Pagati poco o troppo?

Superpagati e sottopagati: tutte le variabili comprese tra pigrizia, sfiga e marketing di se stessi

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C’era una volta un giovane manager che, considerando l’età, gli anni di esperienza e il valore professionale, risultava sempre troppo caro rispetto ai livelli retributivi del suo mercato. Cercava di cambiare azienda ma nessun recruiter riusciva mai a piazzarlo da nessuna parte. Finché decise di avvicinarsi al mondo politico e finalmente trovò la strada che ancora oggi percorre. Non è un suggerimento a seguire la strada politica, ma solo un racconto di cose realmente accadute.

Anni fa andavo regolarmente a Londra per conto di una grande Investment Bank italiana, cercando di riportare in Italia ragazzi affermati nel mondo della finanza londinese. Purtroppo i livelli retributivi dell’epoca erano già stratosferici rispetto ai nostri (più di oggi) e i ragazzi sotto i 30 anni che selezionavo guadagnavano molto ma molto di più dei top manager delle banche italiane. Per aggirare il problema retributivo e per evitare squilibri e ripercussioni sindacali, potemmo assumere soltanto alcuni candidati passando attraverso le strutture estere della Banca e solo dopo molti anni riuscimmo a convincerla a rivedere le strutture retributive.

Questi due esempi di vita vissuta dimostrano che, a prescindere dalle nostre competenze, dalla nostra bravura e dai nostri punti di forza, a volte non si viene scelti perché si guadagna troppo rispetto alla posizione offerta.

D’altra parte vi sono anche tanti candidati, piuttosto bravi, che meriterebbero di guadagnare di più ma le circostanze della vita non li hanno favoriti e sopravvivono sotto la media del loro mercato.

Perché? Sono pigri, non sanno vendersi bene o questione di sfiga?

Se vale tanto costa tanto. Niente di più falso.

Anche quando si guadagna poco si rischia di essere esclusi, già al primo screening, perché vale la credenza che se uno guadagna poco vale poco e se guadagna tanto allora è bravo. Come nei negozi: se costa di più vuol dire che vale di più. Niente di più falso. Ci sono tante (direi troppe) persone superpagate – soprattutto personaggi noti al pubblico e super pagati per quel poco che valgono – e tantissime brave persone sottopagate rispetto al loro valore reale e al valore aggiunto che apportano con il proprio lavoro.

Chi guadagna poco potrebbe almeno provare a vincere la sfiga: trovando i passi giusti di carriera, in buone aziende “che fanno curriculum”, evitando passi falsi, con dei buoni capi che sappiano apprezzare e riconoscere il talento che è in ognuno di noi. I talenti non sono una razza a parte da gestire in modalità privilegiata; ogni persona ha almeno un carisma da esprimere e toccherebbe alle aziende farlo emergere. Ma quante aziende sono così illuminate da riconoscere e premiare il valore dei collaboratori? La risposta risuona già dalla domanda.

Devi farlo sapere quanto vali

Ma attenzione: un buon curriculum e il far bene il proprio lavoro non basta, bisogna anche farlo sapere, con un buon marketing di se stessi. Come fanno molti di coloro che valgono poco e guadagnano tanto. Occorre usare bene i social network; saper apparire nei posti giusti al momento giusto, comunicare in maniera professionale e mirata, con interventi apprezzabili che facciano trasparire competenze e valore.

Chi invece guadagna troppo deve sforzarsi di dimostrare che vale quanto costa. Apparire meno e fare bene.

Tenete presente che i cacciatori di teste e i selezionatori aziendali vi osservano, anche a vostra insaputa, e si formano un giudizio su di voi in base a ciò che scrivete. Nei social, professionali e non, evitate di esporvi in maniera sbilanciata, abolite le banalità, non intervenite su qualunque argomento per dire sciocchezze; dite la vostra solo quando potete esprimere un parere intelligente e riconosciuto per la vostra professionalità; evitate di polemizzare per non rischiare un boomerang e, soprattutto, non raccontate balle sul vostro curriculum. Ogni vostro scritto potrebbe ritorcervisi contro in un processo di selezione. E le bugie vengono subito a galla durante un colloquio.

Le eccezioni (di esclusione) che confermano la regola

Ma il troppo o il poco non è solo un problema di quanto guadagno. A volte si viene esclusi da una selezione perché attualmente si occupa un ruolo più importante di quello offerto o, al contrario, una posizione molto inferiore a quella richiesta.

Le aziende non sono disposte a scommettere su qualcuno che sia troppo lontano dalle aspettative, dal peso della posizione e dagli equilibri aziendali interni, sia in eccesso che in ribasso. Le aziende scelgono i candidati “anche, ma non solo” in base al prezzo; raramente offrono un salto esorbitante di stipendio a chi guadagna poco e normalmente non assumono quei candidati che si dichiarano disposti a tornare indietro, che magari accettano per motivi contingenti e poi mollano l’azienda alla prima occasione.

Chi guadagna poco deve puntare a miglioramenti graduali nel tempo, e diffidare da chi offre subito troppi soldi (nessuno regala nulla); chi guadagna tanto deve cercare di non tornare indietro, salvo casi di necessità.

Un altro discorso è scegliere di guadagnare meno per lavorare nel mondo no profit. Ho selezionato tanti manager che hanno rinunciato a lauti stipendi per lavorare con più soddisfazione. Conosco anche un imprenditore che, dopo aver venduto la propria azienda, ha investito tempo e denaro in quel settore e oggi lavora molto più di prima ma con grandi soddisfazioni.

Retribuzioni segrete ai colloqui di lavoro?

Viene da sorridere quando negli ultimi tempi è sorto il dibattito se il candidato debba dichiarare al selezionatore quanto guadagna. Certo che deve dichiararlo e poi deve anche dimostrarlo. Ogni posizione aziendale ha un suo valore e un suo peso all’interno della struttura. E il valore non cambia a seconda del sesso (balle dei giornalisti ignoranti). L’azienda che assume comunque vuole sapere quanto guadagni oggi per proporti un incremento ragionevole domani.

Prima di candidarci informiamoci sull’azienda, sul settore, sui ruoli e sui livelli retributivi e cerchiamo di stare entro parametri ragionevoli, né troppo né poco appunto.

Ma, al di là dello stipendio e del ruolo, l’importante è essere in pace con se stessi; alzarsi sereni la mattina e tornare la sera convinti di aver fatto qualcosa di utile e dilettevole. Anche nella saggia gestione di se stessi c’è da gestire un troppo e un troppo poco.

Vito Gioia è Founder di ASA MCS ASCONS Group, specializzato nella Consulenza per la Ricerca Selezione e Valorizzazione delle Risorse – Umane e non Umane - Dopo gli studi in ragioneria ed economia e commercio accresce le proprie conoscenze con la Ruder & Finn, agenzia multinazionale di public relations, ma la formazione economica lo dirotta verso il mondo dei numeri, alla Price Waterhouse Audit. Da “revisore ottimista e pentito”, convinto che siano le persone a fare i numeri e non viceversa, si trasferisce al Management Consulting, dove crea la Divisione risorse umane. Approda nell’executive search con Carrè Orban e TASA, con il ruolo di amministratore delegato e board member worldwide. Ha pubblicato "Italian Manager", "Come farsi cacciare dai cacciatori di teste", "Il colloquio di lavoro", "È facile trovare un lavoro se hai voglia di lavorare", "Smile manager", "La ricerca di Top manager". [ Guarda tutti gli articoli ]

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