Parco Sempione, luogo di aggregazione a Milano

Milano non è solo una città per milanesi

Sono molte le iniziative per rendere Milano una città più vivibile e accogliente. E per restituire ai residenti il territorio cittadino

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Durante il giorno la circonvallazione in viale Monte Ceneri è una pista rettilinea a due piani, ma di notte la sopraelevata è chiusa, così mi rassegno alla coda all’incrocio con via Mac Mahon.

È un trentenne atletico, occhi fissi allo smartphone sul manubrio. Mi supera da destra: il taglio della carreggiata in diagonale dev’essere per lui una pratica collaudata, ma stasera piove e la ruota davanti incontra il bagagliaio dell’auto che mi precede. Il corpo del giovane volteggia in aria e atterra tra le corsie a dieci metri dalle mie ruote, mentre scatta il verde.

Si rialza subito, è andata bene. Incurante del sangue e delle auto che lo sfiorano, ha occhi solo per la ruota – che non si è deformata – e per la grande scatola fluo che deve fissare nuovamente sul portapacchi. Al resto penserà più tardi: è pagato a consegna, e non può permettersi la recensione negativa di chi ha fatto l’ordinazione.

Il costo di vivere a Milano

Potrebbe essere uno dei 18.000 nuovi residenti arrivati negli ultimi due anni a incrementare la schiera delle famiglie “unipersonali”, che a Milano sono ormai la metà del totale (erano un terzo nel 2000). La città, nuovamente attraente, sta affrontando il problema di tornare a essere accogliente, il che ha molto a che fare con la sostenibilità della scelta di abitarci. L’affitto di un appartamento costa in media 938 euro al mese e anche in condivisione si spende molto: la media è di 528 euro per una camera singola, 388 per un letto in una camera a sua volta condivisa.

Il sindaco Sala ha annunciato di voler includere nella sua politica di utilizzo del territorio iniziative di housing sociale che aumentino l’offerta di appartamenti in locazione e facciano scendere i prezzi: tra qualche anno sapremo se i proprietari, che oggi si guardano bene dal venire incontro agli inquilini e preferiscono lasciare sfitti 70.000 alloggi in città, avranno davvero motivo di considerare il Comune un concorrente temibile.

Meno auto, più scooter

Se si spende tanto per l’alloggio, bisogna tagliare su altri costi. Nel 2011 a Milano erano presenti 584 veicoli ogni mille abitanti; quattro anni dopo erano 510 (-12,67%), in controtendenza rispetto al dato regionale (592). Complici i provvedimenti degli ultimi anni relativi all’Area C e ai parcheggi a pagamento, negli stessi anni ottomila milanesi hanno venduto la loro auto sostituendola con una moto o con uno scooter.

Dati coerenti con alcune scelte recenti dell’amministrazione: le compagnie di car sharing fanno circolare a Milano 2386 auto (sulle 5400 presenti in Italia), utilizzate ogni giorno da 12.750 utenti con una media di utilizzo di 25 minuti. E nei primi sei mesi da quando l’orario delle prime corse della metropolitana è stato anticipato alle 5.40 (prima si iniziava alle 6.15), ne hanno approfittato 542.000 passeggeri in più.

Mangiare costa, ordinare costa di più

A Milano si spende molto anche per il cibo. In più, fare la spesa richiede un tempo che molto spesso viene assorbito dalla parte attiva della giornata, e poi chi vive da solo non ha tutta questa voglia di cucinare. Spuntano come funghi, in tutti i quartieri, ristoranti che offrono un solo prodotto con le sue varianti: hamburgerie, paninerie o toasterie, oltre alle tradizionali pizzerie, che permettono a chiunque di mangiare con una spesa contenuta (sebbene spropositata in rapporto al costo sostenuto dal ristoratore). Per chi non ha più voglia di uscire o di restare fuori casa dopo il lavoro, ci sono le app per le consegne a domicilio, utilizzate massicciamente proprio dalla ristorazione mono-prodotto.

Ma si risparmia veramente? Sembra proprio di no. Confrontando i menu degli stessi ristoranti sui loro siti e tramite le app delle consegne a domicilio, ci si accorge che nel secondo caso i prezzi sono mediamente più alti del 10%, e si deve aggiungere – per alcune app – il costo della consegna (e della mancia a chi la esegue materialmente). Eppure servizi come questi spopolano.

La Milano condivisa

Il fatto che i residenti soddisfino i bisogni essenziali – dormire, spostarsi, mangiare – è sufficiente per definire una città accogliente? Milano sa bene che non basta, e da anni mette sul piatto un’offerta culturale più ricca, variegata e continua di qualunque altra città italiana. Viene però il dubbio che di questa offerta i turisti – sempre più numerosi, fenomeno piacevolmente nuovo nella storia della città – beneficino più dei residenti.

