Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Manager, siete ancora capaci di dettare la via?

Distinguere tra le parole guida, indicatore e gestore
Manager, siete ancora capaci di dettare la via?
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Un’interessante domanda da porsi se oggi i manager sono ancora capaci di essere da guida. Ancora più interessante è chiedersi se lo siano mai stati. Fermiamoci un attimo a riflettere sul significato della parole. Troppe volte usiamo dei termini a cui diamo significati generali e a volte non completamente corretti. Ma in ogni parola c’è una forza vitale che occorre andare a cercare, togliere dalla polvere e far brillare di nuovo. Tutto sarà più chiaro.

Chi è una guida? Restando sul tema, colui che detta la via. Detta la via perché la conosce e la conosce perché l’ha già percorsa. Se torniamo un po’ indietro nel tempo, quando questa parola ha preso il suo significato possiamo capire meglio. La guida era chi, avendo già fatto un percorso sconosciuto e molte volte pericoloso, avendo scoperto un punto di arrivo ed essendo anche tornato indietro, poteva portare altri che non lo conoscevano per la stessa strada, a quel destino, con il minor rischio possibile. Rischiando di nuovo anche lui, in prima persona, quel percorso difficoltoso.

Altri che, come non vedenti, si affidavano e davano totale fiducia a chi quella strada l’aveva già percorsa per raggiungere un posto che rappresentava per loro, il più delle volte, un obiettivo vitale. Da questa, sicuramente scarna, definizione, nascono subito alcuni concetti, guida è colui che indica una via da cui lui per primo è passato, di cui si porta le ferite sulla propria pelle, di cui conosce ogni difficoltà, sa di cosa parla e sa come trasmetterlo. È una persona a cui è possibile dare totale fiducia, mettere la propria vita nella sue mani, perché sappiamo che si prenderà cura di noi per quanto sarà possibile. Sa ammettere i propri errori e se ne assume la totale responsabilità.

Non credo di sbagliarmi se azzardo dire che pochi, anzi, molto pochi manager che abbiamo incontrato direttamente o indirettamente rispecchiano questa descrizione. Anche qui un problema di definizioni. Se prendo il termine Manager e lo traduco in italiano questo diventa Gestore.

Una fra le tante definizioni di Manager recita “Il ruolo del manager comporta non solo il coordinamento, la guida di un gruppo di persone, rappresentato dalle risorse umane a disposizione dell’azienda o della parte di azienda (unità organizzativa) sotto la sua responsabilità, ma anche e soprattutto l’assunzione di decisioni di pianificazione e di gestione per garantire l’ottenimento di risultati in linea con gli scopi aziendali.”

Il Manager gestisce risorse umane, gestisce persone, peccato che le persone non vogliono essere gestite, nessuno di noi vuole essere gestito. Chi ha figli piccoli mi capirà immediatamente. Ai manager viene insegnato a gestire persone che non è possibile gestire. Se gli viene detto che le persone sono parificate al macchinario e che io , da Manager, le posso gestire, ovviamente non mi preoccuperò, al pari di una macchina, che questa abbia fiducia in me oppure che sia persuasa di ciò che c’è da fare o lo conosca fino in fondo. Non mi preoccuperò di andare prima io, di sacrificarmi per lei se necessario , di prendermi cura di lei per essere certo del risultato che porterà beneficio a entrambi.

Quindi, se questo è vero, un Manager che entra in questo paradigma, non è certo una guida, non detta strade, dice solo dove si deve andare negli interessi della azienda e, perché no, suoi. Ma sicuramente quella strada non l’ha mai percorsa, non sa nemmeno cosa si prova a percorrerla. Molte volte ho ascoltato questa frase: “resize your business” che tradotta significa sostanzialmente manda a casa le persone che non ti servono perché è calato il lavoro. Ma chi decide di farlo probabilmente non è mai passato da quella esperienza e probabilmente è lo stesso le cui decisioni hanno portato a quel calo di fatturato che, spostando la responsabilità su crisi mondiali, cambi euro/altre valute e via dicendo dice dove gli altri, spesso senza responsabilità, devono andare.

Un autore che ho avuto la fortuna di conoscere, Simon Sinek, una volta ha chiesto: perché le persone non sopportano i bonus milionari che vengono elargiti ad alcuni Top Manager. La risposta è semplice ma forse non scontata, questi vengono pagati per distruggere la vita delle persone. Nessuno si sarebbe scandalizzato se fosse stato dato un bonus di 5 milioni di euro a Madre Teresa di Calcutta.
Questi signori sanno sicuramente dove andare o meglio dove far andare. Ma non sono guide.
Se torniamo alla domanda, i manager sono mai stati capaci di dettare una via, sono stati e sono guide? Credo che dopo queste poche righe l’unica risposta sia, molto pochi.

La nota positiva è che sappiamo come fare a far si che i manager (leader) del futuro siano guide, capaci veramente di dettare la via e camminare accanto al loro team. Quindi abbiamo speranze anche perché lavorare con Manager guida veri porta tutti quei risultati che le aziende auspicano di raggiungere.

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Autore
Presidente della divisione PCMC (Paper Converting Machine Company) della multinazionale americana Barry-Wehmiller, laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, farmacista, master in Piante aromatiche e medicinali, studi di finanza, economia, studi di teologia e filosofia, master in Gestione e sviluppo delle persone nelle organizzazioni – Alta Scuola di Psicologia Università Cattolica. Esperto di Lean Production e sistemi qualità, come strumenti di leadership etica e motivazionale. Un background di conoscenze miste, forse anche opposte, ma tutto è pieno di vita e la vita nasce anche dagli opposti, comunque un'anima sempre in viaggio. Ha lavorato in grandi aziende multinazionali per poi approdare alla Barry-Wehmiller nel 2005 dove ha trovato un approccio di leadership in cui si riconosce e che ha contribuito a sviluppare e divulgare. Dal 2005 si occupa soprattutto di persone, all'interno di un ambiente di business competitivo e aperto al mercato mondiale che richiede anche di avere un occhio anche ad altro, ma non si lascia distrarre troppo: dare senso a ciò che le persone fanno sul posto di lavoro è sfida e passione. Una sfida che ha dato alla luce un libro La Morale Aziendale, Ed. Tecniche Nuove 2014. Altri libri in arrivo ma a rilento, perché è arrivato, nel frattempo, anche un bimbo che adesso ha 20 mesi e a cui dedica tutto il tempo possibile. Docente di master della università di Pisa, ha studiato teatro, musica, canto, e si dispiace ancora di aver dovuto rinunciare ad una possibile carriera teatrale per una più sicura laurea in chimica…ma non si sa mai.
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