Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Brunetta ha la laurea, ma io so sporzionare il pesce al ristorante

Io che la laurea non l'ho mai presa: qualcosa manca, ma forse no
Università della Strada
Shares

Non posso dire che l’Università non mi sia servita.

Mi ha permesso di prendere in affitto il mio primo appartamento insieme a Salvatore e Luigi e di scegliere il mio primo arredamento in mancanza di IKEA, di mescolarmi con persone che non fossero la mia famiglia e profondamente diverse da me: nella velocità, negli orari, nel quotidiano. (I coach oggi la chiamerebbero diversity management).
Oggi penso a quei genitori che ritirano da scuola i propri figli perché in classe convivono con persone di estrazione diversa con la scusa che “rallentano l’apprendimento” e mi chiedo che uomini e donne saranno quei figli. E quei genitori. Quanto valga conoscere una formula matematica anziché 5 parole di una lingua straniera, chiedere ai diretti interessati perché non mangiano il maiale (anziché farselo spiegare da Salvini) e guardarli pregare un Dio diverso.

All’Università ho incontrato la ragazza col cappotto giallo, gioia e tormento. “Amava” me e uno completamente diverso da me. (I coach oggi direbbero: differenziava). Poi ha sposato uno che non ero né io ne quello diverso da me, ma è stato importante conoscerla: nei pomeriggi sotto i portici del chiostro di Lettere, in quell’appartamento, nelle rincorse per convincerla a restare. (I coach la chiamerebbero value proposition). I competitor si sono rivelati più forti.

All’Università ho conosciuto Wellyn, il lettore d’Inglese che però era del North Carolina e aveva fatto il militare in Groenlandia. Il primo giorno mi ha chiesto come mi chiamavo e poi ha commentato “è il nome più brutto che abbia mai sentito!” accompagnato da una grassissima risata e un riferimento che non ho capito a Lee Oswald, l’assassino di Kennedy. Ho comunque risolto con grande perizia qualsiasi attacco all’autostima, considerando oltretutto che “lingue e letterature straniere” era un corso formato da 25 persone di cui 3 uomini e 22 donne, e siamo diventati grandi amici.
Wellyn mi ha fatto conoscere il primo ristorante cinese, la sceneggiatura, la “Casa dei Giochi” e tutta la filmografia di David Mamet. Conosceva tutte le trattoriuole napoletane infilate nei vicoli fra Santa Chiara e i Tribunali, ed ho imparato ad amare quei vicoli, quelle Chiese, il negozio dei dischi di Enzo che mi diceva “ascoltalo, se non ti piace me lo riporti”.  Wellyn assomigliava ad Eric Clapton e stava con Pascal, la sua bellissima compagna francese, che a sua volta era la copia perfetta dell’etichetta del bianco di Donnafugata oltre a rappresentare il mio primo babysitteraggio con Thomas. Primi soldi, prime responsabilità vere.

Ma la laurea non l’ho mai presa. Però ho fatto il militare; un anno a Bari con i primi sbarchi degli Albanesi. Dove ho visto intervenire prima di tutti Jean Luis David (si, il parrucchiere), che si è subito mobilitato sul porto per lavare i capelli ai profughi che toccavano terra italiana. Poi è arrivata la mia caserma a contenere quel gruppo di stranieri che rifugiatisi nello stadio lanciavano pezzi di spalti al nostro indirizzo spaventati per quello spiegamento militare male organizzato e sproporzionato. Abbiamo distribuito i primi pasti caldi e dopo 3 giorni è arrivata la Protezione Civile e tutti i Ministri a farsi le foto e a prendersi il merito. Esattamente come funziona in azienda.

Nel frattempo i marescialli depistavano casse di acqua minerale destinate ai profughi e chissà quanto altro verso i ristoranti delle mogli. Perché facendo il militare, l’unica cosa che ho imparato è che i marescialli che gestiscono  le mense nelle caserme hanno un ristorante fuori intestato a una moglie.

