Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Meno male è lunedì

Un film testimonia un progetto sociale unico in Italia
Meno male è lunedì
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“Dove c’era una palestra è nata un’officina: produce componenti meccaniche ad alta tecnologia. Ci sono operai in pensione che a fine turno tornano a casa e ci sono operai a pensione che a fine turno salgono al piano di sopra. Tre aziende li hanno fatti incontrare. Per imparare, produrre, ripartire”. Inizia così il trailer del film Meno male è lunedì di Filippo Vendemmiati.

I protagonisti sono i detenuti del carcere della Dozza di Bologna che hanno ricominciato a sentirsi vivi grazie a un progetto partito cinque anni fa e sostenuto da tre aziende Marchesini Group, Ima e GD.

Il film racconta, senza pietismo né retorica, di come si possa restituire la speranza e la voglia di fare a chi, nel corso di una lunga pena detentiva, quella speranza e quella voglia le avevano perdute. E allora il miracolo è tutto nelle parole di uno di loro “Purtroppo sabato e domenica non si lavora”.

Il tema è quello della riabilitazione del carcere sancito dalla nostra Costituzione, che dovrebbe concedere una seconda possibilità a chi ha sbagliato.

Nel carcere la realtà è esattamente ribaltata -sottolinea Vendemmiati- è la noia a prevalere e il lavoro consente di evadere dal pensiero quotidiano.

È il primo caso in Italia di un’azienda costituita dentro a un carcere.

A differenza di altri casi, questa è una vera e propria azienda (FID, Fare Impresa in Dozza, Impresa sociale srl, ndr)

spiega Valentina Marchesini, HR manager della Marchesini Group spa.

Insieme a GD e Ima abbiamo ricondizionato la palestra del carcere, trasformandola in un’officina simile a quella dei nostri subfornitori.

Sono stati inizialmente selezionati 15 detenuti (oggi sono 30) con pene definitive superiori ai cinque anni.
Dice Marchesini:

Noi non chiediamo il reato – per non discriminare nessuno.

Coloro che sono stati ritenuti idonei al reintegro, hanno seguito dei corsi di formazione, con la partecipazione della Fondazione Aldini Valeriani, e vengono assistiti da tutor che sono ex dipendenti in pensione delle stesse aziende coinvolte.

I detenuti lavoratori sono stati assunti dall’azienda del carcere a tempo indeterminato, ma naturalmente il contratto decadrà a fine pena. L’assunzione è con il contratto nazionale dei metalmeccanici e quindi con il loro stipendio saranno in grado di ricostruirsi una vita dopo il carcere o di mantenere la famiglia.

In sette sono già usciti dal carcere, hanno preso casa e si sono rifatti una famiglia

sottolinea Vincenzo Sartoni della Fondazione Aldini Valeriani, che è stato docente per la formazione tecnica.

Siamo partiti pensando a un obiettivo

–aggiunge Marchesini-

quello della riqualificazione dei detenuti, e ne abbiamo ottenuti due perché coloro che insegnano sono i nostri ex dipendenti che si sentono coinvolti nuovamente e quello che trasmettono è una cultura umana.

Tutti i testimoni parlano del forte legame che si è creato tra ex dipendenti e carcerati, uniti da uno scopo comune e da un ritrovato senso per la vita.

E fuori dal carcere? Le aziende che hanno dato vita al progetto sono interessate ad assumerli:

Ne abbiamo già assunti due

sottolinea Marchesini.

Gli altri hanno comunque maturato una buona specializzazione e con un po’ di aiuto possono entrare in altre aziende metalmeccaniche del territorio. È, per esempio, il caso della Varvel, altra azienda di Bologna che ne ha assunto uno:

quando Vincenzo Sartori, della Fondazione Aldini Valeriani, me lo ha proposto ho deciso di sposare la causa del progetto, assumendo Said che ora è con noi da venti giorni

spiega Alessia Benevieri, HR manager di Varvel.

Il 2 marzo il film verrà presentato a Milano al Cinema Mexico. Per le programmazioni nelle sale delle altre città, andate sulla pagina Facebook di Meno male è lunedì.

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Autore
Giornalista economica, esperta di mercato del lavoro, scrive per Il Corriere della Sera, Nuvola del Lavoro e in precedenza per La Stampa e Il Sole 24 Ore; ha contribuito a fondare e diretto un magazine online dedicato ai temi del lavoro giovanile. È docente di Relazioni pubbliche e si occupa dello sviluppo delle nuove professioni legate al web; è consulente di comunicazione per le relazioni con i media, i social e le relazioni istituzionali e tutte le attività finalizzate al miglioramento della reputazione delle organizzazioni. Si è in particolare occupata di employer branding e di tematiche legate all’occupazione e alla formazione giovanile e femminile.
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