Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Le assunzioni di cui parlano solo i giornali: Philip Morris e Ducati

Come rispondono le due importanti aziende bolognesi di fronte ai numeri di assunzioni promossi sui giornali
Gli annunci di cui parlano solo i giornali
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600 posti di lavoro alla Philip Morris, 300 posti di lavoro alla Ducati.

In tempi di crisi recessiva e di disoccupazione, cifre in controdendenza come queste farebbero venire l’acquolina in bocca a qualsiasi giornalista che si occupa di lavoro e che è abituato a lambiccarsi tra i +0,1 o i – 0,2 che mensilmente ci fornisce l’Istat sui dati macroeconomici. E’ per questo che abbiamo bussato prima agli uffici romani della Philip Morris per avere chiarimenti sui dati che rimbalzano da tempo su alcuni giornali e che ci sembravano un po’ incoerenti e poi agli uffici della Ducati. Dall’ufficio stampa della Ducati abbiamo ricevuto una risposta ai nostri quesiti nel giro di qualche ora, mentre con la Philip Morris il tragitto è stato un po’ più turtuoso ma alla fine siamo riusciti a farci dare qualche informazione.

Che non dipana i nostri dubbi ma chiarisce di cosa stiamo parlando.

La verifica delle notizie: due modelli di comunicazione a confronto

La notizia in questione risale al gennaio 2014 quando, sul giornale cittadino, già si sbandierano le prime assunzioni: “Philip Morris ha annunciato la creazione di circa 600 nuovi posti di lavoro in Italia, grazie all’apertura del nuovo stabilimento di produzione di Crespellano, in provincia di Bologna”.  Il 10 ottobre dello stesso anno è addirittura il Presidente del Consiglio a “posare la prima pietra” .

È poi del 15 gennaio 2015 la notizia di ben ventimila domande per quei 600 posti di lavoro. A marzo, di nuovo la notizia dei 600 posti di lavoro per l’azienda che, nonostante non risponda alle domande, è Top Employer 2015 (cioè ha una grande attenzione per le persone). L’1 ottobre dello stesso anno pare che i lavori del nuovo stabilimento fossero ultimati grazie al lavoro di oltre 400 persone, rispetto alle 350 comunicate sullo stesso giornale qualche mese prima.

Nei comunicati ufficiali si spiegava che sarebbe entrata in produzione una nuova sigaretta, meno dannosa di quelle in circolazione, e che il gruppo avesse investito 500 milioni: una buona notizia all’interno di un panorama di crisi occupazionale come quella che sta vivendo l’Italia.

Tutto bene, quindi, fino a quando non veniamo a sapere in un’ intervista del 2015 fatta a Simona Robotti, la manager che segue le assunzioni, che le selezioni sono iniziate già nel 2014. Dal canto suo il sindacalista della Cgil di Bologna, Roberto Guarinoni, ci spiega che per il momento i posti di lavoro annunciati due anni fa sono soltanto cento.

Il sospetto: un’operazione di brand marketing

Ci viene allora la legittima curiosità di bussare agli uffici della Intertaba, la società affiliata alla Philip Morris che gestisce tutta l’operazione, e cercare di capire come mai ogni anno si annunciano 600 posti di lavoro e per il momento siamo soltanto a quota 100. L’impressione è che, con l’effetto annuncio, si vuole mettere in piedi un’operazione di brand marketing in un momento in cui le lobby del tabacco ne avrebbero un gran bisogno. Con un po’ di fatica finalmente riusciamo ad avere dalla Philip Morris qualche dato recente e la loro versione:

“Innanzitutto ci teniamo a dire che si tratta di contratti a tempo indeterminato, che allo stato attuale hanno raggiunto quota 120. Confermiamo la cifra dei 600 lavoratori e di circa 500 milioni di investimento ma non siamo in grado di prevedere quando l’operazione assunzioni si chiuderà”.

Eppure sul Resto del Carlino si parla molto chiaramente di un termine operazioni a marzo 2016

C’è un piano industriale, ma i tempi delle assunzioni non li possiamo definire a priori, dipende dalla risposta del mercato al nuovo prodotto”.

Dunque l’assunzione dei restanti 480 lavoratori non è certa, dipende dall’andamento del mercato.

Diciamo che la verità sta nel mezzo”, replicano in modo sibillino in Philip Morris.

Noi restiamo convinti che se non si possono stabilire i tempi e che tutto dipende dal mercato significa che quelle assunzioni non sono così sicure come si è sostenuto a botte di comunicati in questi due anni. Soltanto il tempo potrà decidere chi ha ragione ma per ora a regime ci sono soltanto 120 lavoratori occupati in uno stabilimento pilota.

Con modalità simili la Ducati ha annunciato nel 2015 l’assunzione di 300 lavoratori. A differenza della Philip Morris, non appena abbiamo preso contatto con l’azienda ci è stato spiegato che nella cifra confermata dall’azienda e diffusa con grande enfasi dalla stampa non è tutto oro. Nel contratto integrativo Ducati ha stabilito 100 assunzioni a tempo indeterminato dal 2015 a fine 2017, di cui 55 operatori attraverso un percorso di assunzioni progressive.
Per quanto riguarda i 200 che mancano all’appello si tratta semplicemente di contratti stagionali riservati agli operatori e che coprono il periodo gennaio-luglio 2016. Ducati, inoltre, in seguito di un accordo appena siglato con Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, si è impegnata a selezionare i duecento dipendenti temporanei tra quei lavoratori che nel frattempo hanno perso il lavoro.

Insomma, non sarà tutto oro ma almeno sappiamo di cosa si tratta dalla viva voce dell’azienda.

[Credits photo: besport.org]

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Autore
Bruno Perini è nato a Milano il 21 novembre del 1950. E’ diventato professionista nel 1987. Giornalista economico finanziario e politico giudiziario, ha lavorato per circa trent’anni al quotidiano il manifesto. Per due anni ha lavorato al settimanale della Rcs Il Mondo. Ha collaborato con Prima Comunicazione, con il Sole 24 ore, con Radio 24 come conduttore della rassegna stampa, con il Corriere della Sera, con l’agenzia Asca.‏
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