Tutto il contorno di quello che sono diventato, non ho dubbi, me lo hanno insegnato i miei genitori. Non c’è scuola che tenga se da dove parti non ti si insegnano i valori civili di buona convivenza con Persone diverse da te. Mi hanno insegnato a scegliere e decidere da solo, dandomi le informazioni giuste per farlo ma lasciando che mi assumessi  tutte le responsabilità delle mie scelte.

Mio padre sapeva che non ero “uno da liceo classico”, ma avevo un sogno da ragazzo e il classico mi serviva per realizzarlo. Ci ho messo 6 anni e diversi approfondimenti estivi di latino e greco in cui tornavo a casa con lui che rientrava al lavoro dalle ferie mentre tutti restavano in vacanza al mare. La tristezza di dover lasciare gli amici in spiaggia era brutalmente sottolineata da “White Christmas” di Bing Crosby, cassetta pressofusa nella sua autoradio con autoreverse dicembre-dicembre senza possibilità di replica, nonostante fosse agosto. Mio padre mi ha indirizzato verso Bing Crosby, Frank Sinatra, Dean Martin e insieme abbiamo visto uno dei concerti più straordinari della mia vita: Tony Bennet a Roma.

L’opera omnia dei discorsi del Duce quelli no, quelli sono rimasti sul terzo scaffale in alto.

Fu sempre mio padre a vedere un giorno un’inserzione: Banana Animation (un nome una garanzia) organizzava corsi per animatori. Non so cosa lo spinse, ma quella roba li mi ha cambiato la vita. Finito il corso sono stato spedito in un villaggio a Silvi Marina in Abruzzo; dopo 10 giorni il capo animatore scappa con quella della piscina e vengo promosso sul campo. Il direttore del villaggio mi disse “ti insegno io”. Fu una stagione strepitosa dove testai alla perfezione tutto il “manuale degli errori possibili” e nel contempo imparai a comunicare con gli ospiti, a mediare con la direzione, a collaborare con la cucina e la sala, a gestire il mio piccolissimo team di due persone + un fratello, a risolvere quando pioveva e alla fine a non farmi pagare.  La Banana aveva fatto il suo corso naturale.

L’anno dopo firmai con una società di Rimini dove conobbi Marcello, il mio capo in almeno successive altre sei o sette stagioni, che mi mandò in montagna d’estate. Otto settimane di cui solo una realmente popolata (Ferragosto) da ultranovantenni con problemi cardiorespiratori. Tiro alla fune e corse nei sacchi erano esclusi. Grazie a questa esperienza il direttore dell’hotel in Valtellina mi volle con sé anche d’inverno. Finsi di saper sciare e accettai. Lui se ne accorse dopo 5 minuti ma mi diede fiducia. (I coach oggi direbbero che ha fatto talent management).

Il mio stile doveva essere talmente esplicito che avevo dei gruppi interdisciplinari di sci accompagnato dai 20 ai 70 anni che guardarci scendere dalle piste era magia pura: serpentoni interminabili di vecchi, bambini e mariti mandati a sciare dalle mogli che restavano in albergo con un aitante massaggiatore a curare l’emicrania.

Quel direttore mi ha fatto entrare in cucina, mi ha spiegato come si gestisce un servizio in sala, come si decide un menu e un menu per le feste importanti. Ho imparato cos’è un overbooking e un’accoglienza. Ho portato valigie lungo scale senza ascensore e ho presentato spettacoli in anfiteatri da tantissime persone. Ho imparato ad amare il palco grazie a Maurizio ai suoi modi burberi e a quelle affinità che si sviluppano in un secondo e restano tutta la vita, a sorridere alle persone, a capire il senso del servizio. Ho preso dei cazziatoni storici e feedback straordinari. In Africa ho diretto un resort per un anno. Non mi sarebbe stato possibile se non ci fosse stato quel Marcello, quel direttore d’albergo, quel Maurizio, mio padre e tutte le persone incontrate sul mio cammino. Ognuno di loro mi ha lasciato un pezzetto di storia che ho portato con me.

Adecco mi ha scelto per la conoscenza del mondo alberghiero quando stava aprendo la prima filiale specializzata. Selezionavo camerieri, facchini, governanti. E da lì ho imparato che niente avviene per caso ma soprattutto ad amare le Risorse Umane e a rendermi disponibile per le Umane Risorse.

