Quindicinale, Numero 57 - 1 dicembre 2017

Il Lato A di David Bevilacqua

Sono l’hard rock e gli assoli di chitarra le grandi passioni del CEO di Yoroi
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David Bevilacqua, manager milanese convertito alla Romagna, è un personaggio che non lascia scampo: piace. Oggi è il CEO di Yoroi dopo una lunga e importante carriera in Cisco che lo portò ad esserne Vice President South Europe.

Appassionato di rock sin da bambino, la musica permea ogni momento della sua vita: basti pensare che David ha due bellissimi Collie che ha chiamato Axel (Rose, ndr) e Page (Jimmy, ndr).

Il rock e l’amore per gli assoli di chitarra facevano presagire che tra le quattro canzoni più significative della sua playlist ci sarebbero stati brani mitici e non ci delude. Infatti la sua numero uno, in assoluto e per cronologia, è Stairway to Heaven dei Led Zeppelin.

“Erano gli anni magici del liceo e la musica era un importante elemento di aggregazione anche se spesso i concerti li vedevi solo al cinema”.

Ma lui ha avuto la fortuna di coronare il sogno di vederli dal vivo molti anni più tardi, in occasione della reunion che si tenne all’ O2 Arena di Londra nel 2007: il Celebration Day. In quel concerto, al posto dello scomparso John Bonham, alla batteria sedeva suo figlio Jason.

Insieme ai Led Zeppelin, in quegli anni spopolava un altro gruppo rock, noto anche ai non amanti del genere per un super classico come Smoke on the water. Ma, guarda caso, qui la scelta è caduta su un brano contraddistinto da un memorabile assolo di Ritchie Blackmore: è Highway Star.

Se i Led Zeppelin e i Deed Purple erano di fatto una eredità della generazione precedente, a metà negli anni ’80 nasceva a Los Angeles una band che avrebbe raggiunto il successo mondiale: un cantante con una voce unica, acuta e graffiante e una chitarra destinata ad entrare nella storia del rock. I Gun’s ‘n Roses furono la colonna sonora di quelle spensierate vacanze in Sardegna, dove da una musicassetta con nastro strappato e riparato in qualche modo con lo scotch, usciva come un fiume in piena un riff indimenticabile, quello di Sweet child of mine.

Il 2 settembre del 1980 David entra al Vigorelli per il primo concerto della sua vita: a Milano sono arrivati i Kiss. Ma prima che Gene Simmons e compagni salissero sul palco, si sarebbe esibito un gruppo spalla sconosciuto ai più. David ne rimase incantato e fu amore a primo ascolto. Una presenza scenica potentissima, brani con continui cambi di ritmo e uno stile unico: erano gli Iron Maiden.

Il brano che meglio racconta l’anima della band è una versione live irripetibile eseguita durante il festival Rock in Rio di Fear of the dark.

Ha amato gli Iron incondizionatamente, David, sia nella prima line up del gruppo con un’anima più punk che nella seconda fase, quella in cui, per The Number of the Beast, nella band entrò Bruce Dickinson.

 

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Lato B, il ruolo in azienda

Non è facile riportare David in azienda dopo questa full immersion nel rock più puro ma vorrei sapere come è riuscito ad unire musica e lavoro. Quando era CEO di Cisco, ha sponsorizzato la nascita di una rock band in azienda – il progetto prese il nome di Donation Bay Band – dove l’azienda stessa comprò strumenti e attrezzature e creò una sala prove interna. Il gruppo, che si esibisce solo a scopo benefico, è tuttora in attività e si sono create anche altre band con repertori e generi diversi, arrivando perfino a coinvolgere partner e fornitori. Ne è ancora fiero di quella impronta lasciata lì dentro con la musica, lo ricorda come emblematico della sua gestione e, pur non essendo più in azienda, ha tuttora l’onore di essere il Presidente della Donation Bay.

Sono infine curioso di sapere con quale brano David racconterebbe il tema del lavoro ed è il punk rock dei Clash che torna a materializzarsi in un testo polemico verso l’economia e la politica inglese di fine anni ’70. Si intitola Career Opportunities ed è tratto dall’album di debutto del 1977 (The Clash).

Il viaggio musicale nelle aziende continua.

 

Credits:

Snooky Records Studio by Marzio Francone

Unsplash.com. Saxophone by A. J. O’Reilly

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Autore

Torinese, classe ‘68, laureato in giurisprudenza, è Managing Partner di Risorsa Uomo.
Dal 2012 al 2017 è stato Global HR Director del Gruppo Landi Renzo.
Il suo percorso professionale in ambito HR inizia in IVECO come responsabile sindacale dei plant torinesi. Negli anni successivi, dopo una esperienza di due anni in area sviluppo Iveco worldwide, ricopre il ruolo di HR manager in stabilimenti strategici in Italia ed all’estero. Nel 2010 entra in Comau dapprima come HR Business Partner e, in seguito, in qualità di global HR Industrial Operations.
L’amore per l’arte e il teatro non lo ha mai abbandonato e, oltre ad una commedia, nel 2012 ha pubblicato “E’ tutto oro che cola”, il suo primo libro legato ad un progetto benefico.

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