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Quindicinale, Numero 59 – 17 gennaio 2018

Le aziende italiane fanno network col car sharing B2B

Condividere il tragitto è una pratica sempre più comune, anche fra colleghi di aziende diverse. Non più soltanto pratiche di cost saving ed ecosostenibilità
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Condividere gli spostamenti di lavoro con i colleghi, in un’ottica di cost saving e di attenzione all’impatto sull’ambiente. Cresce il carpooling aziendale, la condivisione di veicoli privati da parte di gruppi di persone, che condividono anche tratta e fascia oraria. Secondo dati Jojob — la start-up che per prima ha sfruttato la norma legata al mobility management che vincola le aziende con oltre 800 dipendenti e gli enti pubblici con più di 300 dipendenti a favorire soluzioni di trasporto alternativo a ridotto impatto ambientale — il “concarreggio” all’italiana decolla e, nel primo semestre di quest’anno, registra un balzo del +83%, passando da 13.200 condivisioni a 24.103.

Insomma, andare a lavoro con i colleghi — ma anche gestire percorsi comuni, come quelli legati alle trasferte — funziona, e nel 2016 le persone che hanno deciso di adottare il servizio sono state oltre 1.600. Una pratica, quella del carpooling, che permette di risparmiare più di 762mila Km in auto, evitando l’emissione in atmosfera di oltre 99 tonnellate di Co2 e che coinvolge sempre più spesso anche le imprese: nella forma del car sharing aziendale; perché mentre il carpooling vede la condivisione di un’auto privata tra più persone, il car sharing aziendale declina il concetto al lavoro e la vettura, di proprietà terza, viene utilizzata da due o più colleghi per raggiungere una destinazione connessa alle proprie funzioni. «Sempre più spesso le aziende si pongono in quest’ottica e, altrettanto spesso, aziende che in passato davano ai dipendenti la possibilità di noleggiare un taxi o lo chauffeur si affidano a società come la nostra: dotate di un sistema automatizzato, che riesce a intercettare e incrociare prenotazioni di colleghi diversi, che però compiono lo stesso tragitto nella stessa fascia oraria», commenta Salvatore Lo Tufo, Governance, Marketing & Communication Manager di EuropeGroup, la società italiana leader nel settore dello Chauffeur@Sharing®, il noleggio di veicoli con conducente.

Dal cost saving alla social responsibility

Un’esigenza nata da una mancanza di coordinamento? Non solo. Anche se, spesso, le piccole aziende non sono dotate di un ufficio interno di Mobility Management che gestisce questi aspetti. «Sempre più organizzazioni trovano nel sistema dello Chauffeur@Sharing® la forza di razionalizzare i costi e dare un beneficio ambientale», prosegue Lo Tufo. Sì, perché è proprio l’ecosostenibilità la parola chiave del “concarreggio” nostrano. Carsharer carpooler, infatti, optano per l’auto di gruppo non solo perché la sede lavorativa non è servita dai mezzi pubblici o per raggiungere location definite — come stazione FS e aeroporto — ma anche come soluzione integrata con bus e metropolitana, in grado di ridurre l’impatto ambientale.

«Le aziende, inoltre, sono molto sensibili ai temi del green e dell’ecosostenibilità», prosegue Lo Tufo. «Ecco perché chiedono auto sempre nuove e con livelli di emissione di Co2 sempre più bassi. Questo non comporta solo un forte impatto sul cost saving, ma è anche un bene per l’ambiente, soprattutto in un’ottica di social responsibility».

Ma quando e perché il carpooling e il car sharing aziendale si diffondono in Italia? I primissimi fermenti si vedono già in tempi post-crisi, intorno al 2010, quando l’esigenza di contenere i costi è determinante. Nel frattempo, si assiste al boom del green e a alla progressiva sensibilità nei confronti di tutto ciò che riguarda l’impatto sull’ambiente. E, se in Italia lasciar guidare la propria auto a qualcun altro è ancora un tabù e condividere un taxi fra sconosciuti è una pratica poco diffusa, la condivisione del tragitto fra colleghi diventa sempre più comune. «Inoltre, la condivisione sempre più frequente di spazi esterni all’azienda — come i ristoranti interaziendali — utilizzati da persone di società diverse, facilita quest’idea di scambio».

