Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

La sedia del Papa

Il distretto friulano della sedia si salva grazie all'export e alla rete
La sedia del Papa
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Il 21 e il 22 giugno la vedranno in televisione in tutto il mondo, quando Papa Francesco sarà a Torino per l’ostensione della Sacra Sindone. Si siederà sulla cattedra papale fornita dalle aziende di un lembo d’Italia di poco più di 200 chilometri quadrati nella provincia di Udine, il cosiddetto triangolo friulano della sedia: Manzano, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo.

“È la stessa che abbiamo realizzato nel 2010 per Benedetto XVI, per la precedente esposizione del Santo Telo”, spiega Carlo Piemonte, direttore di Asdi Sedia, l’Agenzia per lo sviluppo del distretto industriale della sedia, una Spa con l’obiettivo di promuovere e sviluppare quel comparto produttivo. “Ma la cosa più importante – continua Piemonte – è che, nel 2009, quando abbiamo ricevuto la commessa per la sedia papale, abbiamo deciso di non affidarla ad una sola azienda ma di chiedere il contributo di molte, grandi e piccole imprese, ciascuno con la sua specialità. Così sono arrivate a partecipare alla realizzazione ben 47 aziende”.

Piemonte sottolinea l’aspetto della collaborazione perché è la novità vincente di quel distretto che, nei tempi di maggior splendore alla fine degli anni ’90, puntava tutto sulla quantità – produceva il 30% delle sedie di tutta l’Europa, circa 40 milioni di pezzi all’anno – e nessuna azienda, grande o piccolissima che fosse, si sognava di allearsi con le altre per paura che prevalessero gli interessi dei concorrenti sui propri. “Ora invece proprio le alleanze, assieme alla qualità che prevale sulla quantità, sono state le carte vincenti che, dopo anni di sofferenza, hanno fatto risorgere a nuova prosperità il nostro distretto”, commenta Piemonte.

Se infatti si guardasse solo ai numeri, la storia degli ultimi anni potrebbe apparire come la cronaca di un disastro. Nel triangolo della sedia, nel ’98, si contavano 1.100 imprese, la gran parte a conduzione familiare con due o tre addetti, con 11 mila persone impiegate in poche aziende che facevano il prodotto finito o in una schiera di terzisti artigiani che comprendeva segherie e scorniciatori, foratori e spinatori, levigatori e tapezzieri, verniciatori e assemblatori.

A fine dicembre del 2014, invece, tutto si è dimezzato: le aziende sono calate a 600 unità e gli addetti del distretto sono precipitati a quota 5.500. C’è una sola grande azienda sopravvissuta, la Calligaris di Manzano che fattura attorno ai 140 milioni di euro, restano poi una ventina di imprese con giro d’affari dai 7 ai 30 milioni, e a seguire tutte le altre di piccole dimensioni.

I numeri di oggi, però, comunicano anche informazioni positive sulla nuova vitalità del distretto. Quasi l’80% della produzione va all’estero per un valore di oltre mezzo miliardo di euro. Proprio l’export, poi, sta seguendo un trend vivace di crescita: nel quarto trimestre 2014, +7,8% rispetto al quarter precedente il quale, a sua volta, era cresciuto del 4,2% sul secondo trimestre. Una situazione che, a partire già dal 2013, rende ottimista Piemonte. “La parola crisi nel nostro ambiente non si usa più. E ciò perché il distretto ha saputo riposizionarsi sul segmento qualitativo: non essere solamente un grande distretto ma diventare sempre più un buon distretto che sa affermare la sua qualità nel mondo, non solo in Europa”. Il che vuol dire, oggi, soprattutto Stati Uniti e Canada, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, oltre la Russia che è un grande mercato per la sedia di qualità del distretto, anche se oggi soffre qualche situazione di tensione.

Per dare ulteriore slancio alla collaborazione tra aziende, poi, Asdi Sedia ha promosso “Make my design”, una rete di dieci Pmi del triangolo specializzate in segmenti diversi: essiccazione, taglio, curvatura e levigatura del legno, lavorazioni di metallo, tappezzeria, imbottitura, verniciatura e produzione di prototipi. La loro mission è di offrire consulenze a designer, progettisti e architetti di tutto il mondo che vogliano sviluppare nuovi complementi d’arredo e diventare partner nella realizzazione dei progetti fattibili.

Insomma, ciascuna azienda mantiene la sua identità, ma tutte collaborano per innovare in un mercato che diventa sempre più grande e globale e verso il quale oggi le sedie friulane dilagano nei luoghi più conosciuti del mondo, dai tanti hotel Ritz o Hilton, al Burj Al Arab di Dubai, dalle navi Costa Crociere a quelle della Carnival, dal casinò Mirage di Las Vegas al Gila River di Phoenix, dall’aeroporto Jfk di New York all’International airport di Hong Kong. Un modo eccellente per proseguire la tradizione delle sedie del triangolo già diventate famose negli anni Ottanta perché utilizzate da fondoschiena celebri, come quelli di Ronald Reagen, Michail Gorbaciov e Bill Clinton.

 

 

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Autore
Partito con una laurea in matematica, insegnando nei licei e all’università, la sua passione è però sempre stata la scrittura e il giornalismo. Da freelance ha cominciato con Il Manifesto, poi Il Mondo, Capital, Gente Money e, dall’88, Corriere Della Sera, per il quale, nel 2005, ha ideato le pagine Economia & Carriere (ora Trovolavoro) pagine in cui, dal 2008, cura la Rubrica Giovani all’estero. Ha pubblicato Addio per sempre? (Italic Digital Editions, 2013/2015) ed è coautore di Letteratura per manager (Etas, 2008), Le aziende invisibili (Scheiwiller, 2008), tutto Lavoro 2002 (Etas), Lavoro in affitto (Zelig, 1999).
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