Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

La formazione in Italia tra Pubblico, Privato e Turismo: ecco come siamo messi

Programmi sconclusionati e improbabili, incapacità di fare impresa: ma non tutti i mali vengono per nuocere
La formazione in Italia tra Pubblico, Privato e Turismo: ecco come siamo messi
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Il termine “formazione” non è un insieme di nozioni contenute in un cassetto ma, al contrario, è il risultato di un piano formativo organico che tende a strutturare, solidificare e rinforzare in maniera completa. Questo vale sia sotto il profilo della struttura delle cose che sotto il profilo delle persone. Esso contiene il significato: dare la forma ad un’azione.

Il mondo del turismo, visto dal punto di vista del management e del marketing, è un settore in cui il cambiamento dei sistemi di comunicazione dinamica e di mercato ha mutato radicalmente il modo di lavorare degli operatori: per questo target, la formazione è ancora spesso improvvisata e affidata al passaparola, è molto carente o spesso non viene nemmeno considerata. Mi capita spesso di sentirmi rispondere dalla gente: “marketing, belle parole e aria fritta”.

Insomma, è una giungla di contenuti, la maggior parte di qualità scadente e l’argomento della formazione qui è delicato, in un settore ancora troppo nuovo e in continua evoluzione, al quale però si dovrà iniziare a trovare rimedio sulla qualità e autenticità dei contenuti.
Dall’altra parte, per bilanciare i piatti, ci mettiamo le persone che si approcciano al settore della consulenza in modo approssimativo e con scarsa convinzione e che invece di valutare un programma convincente si concentrano solo sul prezzo più basso. Perché di consulenti bravi in Italia ce ne sono moltissimi, basta saperli scegliere con attenzione. Ovvero si fa ancora molta fatica a comprendere il costo-beneficio, cioè l’investimento.

Il mondo del lavoro negli ultimi anni è cambiato radicalmente con l’avvento di internet e la qualità dei contenuti nel Web è un altro aspetto fondamentale della formazione. Oggi è necessario produrre contenuti altamente distintivi e qualitativi, se si vuole avere una buona base di successo, oltre che credibilità e performance di rank nel posizionamento degli stessi.

Gli strumenti del digitale, però, hanno anche cambiato il modo di utilizzare il linguaggio, fatto di abbreviazioni e simboli iconografici. Vi sarà sicuramente capitato di ascoltare dei giovani dialogare tra loro, si sono inventati un linguaggio nuovo, spesso incomprensibile agli adulti. Questi sono fenomeni sociali che vanno affrontati con tempestività e serietà, anche qui sarebbe necessario calibrare un nuovo e adeguato piano formativo.

Nel mondo del turismo, seppur sia un settore molto ampio che abbraccia la pubblica amministrazione e il privato, vari sono gli ambiti ove sarebbe necessario intervenire con adeguati programmi formativi.

La formazione nella Pubblica Amministrazione

A livello dei governi centrali, la più importante formazione andrebbe operata sul cambiamento del sistema di gestione della pubblica amministrazione dove andrebbe privatizzato il pubblico impiego, in un’ottica di modello di impresa.
Nelle pubbliche amministrazioni, la maggior parte delle persone non ha la minima idea di come giri oggi il mondo del lavoro nel privato, di cosa siano l’efficacia e l’efficienza lavorativa o la meritocrazia e la capacità di lavorare, quella cosa che permette di guadagnarsi giorno per giorno il lavoro, o toglierlo dall’oggi al domani.

Il modello gestionale e operativo della pubblica amministrazione oggi non è sostenibile, in verità non lo è mai stato. Servirebbe una formazione motivazionale forte sulla cultura al cambiamento all’interno di questi enti. Servirebbero riforme in seno all’onestà e alla volontà di voler cambiare per cercare di innescare modelli virtuosi e sostenibili. Qualcosa sui generis a vario livello pian piano si sta introducendo, ma la falla è a livello di sistema e non di metodo.

In ambito turistico, nelle PA italiane si assiste oggi nella maggior parte dei casi alla attuazione di programmi sconclusionati e improbabili di promozione, investimenti milionari e improduttivi sulle azioni di mercato o nella comunicazione digitale e ad una quasi totale assenza della capacità di fare rete – sistema – mercato.
Pochi sono in Italia i territori veramente virtuosi e si contano su una mano, alla quale mancano delle dita. Si assiste in modo avvilente a flussi di finanziamenti provenienti dalla UE che ritornano al destinatario per incapacità delle stesse di attrarre fondi tramite l’Euro Progettazione. Più del 50%dei fondi UE oggi torna indietro per nostra incapacità: parliamo di miliardi di euro.

Ma non tutto il male vien per nuocere. Se i fondi non sono assegnati, significa che non siamo preparati ad accoglierli. Non siamo in grado di progettare soluzioni sostenibili. Questo è un ambito formativo importante da considerare, quello della cultura di fare impresa, concetto totalmente assente oggi nella capacità organizzativa delle PA.

La formazione nell’Hotellerie

A parte le realtà strutturate o le grosse catene alberghiere, in Italia assistiamo ad un fenomeno ancora molto diffuso legato alla ereditarietà generazionale della struttura ricettiva. L’albergo di famiglia che passa di mano nelle generazioni. Il problema sta nel fatto che il turismo degli anni floridi e delle vacche grasse da mungere è finito (salvo qualche raro caso) ma il modello di gestione è mediamente rimasto lo stesso. Assistiamo a una sofferenza diffusa di questi imprenditori, spesso incapaci e inadeguati a nuovi modelli di turismo e di business.

