Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

(Nuovi) rischi dell’e-commerce cinese

Il “punto luminoso” dell’economia cinese corre qualche rischio in Italia e in Cina
(Nuovi) rischi dell’eCommerce cinese
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Vuoi un Big Mac a casa in pochi minuti? Oppure un frigorifero per fine della giornata? Se sei in Cina preparati ad aprire la porta, qualcuno sta per suonare al campanello con ciò che desideri. Il settore dell’e-commerce viene sostenuto dal governo cinese come il “punto luminoso” nel futuro dell’economia, sia per il giro d’affari che la capacità di impiego (gli impiegati full-time del Gruppo Alibaba, ad esempio, nel 2015 sfiorano la soglia dei 35 mila contro i 22.075 dell’anno scorso). Ma ci sono anche dei rischi dell’e-commerce cinese?

Tra le figure professionali più ricercate e contese dalle grandi aziende, Micheal Page indica Development Director, Product Director, UI/UX Director e Operation Director. Per attrarre queste figure, ambite anche dai colossi Baidu, Alibaba e Tencent, le imprese più piccole e le start-up devo per forza competere alzando gli stipendi. Inoltre l’e-commerce cinese si basa su un “esercito di gambe” che garantiscono la consegna dei prodotti ordinati nel più breve tempo possibile. Nel 2013 Alibaba, dopo aver sistemato la gestione della transazione con Alipay (un sistema di pagamento simile a Paypal), ha iniziato a controllare autonomamente anche la spedizione grazie al China Smart Logistics Network (CSN), le rete logistica che garantisce spedizioni in qualsiasi città della Cina entro 24 ore.

Recentemente ha accresciuto ancora il suo network logistico grazie all’affiliazione di Cainiao, un servizio capace di assicurare la consegna di prodotti alimentari freschi. Negli ultimi due anni, il settore dei generi alimentari è diventato sempre più importante per le aziende cinesi e-commerce. A causa degli scandali sulla sicurezza alimentare e dei supermercati super affollati, i clienti si rivolgono a negozi online per acquistare prodotti di qualità e richiedono e spedizioni sempre più veloci. Secondo Nielsen, il 46% dei consumatori in Cina hanno fatto acquisti di generi alimentari online, uno dei tassi più alti del mondo. Per i venditori dunque, molti rischi dell’e-commerce sono legati alla possibilità di una consegna tempestiva.

Nuovi rischi dell’e-commerce cinese, se le gambe smettono di correre

Se l’esercito di “gambe” che dovrebbe garantire le consegne viene scosso da agitazioni sindacali, il meccanismo rischia di incepparsi. Lo scorso 25 agosto i corrieri che consegnano nella provincia costiera di Jiangsu, hanno messo in atto una protesta presso il centro di distribuzione in Cina orientale di VIP.com, uno dei giganti dell’e-commerce cinese arrivato in Italia in cerca di partner. Circa 20 manifestanti, in rappresentanza di più di 1.000 dipendenti, hanno protestato per diversi giorni con striscioni per rivendicare cinque mensilità di arretrati. Infine sono saliti sul tetto della sede minacciando di saltar giù. A quel punto la polizia è intervenuta e ha arrestato i cinque sospettati di essere i principali agitatori. Lo scontro è stato esacerbato per il rifiuto di VIP.com di riconoscere che i lavoratori sono stati effettivamente impiegati dall’azienda. Ufficialmente risultavano impiegati dalla Nanjing Pai’er Courir, con cui VIP.com si è fusa qualche mese prima, proprio quando i pagamenti hanno cominciato a diradarsi. Pochi giorni dopo si è verificata una situazione simile a Shanghai, dove gli impiegati di Yihaodian.com hanno organizzato una manifestazione e minacciato di saltare da un palazzo della società come segno di protesta contro le pressioni subite. Quando Yihaodian.com è stata acquisita dal gigante statunitense Wal-Mart, circa 800 lavoratori interinali sono stati spinti a firmare un nuovo contratto oppure ad andarsene.

A queste proteste si è aggiunta, pochi giorni dopo un’altra manifestazione per gli stipendi arretrati in una società di e-commerce nella provincia di Jiangxi. Aziende di e-commerce, come Alibaba, hanno una rapida espansione in Cina con l’aiuto di politiche governative favorevoli, ma le recenti proteste sul lavoro indicano che il processo di crescita non sarà facile come molti avevano sperato. L’estate ha visto un picco nel numero delle controversie nel settore retail in generale, che vanno da proteste nei grandi magazzini agli agenti immobiliari. I servizi di vendita al dettaglio rappresentano ancora solo circa il 10% del numero totale di incidenti registrati dalla mappa del China Labour Boulletin ma i numeri assoluti sono in crescita e già superano il totale dello scorso anno.

I rischi dell’e-commerce cinese per le aziende italiane

Per le aziende italiane i rischi relativi all’utilizzo di piattaforme di e-commerce cinesi sono legati principalmente ai diritti di proprietà intellettuale e alle importazioni parallele. Su Taobao, ad esempio, la nota piattaforma C2C del gruppo Alibaba, si possono trovare facilmente prodotti italiani contraffatti o frutto di importazione parallela. Taobao assicura i clienti sull’originalità dei prodotti e sulla qualità dei controlli ma la possibilità di trovarvi prodotti falsi è ancora elevata. Tmall, la piattaforma B2C nata del 2008, ha in parte arginato il problema. Per facilitare l’ingresso delle aziende italiane su Tmall Global, l’estensione di TMall pensata per il commercio internazionale, è stato varato a marzo di quest’anno il progetto di “E-Marco Polo”, iniziativa a supporto del Made in Italy intrapresa da Intesa San Paolo e Unicredit in collaborazione con Alibaba. I settori coinvolti sono diversi e spaziano dal beauty-care, al food & beverage (vini e cibi a lunga conservazione), al baby-care e al fashion. Nel progetto, è stata prevista una fase di test che coinvolge inizialmente un numero ristretto di imprese italiane, destinato in seguito ad aumentare.

Non tutte le aziende possono permettersi di fare la società di trading per vendere online e per loro la scelta di una piattaforma come Tmall può essere un’opportunità ma qui i rischi legati al posizionamento e alla protezione del marchio aumentano così come i rischi connessi ad una cattiva comunicazione. Spesso per presentare al meglio un prodotto bisogna adottare regole estetiche diverse, in linea con il backround culturale del Paese, codici simbolici diversi, e un anche un approccio diverso: ad esempio quando si entra in un e-commerce cinese si ha la stessa impressione che si ha entrando in un negozio fisico o guardando il numero dei piatti ordinati al ristorante: tutto è sovrabbondante e in eccesso rispetto alle esigenze. Lo stile minimale non è gradito. È meglio abbondare per non correre rischi. È meglio, soprattutto, conoscere le regole del gioco. Poi non resta che sperare che l’esercito di gambe corra veloce.

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Autore
Si laurea in Filosofia e trascorre un anno a Parigi. Lì decide di intraprendere un PhD sul rapporto tra pensiero occidentale ed asiatico nel ‘900. Dopo il dottorato si specializza in web-marketing e lavora in ambito marketing e comunicazione. Nel 2013 si trasferisce per un anno a Shanghai e inizia a parlare la lingua cinese. Il Paese del Dragone la conquista con le sue incredibili contraddizioni e lei inizia a raccontarle in diverse testate digitali. Rientrata in Italia, lavora come consulente digitale e Content Manager.
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