Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Vetrya: la Silicon valley è qui, basta volerlo

L’Italia non eccelle solo per la moda e il cibo, ma ha grandi potenzialità anche nell’innovazione tecnologica
La Silicon valley è qui, basta volerlo
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“Noi italiani non abbiamo nulla di meno degli Stati Uniti: pensiamo al primo microchip di Federico Faggin, all’MP3 di Leonardo Chiariglione o all’accelerometro 3D di Bruno Murari, alcune tra le maggiori innovazioni sono state firmate da italiani”. Nelle parole di Luca Tomassini, che ha fondato e dirige il Gruppo Vetrya, più che orgoglio c’è la consapevolezza delle potenzialità e del talento che il nostro Paese ha in campo tecnologico. “Abbiamo appena aperto la porta del digitale e noi possiamo essere competitivi perché siamo bravi, più veloci e performanti”.

Manager di lungo corso nell’ambito della telefonia mobile: 16 anni in Telecom Italia, ne esce nel 1999 per dar vita al Gruppo Bernabè e rientra nel 2007 per poi nel 2010 dedicarsi alla realizzazione del suo progetto imprenditoriale nelle piattaforme broadband per la distribuzione di contenuti multimediali.

In Italia il talento tecnologico c’è, ma va prima di tutto cresciuto e ben selezionato con un rapporto stretto –convergenza, per usare le sue parole- tra università, centri di ricerca e aziende.

Per questo tra pochi giorni verrà inaugurato il Campus di Vetrya, uno spazio per i dipendenti con un centro sportivo, uno spazio museale, una biblioteca, un’area relax e anche un miniclub aziendale “per risolvere un rilevante problema per i genitori, ossia l’organizzazione del dopo scuola dei propri figli” come sottolinea Katia Sagrafena, co-fondatrice e direttore generale dell’azienda: “in questo modo, mettiamo a disposizione una struttura e delle assistenti per seguire i bimbi dal nido ai 10 anni circa dalle 15.00 alle 20.00”. Il corporate campus è anche un modello di sostenibilità ambientale che utilizza parabole termodinamiche e pannelli fotovoltaici per ricaricare le auto aziendali.

Ma il Campus ha anche l’obiettivo di risolvere un altro problema, quello del reclutamento di risorse e talenti sul territorio. “Noi abbiamo bisogno di ingegneri delle telecomunicazioni, informatici, matematici e laureati in scienze della comunicazione e fino al 2008 abbiamo potuto usufruire di un’offerta formativa specialistica, grazie al distaccamento della Facoltà di Ingegneria di Perugia. – spiega Tomassini- Oggi questo non c’è più e allora con il nostro campus mettiamo a disposizione delle aule formative per consentire agli studenti del posto di seguire le lezioni in videoconferenza dei rispettivi atenei”. A questo scopo Vetrya ha già attivato una collaborazione con l’università di Viterbo (che ha portato, peraltro, alla definizione del nuovo corso di studi di Scienze della comunicazione) e a breve dovrebbero partire anche con quelle delle università di Perugia e Roma. Un modo intelligente per offrire un servizio agli studenti e al contempo conoscerli e farsi conoscere; un rapporto che inizia così e può proseguire con l’attivazione di uno stage o con una tesi di laurea e poi magari l’ingresso in azienda.

L’iniziativa del corporate Campus è valsa a Vetrya il premio Great place to work 2015, terza classificata e unica non multinazionale tra le imprese italiane fino a 500 dipendenti.

 

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Autore
Giornalista economica, esperta di mercato del lavoro, scrive per Il Corriere della Sera, Nuvola del Lavoro e in precedenza per La Stampa e Il Sole 24 Ore; ha contribuito a fondare e diretto un magazine online dedicato ai temi del lavoro giovanile. È docente di Relazioni pubbliche e si occupa dello sviluppo delle nuove professioni legate al web; è consulente di comunicazione per le relazioni con i media, i social e le relazioni istituzionali e tutte le attività finalizzate al miglioramento della reputazione delle organizzazioni. Si è in particolare occupata di employer branding e di tematiche legate all’occupazione e alla formazione giovanile e femminile.
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