Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Nutrire il Pianeta, non solo gli umani

Se la Carta di Milano avesse successo, il luogo delle profezie della Vita avrà vinto, in caso contrario l’Expo sarà stato solo un costoso luna park
Giorgio Di Tullio
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Signore e signori disponiamoci alla meraviglia nell’incontrare l’intelligenza dell’uomo ai suoi limiti. L’Expo, meglio ricordarlo, è Esposizione, delle iniziative, delle previsioni, Universale, perché ogni Paese del mondo propone le proprie virtù. È un evento nel quale si profetizza il futuro di diversi argomenti (l’industria, l’acqua, le città, l’alimentazione), comparando in una gara di ricchezza e genio, i trionfi sulla potente natura, le sorti del progresso, la celebrazione degli eroismi e delle abilità umane, così come si può vedere in una galleria delle precedenti edizioni.

Dal 1851, questi sono i caratteri di un circo animato dallo spettacolo dell’uomo cannone e della mucca con due teste, della città automatica, delle stelle raggiungibili con un balzo e dei deserti che fioriscono.
Il gigantismo è il vero valore delle Esposizioni Universali, a Shanghai2010 c’erano 192 Paesi, 530 gli ettari occupati, 73 milioni i visitatori, 49,2 i miliardi di euro investiti. A Parigi per l’Esposizione universale, venne costruita la Torre Eiffel. Per quella di Bruxelles, il palazzo più bello era firmato Le Curbusier.

Il simbolo dell’Expo milanese è invece l’Albero della Vita, ottimizzato per la celebrazione televisiva, pensato da un organizzatore di matrimoni olimpici, di inaugurazioni monumentali. Forse più bello il nome che l’oggetto.
Il mondo, intorno all’Albero della Vita, è convocato sul tema della nutrizione. Dare da mangiare ad una popolazione in crescita senza distruggere l’ambiente e preservare le risorse anche per le generazioni future: una corretta alimentazione, uno stile di vita sobrio ed una migliore qualità favoriscono l’efficienza ecologica dei sistemi agricoli.

Ma siamo l’Italia. Ed Expo2015 presenta il meglio ed il peggio del nostro sistema. Grandi progetti, creatività, cambiamenti a buon rendere, mafie, retoriche, black-block, lavoro, abbiamo messo in gioco tutta la nostra gamma di positivo e negativo. Il progetto originario era visionario, ma ha perso i suoi contenuti. Milano doveva riscoprirsi nelle vie d’acqua, nel sistema delle cascine e dei parchi, nelle filiere ecologiche metropolitane, nella smart land (cfr. Aldo Bonomi), nel solco delle grandi modernità urbane. L’evento dovrebbe rendere visibili i piccoli contadini e gli antichi saperi della terra, le giovani start-up agricole, l’acquisto solidale, la vendita dis-intermediata, la diffusione del biologico, l’accesso per tutti al cibo di qualità e di miglioramento della salute.

Dietro le parole vita e sostenibilità, Expo sembra mascheri invece un sistema che potenzia le multinazionali dell’alimentazione, del biologico per certificati e dell’agricoltura industriale. Un’occhiata agli sponsor di Expo (tra cui McDonald’s, Coca-Cola, Nestlé, Monsanto) fa esplodere la contraddizione. Quelle industrie hanno il controllo mondiale sulle coltivazioni, sugli allevamenti, sul commercio delle sementi primarie e di quelle geneticamente modificate, decidono politiche e scelte normative, schiacciano l’attività agricola rurale: questo modello nulla ha a che fare con il ritorno alla terra. Si prevede il consumo sul solo sito di Rho, di 33 mila tonnellate di bevande e di 13 mila tonnellate di alimenti. Tutto nutrimento che verrà venduto a carissimo prezzo.

E pensare che il claim di Expo è Nutrire il pianeta: il pianeta, non solo gli umani. Insomma, il rischio è che parliamo di contadini poveri e dei loro saperi ricchi, mangiandoci un hamburger, vegan-stellato e bevendo Coca-Cola verde. Si doveva parlare di Cibo, si parlerà invece, tanto, di Food (di cuochi stellati, di ricette curiose, di mode esotiche e saporite).

Diverse sono le voci che si sono levate contro Expo, come quella dell’economista Roberto Perotti, che dopo aver esposto analisi numeriche, scrive incredibilmente, che si dovevano impiegare le risorse di Expo per ripulire Milano dai graffiti, o del blogger de La repubblica Tomaso Montanari che parla di retorica Expo come strumento di sterminio di massa. Alcune voci hanno scritto a favore, come Mario Sechi, che propone una profezia sulla bellezza di Expo per promuovere il proprio nuovo libro. Un formidabile imprenditore come Oscar Farinetti ha lanciato il proprio manifesto sulla biodiversità del cibo italiano; una dichiarazione piena di ottimismo e di speranza per il futuro, toccante in alcuni passaggi; intanto Eataly propone una birra artigianale Peroni/Nastro Azzurro (un ossimoro?).

Ma poi Expo è anche 24.000 eventi previsti in città, è Cascina Triulza (padiglione della società civile) con i suoi piccoli e delicati eroi della campagna.
L’attenzione, quella attiva, andrebbe posta soprattutto sull’interessante ma ancora non evidenziata Carta di Milano: “Noi crediamo che il cibo abbia un forte valore sociale e culturale, e non debba mai essere usato come strumento di pressione politica ed economica”.

Offre differenti opzioni e consente la dialettica tra gli opposti profeti. La Carta di Milano è scritta per dimostrare che non esiste un pensiero unico dell’Expo, contiene più coscienza critica di quanta la contestazione sia riuscita e riuscirà a produrre. L’impegno di Salvatore Veca che l’ha compilata e di Vandana Shiva e Carlin Petrini che l’hanno ispirata, garantisce un pensiero non scontato. Con le sottoscrizioni ricevute, la Carta verrà presentata all’Onu nel tentativo di cambiare le regole del gioco.

Se la Carta avesse successo, il luogo delle profezie della Vita avrà vinto, in caso contrario l’Expo sarà stato solo un costoso luna park, costruito intorno ad un Albero finto e secco.

[Credits immagine: New Old Stock photos, nos.twnsnd.co]

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Autore
Di formazione filosofica ed antropologica, esplora miti ed esperienze di terre diverse dedicandosi alla ricerca ed alla documentaristica su architetture, nature e territori, in più di quaranta nazioni nel mondo. Era a Mosca durante la caduta del muro di Berlino, a Cape Town alla fine dell’apartheid; ha viaggiato, scritto e fotografato in Corea del Nord, Islanda, Nuova Caledonia, Cina, Nuova Zelanda, Tanzania, Russia. Svolge attività di innovazione e progettazione sistemica, sul senso di prodotti, cibo e benessere. Coordina diversi gruppi di ricerca e di sviluppo di nuovi concetti per l’innovazione nei processi e nella progettazione.
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