalmente rivisto alla luce di nuovi protagonisti e nuove alleanze, torneremo pertanto a vedere iniziative digitali, ma il rischio è sempre lo stesso: occuparsi di Internet solo in campagna elettorale non consente infatti di ottenerne appieno i vantaggi oltre a rischiare di farne percepire una certa inautenticità.

Qualunque protagonista del dibattito pubblico non si può limitare alla conoscenza ed all’uso degli strumenti che il digitale offre, ma deve anche comprendere come i comportamenti delle persone mutino e sfidino il modo di comunicare e aggregare consenso che deve esso stesso essere ripensato in chiave digitale: questo è il motivo per il quale protagonisti della politica come Matteo Renzi – anche grazie al lavoro di Filippo Senso – si sforzino di usare costantemente e con un tratto personale (es. #matteorisponde) la comunicazione sui social media.

Mentre si apprendono e si usano gli strumenti digitali sul piano del marketing e della comunicazione politica e li si strutturano all’interno di una strategia e di uno staff perché possano venir compresi e legittimati, è pertanto necessario che quegli stessi strumenti siano adottati anche sul piano personale dal candidato che se ne può avvalere per migliorare la propria immagine esterna, per gestire al meglio i processi interni, per poter sviluppare con più continuità le relazioni l’elettorato. La vicenda dell’hashtag #vinciamopoi racconta quanto Internet possa essere una cassa di risonanza negativa e quanto esso deve essere affrontato con cautela. Lo stesso può dirsi dei tweet volgari di Maurizio Gasparri o dell’errore di Francesco Boccia sugli F35.

Se un politico decide ad esempio di utilizzare i social media come canale di ascolto e di comunicazione, allora è tenuto a sapere che un suo comportamento incongruente con tale scelta di “attenzione digitale” potrebbe tradursi, per un atteggiamento tenuto anche al di fuori della Rete, in commenti negativi, ampi e resi permanente, alla sua reputazione (online).

Allo stesso modo, un uso strumentale e non autentico dei social media può essere un vero e proprio boomerang e deve integrarsi con il resto della comunicazione. Per questo l’espediente con il quale Matteo Salvini, durante le Europee, decise automatizzare il retweet da parte dei suoi follower è da condannare non solo sul piano tecnico, ma anche della comunicaizone.

Conosciuti e utilizzati gli strumenti digitali, occorre pertanto anche adottare dei comportamenti coerenti così da trasmettere con più efficacia il messaggio politico alla base della candidatura.

La difficoltà di questo approccio, tecnico e personale insieme, che, se trasgredito offre una sponda al dissenso interno, agli oppositori ed ai media come dimostra la difficile relazione tra streaming e riunioni politiche delicate, spiega perchè l’uso di piattaforme di e-democracy come Liquid Feedback sia progressivamente trascolorito non perchè ne sia sparita l’utilità, ma perchè se ne è compresa la complessità che ben rappresenta la stessa “fatica” della democrazia, non solo online. Ecco perchè occorre “allenarsi” alla democrazia online tanto quanto è necessario allenarsi alla democrazia tout court ed in questo Internet è una palestra utile, da diffondere ed allo stesso modo da difendere.

Essere autentico non significa però essere prosaico: l’immagine artigianale della pizza di Matteo Salvini è ben distante dalla cura con cui Michelle Obama è stata ripresa esattamente sotto il segnale “colored” della scuola americana a cui aveva fatto visita. Come nel teatro, anche per i social media in politica vale infatti il motto “tutto è finto, nulla è falso”.

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Autore
Fondatore del think tank dedicato al marketing digitale The Vortex (www.thevortex.it), ha lavorato in Vodafone, in Lycos ed è stato per sei anni Amministratore Delegato di Pangora (poi entrata nel gruppo americano Become); autore dei volumi "Effetto Digitale", "Tecniche di web-marketing" (www.facciamoecommerce.it) e “Politica Digitale" editi da Franco Angeli, è un formatore legato ai temi dell'e-business, dei social media e dell'editoria digitale.
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