Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Le donne fanno paura al potere

Cinque spiegazioni che un uomo si dà sulla leadership femminile
Le donne fanno paura al potere
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Non voglio rischiare di essere banale e peccare di piaggeria nei confronti delle donne. Hanno già la capacità di essere prime, senza necessità che io, che non sono nessuno, aggiunga qualcosa. Provo a essere sequenziale e a non annoiare.

1. La paura

Se siamo ancora al mondo, è perché abbiamo avuto paura nei momenti giusti, mentre chi ha non ne ha avuta non è più qui a raccontarlo.
Biologicamente e antropologicamente la paura è un meccanismo di sopravvivenza sofisticato ed utile. Chi ha paura se la cava meglio. Chi rischia troppo prima o poi la paga.

2. Il parto

Se siamo al mondo è perché qualcuno ci ha partorito. E solo le donne possono farlo e qui sbaglio di poco.
Certo, serve un uomo all’inizio del processo. Ma da lì in poi la gestazione, l’educazione, lo svezzamento, l’educazione sono attività che una donna riesce a fare da sola.

3. La tecnica di gioco

Il mondo, inteso come gioco sociale ed economico di gran parte del mondo, è stato disegnato negli ultimi secoli, dai maschi per i maschi. Un gioco in cui i maschi possono fare tutto da soli. Così siamo già arrivati al punto.

Le donne al potere fanno paura, soprattutto ai maschi, perché sovvertono una regola non scritta ma inscritta nel DNA illogico della storia umana e mettono a rischio la sopravvivenza psicologica e il significato intimo dell’esistenza di uno dei due generi. Quello maschile appunto.

Le donne che invadono il campo da gioco dei maschi fanno paura per una caratteristica che si palesa sempre più in modo indiscutibile. Sono cablate meglio. Hanno il cervello che invece di essere a scomparti è tutto interconnesso. Hanno scariche ormonali più utili all’empatia che alla lotta. Hanno un’esperienza di mediazione anziché di sfoggio di superiorità.

Somigliano più al web che a un libro. Disponibili iperlink contro pedante profondità. Nella mia esperienza aziendale mi sono trovato a lavorare più con femmine che non con maschi. Non ho dubbi al riguardo.

4. La mentalità

La mentalità femminile, omnicomprensiva, attenta al totale, ecologica è più adatta al presente quando si tratta di gestione aziendale.

La capacità delle donne di notare le tensioni e le idiosincrasie personali durante i meeting aziendali, permette loro di evitare inutili sprechi di energie o di usarle per i loro scopi. L’ho visto in centinaia di occasioni. Io lo chiamo “l’effetto ricrescita”.

Quello strano fenomeno per cui solo una donna si accorge della ricrescita della riga centrale dei capelli un’altra donna. La ricrescita rende vecchia la tinta definendo così il soggetto come troppo sciatto o troppo occupato o distratto per prendersi cura della propria immagine. Un brutto segno, insomma.

Un fenomeno che alla maggior parte dei maschi sfugge completamente ma che a me sembra sintomatico. A qualche maschio questa cosa fa ridere? Bè, se foste femmine non ridereste troppo ed è per questo che un giorno le femmine vi sostituiranno.

In un mondo globalizzato questo segnale debole, per quanto comico, indica la nostra progressiva e tutta maschile inidoneità a fungere da pivot e registi. Potremmo essere bravi tecnici, ma non avremo l’inquadratura generale. Sicuramente non si può generalizzare.

5. Lo stile

Ma un mondo aziendale liquido prevede nuotatori capaci di cambiare stile e su questo noi uomini abbiamo difficoltà. Nasciamo con delle cinture da idraulici o elettricisti o dentisti o cardiochirughi o fresatori attorno alla vita. E non le cambiamo volentieri se non per forza.

Le donne nascono con l’unica consapevolezza che devono tenere in equilibrio cento cose. Pochi strumenti e tanta sensibilità. Questo è il punto. Ristrutturare un’azienda, cambiare funzione, fare accettare il cambiamento o l’inaccettabile è più facile se senti come sente chi ti sta attorno.

Non è questione di migliore o peggiore. È questione di tempi. Questi tempi hanno bisogno di questo. Se hai quello che serve hai soluzioni. Se hai soluzioni servi. Se servi hai potere. Se hai potere puoi mettere in crisi chi il potere ce l’ha per autorità ma non per merito. Le donne di potere fanno paura per questo.

Ma anche per un altro motivo. Siamo in un’epoca di passaggio. Non è tutto così bianco o nero. Le donne hanno ancora bisogno di scimmiottare i maschi in molti casi. E questo crea un organismo geneticamente modificato. Un essere con i superpoteri delle donne ma con l’aggressività e la stronzaggine che i maschi presentano con maggior frequenza.

Un essere che nota tutto e non dimentica nulla. Che fonde aspetti professionali e personali in un’unica dimensione che non lascia più scampo e possibilità per una birra riparatrice al bar a fine serata, dopo una discussione drammatica in azienda.
Questo spaventa ancora di più. E spaventa sì i maschi, ma anche le femmine.

Il perché di un modello vincente

Questo organismo geneticamente modificato potrebbe avere vita lunga oppure breve, se il mercato si correggerà, apportando correzioni alle sue derive, che paghiamo già con tensioni sociali e ambientali e che peggioreranno senza l’empatia necessaria.

Ma questa è un’altra storia. Questo è un altro film.

 

 

[Credits immagine: Luca Rossato]

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Autore
Manager e scrittore. Nato nel 1964 a Bassano del Grappa (Vi), dopo la laurea in Economia presso l’Università di Cà Foscari incontra alcune grandi aziende, tra cui Adidas e Diesel. Attualmente è consulente di Direzione del Gruppo OTB per le strategie di Employer Branding. Tra i suoi successi editoriali, "Dovresti tornare a guidare il camion Elvis" (Ed. FrancoAngeli).
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