Ma se la città fa fatica, i milanesi di oggi conoscono tanti modi per unire le forze e riprendersi il territorio cittadino.

Sono quasi cento le aree utilizzate come orti urbani condivisi: un’iniziativa nata spontaneamente dal basso, alla quale il Comune ha risposto con l’abolizione della cauzione e con regole di assegnazione che favoriscono le categorie socialmente deboli: la prima concessione dura nove anni ed è gratuita, e si può rinnovare per altri tre versando 300 euro all’anno.

Chi invece cerca il contatto con la terra per rilassarsi e cercare la bellezza può segnalare ai Consigli di Zona le aree urbane degradate o abbandonate, o sotto-utilizzate, da trasformare in giardini condivisi. L’amministrazione si fa carico di tutti gli interventi preparatori – allacciamento agli impianti idrici, smaltimento dei rifiuti, eliminazione delle piante infestanti – e poi affida gli spazi ai nuovi cittadini giardinieri, i quali potranno fare nuovamente affidamento sul Comune per interventi successivi di potatura o disinfestazione.

Iniziative e progetti come questi diventeranno caratterizzanti di un nuovo modo di considerare il rapporto tra residenza e fruizione del territorio nei prossimi dieci anni, quando sarà ultimato il recupero dei sette scali ferroviari urbani destinati a formare la Circle Line: Oltre 675.000 metri quadrati, il 65% del totale, diventeranno uno spazio pubblico in gran parte destinato al verde. L’intero scalo della stazione San Cristoforo (140.000 metri quadrati) diventerà oasi naturalistica. Il tutto mantenendo in funzione il traffico ferroviario, con linee e stazioni che, anziché separare i quartieri, li metteranno in collegamento tra loro.

L’accoglienza attraverso la condivisione

Insomma, sembra proprio che per rendere Milano una città accogliente la condivisione sia la ricetta giusta: un concetto interpretato alla lettera dalle migliaia di cittadini che una volta all’anno indossano i loro abiti più eleganti, escono da casa con stoviglie e sedie sotto braccio e realizzano “Cena con me”, il più raffinato e gustoso flash mob che si possa immaginare, nelle piazze e nei giardini più belli della città.

All’efficienza dei servizi e dell’amministrazione, alla facilità di movimento, alle occasioni di trovare un lavoro, occorre aggiungere un ingrediente decisivo per la qualità della vita di chi vive nella città: bisogna incentivare e rendere accessibile il valore delle relazioni tra le persone. Favorire l’impatto ecologico del car sharing è un’ottima idea; promuovere il valore emozionale del car pooling è un’idea ancora migliore.

Il Comune rivolga la sua attenzione non solo all’effetto economico dall’housing sociale, ma anche al valore relazionale del co-housing sociale. Il CEO di Foodora, Eduardo Goes, sogna una “nuova generazione di ristoranti dedicati alla sola consegna a domicilio, senza servizi al tavolo, capaci di scansare l’imprevedibilità dell’affluenza dei clienti in sala”, e annuncia che presto “non avremo bisogno di metterci ai fornelli: sarà soltanto un hobby, una passione”. Destinata a non essere coltivata se non in assoluta solitudine, come auspica la pubblicità dell’app per la consegna di pasti a domicilio Seamless apparsa sulla metropolitana di New York: “Soddisfa il tuo desiderio di avere zero contatti umani”.

Noi invece puntiamo a un futuro del tutto diverso. Gli urbanisti e i politici, per favore, non si dimentichino delle cucine condivise, con grandi tavoli per ospitare tutti.

 

Photo by Alessandro Perazzoli (Own work) [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

Di origini siciliane (per un quarto calabresi), è nato nel 1970 a Milano, dove vive da sempre. E' sposato e ha due figli. Da ottobre 2017 fa il notaio a Milano, dopo avere esercitato la professione per quasi quattordici anni a Pavia. È stato per otto anni docente di diritto societario presso la Scuola del Notariato della Lombardia e ha collaborato con la Fondazione Italiana del Notariato, come membro del comitato scientifico e come relatore in convegni, a due importanti progetti formativi in materia di diritto dell'UE cofinanziato dalla Commissione Europea, con il coinvolgimento dei Notariati e di Università di più Stati europei. Nel triennio 2012/2014 ha fatto parte della Giunta nazionale di Federnotai, di cui è stato Presidente nazionale per il triennio 2015/2017. Appassionatissimo di narrativa e saggistica, cerca di dedicare il tempo libero alla musica e al cinema. Ama viaggiare in luoghi che consentano di coniugare la vacanza e la cultura, preferibilmente percorrendo lunghe distanze alla guida. Rimandando troppo a lungo il proprio ritorno all'attività sportiva (tennis e volley), accompagna in veste di team manager una squadra di volley giovanile. [ Guarda tutti gli articoli ]

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