Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

L’ignoranza creativa: un punto di riferimento che fa paura

I creatori di percorsi hanno le gambe intelligenti e un cervello sciocco
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Siamo immersi nella società imprenditoriale della conoscenza, ma non pratichiamo l’ignoranza creativa – quella che porta al di là dell’orizzonte visibile. L’ignoranza creativa dovrebbe, ma quasi mai lo è, il nostro punto di riferimento.

L’innovazione è cambiamento, ma come sarà il cambiamento? Con le scelte fatte oggi scegliamo il futuro che vogliamo. Non è però detto che il futuro sarà proprio quello che abbiamo immaginato. Il viaggio verso il futuro è una vera avventura che vede nostri compagni di viaggio l’incertezza e l’ignoto. Come dice Mark Twain con sottile ironia, “Tutto ciò che serve in questa vita è l’ignoranza e la fiducia, e il successo è sicuro”.

La maggior parte degli innovatori pensa al cambiamento come un’estrapolazione di eventi passati, un cambiamento inteso a migliorare ciò che già si sa come pianificare ed eseguire. La probabilità di successo può essere misurata: il rischio risiede nella misurazione. Tuttavia, impegnata a rifare e inventare un mondo che non esiste ancora, una minoranza di innovatori decide anzitutto di cambiare se stessi e lasciarsi alle spalle quella luce del giorno che è la certezza, avanzando nella notte buia dell’incertezza non misurabile. Per loro, l’ignoranza non è una barriera all’azione. Quel che accadrà lungo il percorso verso il futuro lo scopriranno strada facendo, come parte del processo di rifare e inventare. Il comportamento di questa minoranza richiama la lezione del grande economista britannico John Maynard Keynes che ha posto l’incertezza al cuore dei problemi economici contemporanei. I creatori di percorsi sono leader di una minoranza che vive nella certezza dell’incertezza, e questo è il motivo per cui essi affrontano, sguardo in avanti, l’imprevedibile.

Secondo la tradizione, le imprese innovano rispondendo ai desiderata del cliente. La mappa della conoscenza padroneggiata dagli esperti dentro l’impresa e da altri che collaborano con loro dall’esterno è lo strumento utilizzato per migliorare le prestazioni dei propri prodotti e servizi, e per conquistare nuovi clienti. Una volta che il percorso da esplorare è disegnato sulla mappa, sapere come arrivare al traguardo è ciò che determina il successo o il fallimento dell’innovazione incrementale.

Tuttavia, il progetto più raffinato e la più efficace attuazione non sono garanzie assolute di successo. Il successo che fa la differenza è il risultato di un cambiamento di paradigma nella tecnologia e nel modello di business, una forte perturbazione del clima culturale che si abbatte sulla mappa della conoscenza di cui si è in possesso. Una perturbazione che porta il nome di “ignoranza creativa”. Essa illumina i non esperti, quelli che non hanno o non vogliono affidarsi alla mappa della conoscenza, tanto da indurli alla ricerca del come creare (non trovare!) percorsi inediti. È quella dell’ignoranza creativa una luce in grado di oscurare le stelle più luminose del firmamento dell’imprenditorialità. BlackBerry e Nokia sono stati pesantemente danneggiati, colpiti dagli assalti di Apple, Google e Samsung. Pensate che all’apparire dell’iPhone quelli di Blackberry reagirono pressappoco così: “in fondo, è solo un giocattolo”. I modelli di business di Ikea e Zara hanno causato gravi lesioni ai loro concorrenti italiani e di altri paesi.

I creatori di percorsi hanno le gambe intelligenti e un cervello sciocco. Le loro idee sono modellate incamminandosi a piedi nel vuoto di conoscenza, senza mete prefissate. Lungo il cammino essi scoprono analogie sottili e, per sagacia e caso fortuito, superano i limiti fissati dalle mappe di conoscenza, aprendo così nuove rotte prima sconosciute e collegandole tra loro. Nel cambiare le traiettorie, i creatori di percorsi rivelano bisogni latenti, inespressi, dei consumatori. Le domande tradizionali di costoro lasciano il posto all’acquisto di prodotti rivoluzionari apparentemente scaturiti dal nulla.

L’export manifatturiero del Made in Italy è bello al pari di Narciso. È innamorato della sua immagine riflessa nello specchio della mappa della conoscenza in suo possesso. Per non fare la fine di Narciso che cadde nel fiume in cui si specchiava, la manifattura italiana farebbe bene a osservare attentamente il brutto anatroccolo partorito dall’ignoranza creativa che d’improvviso muta in un cigno bellissimo.

L’ignoranza creativa è un punto di riferimento allettante quanto pericoloso. Ciascun innovatore che traccia percorsi inediti dovrebbe allora prestare attenzione a queste parole di Voltaire: “La nostra specie meschina è così fatta che quelli che camminano sul sentiero molto frequentato non smettono di lanciare pietre contro coloro che stanno mostrando una strada nuova”.

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Autore
Fondatore dell'International Entrepreneurship Academy, è Senior Research Fellow dell'International Value Institute presso la National University of Ireland in Maynooth, Dublin e dirige un laboratorio di sperimentazione di startup innovative presso il centro di imprenditorialità EDEN della stessa Università. È anche Professore ospite presso le Università di Tartu in Estonia e di Tehran in Iran. È "Erudite Scholar" dell'Università di Calicut in India.
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