Un servizio, il carpooling, prevalentemente diffuso nelle città del nord Italia, dove la cultura della condivisione del mezzo è più diffusa e, sempre secondo dati Jojob, privilegiato da uomini (56%) più che da donne (44%) — ma il gentil sesso che viaggia in condivisione aumenta di 3 punti percentuale rispetto al 2016 — e apprezzato soprattutto nella fascia d’età tra i 3o ed i 35 anni, che costituisce quasi la metà del totale (45%), mentre il 30% si colloca nella fascia di età 35-40 anni, il 15% nella fascia 40-45 anni e il restante 10% ha tra i 25 e i 30 anni. Il servizio, inoltre, coinvolge circa 120.000 persone (+33% rispetto al 2016) e le città in cui è più diffuso sono Milano, Bologna, Firenze, Torino e Roma.

Nasce il car sharing B2B e il futuro si tinge di network

Ma oggi il car sharing aziendale va oltre e raggiunge livelli di servizio che, fino a pochi anni fa, apparivano impensabili. «Con alcune aziende facciamo addirittura il car sharing B2B», prosegue Lo Tufo. In definitiva, le società si uniscono e fanno network. E il car sharing aziendale, tradizionalmente condiviso tra colleghi, diventa strumento di connessione — e cooperazione — anche fra organizzazioni diverse: una pratica che si diffonde sempre più spesso in distretti e agglomerati dalla forte vocazione industriale. «Chiaro che sono necessari degli accordi a monte», commenta Lo Tufo. «E noi, come azienda che fornisce il servizio, emettiamo poi una fattura condivisa». Multinazionali e grandi aziende utilizzano il servizio e ottimizzano emissioni e costi, «Raggiungendo un risparmio a doppia cifra percentuale», prosegue Lo Tufo. «E questo accade anche perché, tendenzialmente, oggi le segreterie e gli uffici acquisti delle aziende iniziano a parlarsi».

Ma fare network nel settore del car sharing aziendale significa anche stabilire rapporti virtuosi con aziende partner, con cui ci si organizza per coprire servizi in cui è richiesto un parco auto consistente. «Noi di EuropeGroup ci serviamo di un network di partner affiliati che consente di soddisfare al meglio tutte le richieste dei nostri clienti, B2B e B2C», conclude Lo Tufo.

Attenzione, quindi, a non confondere carpooling, car sharing aziendale, car sharing B2B e Chauffeur@Sharing® con i servizi offerti da piattaforme di connessione come Uber, che non solo non offrono un servizio professionale di noleggio con autista, ma fondano il proprio business su un sistema di relazioni verticali, da tempo oggetto di contestazioni: anche da parte degli stessi autisti, che lamentano condizioni di lavoro rigide e una scarsa attenzione ai diritti.

Fare innovazione nel car sharing, dunque, non significa solo mantenere lo sguardo fisso sul green, e fare i conti col cost saving, ma anche capacità di fare network, che diventa lo strumento fondamentale per lo sviluppo nel tempo del proprio business.

 

(Credits photo: unsplash.com/Timothee Magli)

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Autore
Lucana, studi umanistici. Giornalista, si occupa anche di comunicazione, scrittura e cinema. Importanti collaborazioni con «L'Indipendente lucano», «Il Metapontino», «BluTv» e, in ambito cinematografico, con "Il Cinema Ritrovato" e "Biografilm Festival". Membro della giuria durante la 50+1 edizione della "Mostra del Nuovo Cinema" di Pesaro. Si occupa anche dei rapporti con la stampa e collabora con la Casa di Produzione cinematografica Maxman Coop nella gestione di progetti culturali, legati a film ed eventi. Coltiva un interesse per le forme di multimedialità e transmedialità, ibridazione, remake e remix.
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