Non mi sono laureato, spesso mi chiedo se differentemente avrei avuto una struttura diversa da questa. Ma quello che ho imparato per strada non lo darei indietro in cambio di nulla.

Mia nonna aveva la terza media e una biblioteca infinita: Montanelli, Biagi, Shakespeare. Fin quando non ha perso la testa per Berlusconi, era una delle Persone più colte che avessi mai conosciuto.

Shares

Tags: , , , ,



Autore
Appassionato di Umane Risorse e tecnologie. Inizia l’attività di recruiter nel 1997 selezionando profili legati al settore alberghiero e oggi collabora con Carriere Italia seguendo le selezioni di middle e top management. È il fondatore della Business Community FiordiRisorse nominata da Linkedin come caso di successo italiano, l’ideatore dell’unico Master italiano per manager e imprenditori definito etico, lowcost, itinerante che in tre anni ha coinvolto oltre 60 aziende italiane. Collabora con Wired Italia ed è contributor del blog di Linkedin sui temi legati al social recruiting e sul lavoro.
Commenta questo articolo
  • gimmi81

    gran bel post, come spesso :)

    • Osvaldo Danzi

      Grazie mille Gimmi. Lieto ti sia piaciuto.

  • Anna I.

    Bellissimo questo post che racconta le tue esperienze di vita e professionali che paiono quasi romanzesche.
    Mi hai portato indietro a quello sbarco di albanesi a Bari nel 1991, così “invasivo” , ma così umano: ricordo Dalfino, il sindaco, persona così per bene e onesta, fare quello che poteva, supportato alla bene e meglio dai cittadini, e disperarsi nel vedere che lo Stato centrale se ne infischiava e lasciava tutta la problematica alla nostra città, salvo poi prendersi i meriti ufficiali nelle trasmissioni o dove si aveva visibilità.
    Mi hai fatto sorridere con il racconto delle tue storie di animatore nei villaggi turistici. E devo proprio pensare che, se si ha del talento, questa delle esperienze nei villaggi sia davvero un trampolino di lancio, essendo già la terza persona di cui vengo a sapere che, dopo averla fatta, è riuscita ad avere una bella carriera.
    E spero invece che non sia sempre vero l’opposto, cioè che chi dopo la laurea ha dedicato anni di dedizione ad un lavoro, seppure apparentemente noioso e stantio, perché d’ufficio, e poi si ritrova, alla soglia dei 50 anni estromesso dallo stesso mondo del lavoro per scelte speculative aziendali, pur con un cv di tutto rispetto, non abbia invece modo di far valere il suo talento e le proprie capacità.
    Infine, ho ritrovato una graziosa similitudine fra la figura di tua nonna e quella della mia, che addirittura aveva soltanto la licenza elementare, ma leggeva con un’avidità e una curiosità che molti giovani oggi si possono sognare. Pensa che aveva interrotto gli studi prima ancora di conseguire la licenza elementare per via del fatto che aveva una miopia tale da essere quasi cieca, ma non si voleva mettere gli occhiali. Poi, conseguì la licenza ad oltre 50 anni, per aiutare la figlia di una vicina che stava facendo punteggio per insegnare alla scuola elementare e mise su, per questo, una classe di signore e signori che non avevano terminato a suo tempo. Io trovai la cosa commovente.

    • Osvaldo Danzi

      Ogni storia porta con sé piccoli insegnamenti Anna e come vedi, anche la tua é una storia di scuola di vita. Grazie per averla condivisa.

    • Esse

      Scusa ma cosa cavolo ne sai tu della curiosità dei giovani? Tanta tenerezza per gli albanesi e roba varia e sempre spalare me..lma sui giovani italiani, basta!!
      Complimenti comunque per la nonna, tu la sua apertura mentale non l’hai ereditata e i tuoi noiosi antipatici e meschini pregiudizi anti-italiani lo confermano ampiamente.

      • Anna I.

