Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

L’altra faccia della moneta

In Francia, le Monete Locali Complementari sono sempre più numerose ed entrano di diritto nell’agenda politica
L’altra faccia della moneta
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Con la legge sull’Economia Sociale e Solidale (ESS) adottata a fine luglio 2014, e in particolare l’articolo 16 che modifica il Codice Monetario e Finanziario, le monete locali complementari (MLC) hanno ottenuto per la prima volta in Europa un riconoscimento giuridico.

L’ingresso ufficiale nell’agenda politica francese fa seguito all’interesse già dimostrato con la pubblicazione di un rapporto commissionato ad inizio 2014 da Cécile Duflot (allora Ministro per l’alloggio e l’uguaglianza dei territori) e Benoît Hamon (allora Ministro delegato per l’economia sociale e solidale e del consumo) e intitolato « Altre valute per una nuova prosperità ».

Sul sito del CESE (Conseil Economique, Social et Environnemental) sempre attento a questo fenomeno, si trovano numerosi interventi, il più recente dei quali risale al 15 aprile scorso e ha per titolo « Nuove monete : implicazioni macro-economiche, finanziarie e sociali ».

Anche se lo sviluppo delle MLC é molto recente (la prima di queste, « L’Abeille », è nata cinque anni fa a Villeneuve-sur-Lot, nel dipartimento del Lot-et-Garonne), una trentina di MLC circolano già sul territorio nazionale e un tale interesse da parte delle comunità locali non poteva che attirare l’interesse della politica.

Come funzionano le MLC ?

Prendiamo ad esempio proprio « L’Abeille », (85000 unità in circolazione alla fine dell’anno scorso). Le imprese, i commercianti e i professionisti che vi aderiscono devono sottoscrivere una sorta di « carta etica » basata sul rispetto dell’ambiente e delle condizioni eque di lavoro.

Le banconote sono preparate alla sede dell’associazione fondatrice Agir e fornite in cambio di euro (1 euro = 1 unità). Per gli aderenti la contabilità non cambia (gli scambi sono dichiarati in euro) e l’eventuale « stock » di moneta che non si riesce a smaltire puo’ essere riconvertito in euro (un tasso di cambio puo’ essere imposto in questo caso per finanziare iniziative locali).

Il risparmio (nel senso di rendita) e l’investimento non sono contemplati : la funzione de « L’Abeille » resta circoscritto ai pagamenti con la particolarità che chi compra ha sempre la sicurezza del « dove », del « chi » e del « come » legati ad un certo prodotto. Non si tratta dunque unicamente di una « moneta di scambio » ma di una maniera di promuovere un’economia più sociale e solidale.

D’altronde, sono tre i motivi principali per i quali, secondo i loro promotori, é interessante creare una MLC :

Uno : localizzare le transazioni, privilegiando la produzione locale e il reimpiego dei ricavi sul territorio.

Due : favorire lo scambio inteso come beneficio per le due parti coinvolte, rendendo il rapporto «cliente-fornitore» più umano, promuovendo la creazione di legami interpersonali durante e per mezzo dello scambio, stimolando l’organizzazione collettiva e abbracciando il principio di non-conservazione e non-concentrazione della ricchezza.

Tre: rendere il consumo più responsabile nei confronti dell’uomo e dell’ambiente.

Se il volume di moneta messo in circolazione dalle MLC é ancora piuttosto ridotto, il moltiplicarsi di queste iniziative testimonia comunque il bisogno di reinventare un’ economia più vicina alla gente e sempre più lontana dalla finanza e dalle sue crisi globali. Una nuova economia a misura d’uomo in cui non é la produzione in sé a quantificare la ricchezza di una comunità ma il benessere generato dallo scambio e dalle relazioni sociali tra individui.

Sperare che il vento del cambiamento venga dall’alto sembra ancora un’utopia. Questa idea « rivoluzionaria » (o « involuzionaria ») che sa un po’ di ritorno alle origini in un mondo dove la quasi totalità degli scambi sono volti alla speculazione, deve essere cavalcata a livello locale e in maniera « endemica » perché gli Stati si facciano promotori. Le MLC vanno a mio parere nella giusta direzione.

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Autore
Verace prodotto delle migliori Marche, Danilo frequenta tutti gli studi nella provincia di Ancona. Dopo la laurea in ingegneria si trasferisce a Bologna dove entra in contatto con il mondo ferroviario (non solo come passeggero) e accessoriamente con i compagni e la compagna che gli cambieranno la vita. Dal 2009 vive a Parigi con moglie rigorosamente dei paesi suoi, due figli e niente buoi. Convertito recentemente alla funzione pubblica (si occupa di autorizzazioni di sicurezza dell'infrastruttura ferroviaria per conto dell'Etablissement Public de Sécurité Ferroviaire), sogna un mondo dove l'unico armamento sia quello fatto di binari, massicciata e deviatoi.
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