Con l’avvento di internet il mondo della comunicazione e del fare mercato (marketing) è cambiato radicalmente e spesso non si dà adeguata importanza alla formazione costante a vario livello dell’impresa turistico ricettiva. Questo ovviamente si ripercuote su tutta la filiera della qualità, dall’ammodernamento delle infrastrutture, al servizio e al modo di comunicare e di vendersi al mondo. Le stesse lingue straniere sono uno scoglio di relazione per i nostri imprenditori con i propri ospiti.

Ma vi sono anche moltissimi imprenditori che sono stati capaci, con passione e professionalità, di rimanere al passo coi tempi, dando vita a delle imprese d’eccellenza. Infatti, il miglior B&B al mondo è italiano, come tra i primi dieci Hotels ve ne sono di italiani.

Formazione nell’industria e nel mondo d’impresa

Nel mondo della piccola impresa, la formazione è il settore più carente. Spesso sono aziende a conduzione familiare aventi modelli di gestione abitudinari e pragmatici. Nella media impresa o nell’industria, la formazione a vario livello e titolo è sempre più un must perché permette l’ottimizzazione dei processi gestionali e produttivi. In questo settore anche il recruitment specializzato e i master di qualificazione sono ambiti formativi da considerare con attenzione, ove affidarsi ad aziende qualificate fa la differenza.

Il nuovo modello d’impresa nel turismo di destinazione

Nel turismo la formazione è diffusamente carente o sporadica rispetto ad altri settori come l’industria, seppur anche il turismo ne faccia parte. Il fatto deriva probabilmente dalla inconsapevolezza che la preparazione professionale sia un valore aggiunto fondamentale nel mondo d’oggi. Nel turismo, soprattutto quello di destinazione (perché legato alla PA), manca diffusamente la cultura di fare impresa. Si è passati da un modello di finanziamenti a pioggia, ove la preoccupazione unica degli amministratori era quella di come spendere i soldi (bene o male), a un modello di restrizione finanziaria che ha portato le amministrazioni stesse a doversi interrogare su come trasformare le risorse in benefici, cioè in reddito d’impresa.

Questo nuovo modello gestione, legato al virtuosismo e al business, sta creando scompiglio e trova impreparate la maggior parte delle destinazioni, ora concentrate nel capire come trasformare le proprie risorse, infrastrutture e il territorio in prodotti con un sistema organizzato e performante sull’asse rete – sistema – prodotto e mercato. Questo è uno degli aspetti più importanti in ambito formativo: contribuire al creare la cultura d’impresa e introdurre i meccanismi organizzativi e le leve dell’industria: costi – ricavi – profitto.

Ma così non è per la maggior parte degli imprenditori italiani, forse perché non si è ancora arrivati a raschiare il fondo del barile, forse non si è nemmeno capito che, quando si arriva al fondo, risalire la china non è cosi facile e immediato e nemmeno scontato. Una consulenza calata dall’alto per risollevare un impresa non è, purtroppo, sufficiente. Una consulenza non deve nemmeno essere confusa con un piano formativo strutturato.

[Photo credits : Fondazione Turistica]

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Autore
Studi in Marketing e Comunicazione d'Impresa con expertise sul turismo di destinazione. Sviluppa e gestisce progetti di Brand e marketing strategico - anche territoriale, anche digitale - per destinazioni turistiche, Hotellerie e settore Corporate. Docente in brand, marketing strategico e territoriale in corsi di formazione per operatori turistici. Porta testimonianze nelle Università nei corsi di marketing turistico. Lavora con gli operatori "by side" con approccio progettuale partecipativo, per creare il pentagramma del mondo d'impresa (anche quella del turismo): RETE-SISTEMA-PRODOTTO-MERCATO-MARKETPLACE. Nel Turismo, ritiene sia indispensabile ragionare da BRAND, per distinguersi dai competitori, per attuare il modello d'impresa, per avere una forte reputazione e per cavalcare al meglio le potenzialità offerte dai canali digitali. E' consulente di management e marketing della Fiera Internazionale "Agri Travel & Slow Travel Expo". Si occupa della creazione e sviluppo di nuovi format congressuali, fieristici e formativi legati al turismo, ruralità, turismo esperienziale, outdoor e dello sport. Paolo nella vita privata è anche sportivo e atleta. Pratica l'alpinismo anche quello d'alta quota cosiddetto "estremo", mountain running e ciclismo su strada.
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  • Mi sono trovato spesso nella situazione di sentirmi dire da albergatori, ristoratori e operatori turistici vari che la promozione del territorio spettava alla PA di turno.
    Uno scarica barile che rappresentava una chiara volontà a non voler spendere una lira (poi diventato un centesimo…).
    Non c’è turismo senza la promozione costante e professionale della destinazione, non bisogna nascondersi dietro un dito (le OTA in questo caso), ma prendere di petto la situazione, altrimenti si perdono tante opportunità che non ritorneranno più.

    Complimenti per l’articolo ricco di spunti.
    Ciao Paolo.