        Innanzi tutto consiglierei una minore aggressività verbale nelle risposte. Non mi pare di avere esternato tenerezza per alcuno, bensì comprensione per il difficile ruolo del Sindaco della mia città che si trovò ad affrontare una situazione tragica, senza mezzi adeguati e con poco aiuto da parte del Governo. Non ho spalato melma su alcuno, ho 2 figli e ne conosco tanti di giovani, ma non mi pare di averli insultati in alcun modo. Mia nonna, con una vista labilissima, leggeva al lume di petrolio, addirittura tutta la notte, per terminare i romanzi che l’appassionavano (ecco il mio riferimento alla curiosità, poiché voleva subito vedere come finiva una storia): non credo che ci siano molte persone disposte a farlo oggi, e, per quella che è la mia esperienza, tanto meno fra i giovani. Poi potrà sicuramente esserci anche qualche novello Leopardi, ma io ancora non ne ho incontrati. Non ho esclusa però questa ipotesi in maniera deterministica.
        Come arrivi ad affermare con tale veemenza che io non abbia apertura mentale e che abbia “noiosi antipatici e meschini pregiudizi anti-italiani”, non si riesce proprio a comprendere.
        Comunque questi atteggiamenti, ripeto, aggressivi e ingiustificati, mal depongono a favore di una persona che presumo faccia parte di una generazione che a suo parere dovrebbe dare prova di curiosità e di apertura mentale!!!

        • Esse

          A darti ancora un po’ di spago ti sei impiccata da sola:

          “non credo che ci siano molte persone disposte a farlo oggi, e, per quella che è la mia esperienza, tanto meno fra i giovani. Poi potrà sicuramente esserci anche qualche novello Leopardi, ma io ancora non ne ho incontrati. Non ho esclusa però questa ipotesi in maniera deterministica [come è umana Lei]”.

          Allora questi giovani sono tutti dei meschini solo perché non ci sono più i lumi di petrolio? Questo si chiama progresso… tua nonna immagino avrà lavato i panni al fosso, mentre tu hai di sicuro la tua bella lavatrice… questo ti rende peggiore di lei? Non credo, o almeno, non questo.

          E queste generalizzazioni crasse sono ancora più gravi perché dici di avere due figli… che bello avere una madre che guarda de haut en bas tutta la tua generazione, e quindi anche te!

          Menomale che sempre più noi giovani (e anche un po’ meno giovani) cominciamo a capirlo e ad andare all’estero… voi genitori invecchiati e inaciditi godetevi gli albanesi i neri i rom che sono tanto più vicini ai veri valori di una volta… che dopo avervi spennati

          • Anna I.

            Suona male il suo “Pace e bene”, da persona piena di astio quale dimostra di essere: addirittura mi sarei impiccata da sola, seppure figurativamente! Io non ho fatto alcuna generalizzazione, non avendo mai scritto che TUTTI i giovani siano in un certo modo o facciano o non facciano qualcosa. Non ho neanche scritto che ci sia qualcuno che sia migliore o peggiore di qualsiasi altro. Ne’ ho mai attribuito ad alcuno la grave colpa di non aver vissuto la guerra e la povertà, o ho mai preso di punta alcuno a prescindere.Tra l’altro, io stessa non ho vissuto niente di tutto ciò, malgrado lei mi immagini come una vecchia inacidita, non si capisce traendo questa considerazione da cosa. Buon per lei se, come sembra, si considera un novello Leopardi, ma non mi pare che quegli, nonostante il suo pessimismo, avesse il suo atteggiamento così ostile verso il prossimo.
            In ogni caso, chi dovesse imbattersi in questo sgradevole scambio di opinioni, potrà, leggendo, comprendere chi è chiuso mentalmente e manifesta astio verso il prossimo, razzismo e pregiudizi.

  • Stefano Pollini

    Bellissimo post che ho immediatamente condiviso. Che dire…GRAZIE!

    • Osvaldo Danzi

      Grazie a te Stefano.

  • Se proseguire il percorso di studi formale è essenziale per alcune professioni, per molte altre non è detto che l’esperienza non si possa conseguire in molti altri modi :)

  • Donella

    Stupendo, Osvaldo. Leggere di te cose incredibili della tua vita… ridendo, sei (quasi) unico!

    • Osvaldo Danzi

      Grazie mille Donella, sono felice di averti fatto sorridere?