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Quindicinale, Numero 63 – 8 aprile 2018

Parchi divertimento italiani: gioco e business

Occupazione in crescita e investimenti milionari per le imprese che gestiscono i parchi divertimento. Le richieste del pubblico impongono velocità.
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L’Italia è ricca di parchi tematici legati al divertimento: alcuni sono più piccoli e meno noti, altri invece molto conosciuti. Fatto sta, che l’impresa legata al divertimento di giovani e delle famiglie italiane funziona eccome sul piano del business. Le ricadute economiche e occupazionali sul territorio sono poi enormi. Il modello d’impresa nel corso degli anni però è cambiato, andando incontro alle nuove esigenze dei visitatori.

Tre parchi, in particolare, hanno optato per il rinnovamento, pur rimanendo fedeli al loro modello iniziale: Mirabilandia, Etnaland e Leolandia.

Mirabilandia: dal primo modello alla svolta per le famiglie

850.000 metri quadrati di divertimento a Ravenna e un fatturato di 40 milioni di euro: è il parco divertimenti più rilevante del Centro Nord. Inaugurato nel luglio 1992, oggi offre 47 attrazioni oltre al parco acquatico MiraBeach. Al suo interno lavorano fino a 1.000 dipendenti in estate e per la stagione in corso la proprietà ha messo in campo investimenti pari a 3,5 milioni di euro. Dal 2006 il parco è gestito dalla società spagnola ‘Parques reunidos’, già proprietaria di strutture analoghe fuori Italia.

Nel corso del tempo Mirabilandia ha cambiato diverse volte gestione e anche il suo modello di business. Pensato inizialmente per il pubblico più giovane e spericolato, negli anni il parco è diventato il punto di riferimento per le famiglie. Ne parliamo con il direttore generale, Giampaolo Bernard: «Si tratta di andamenti normali per un parco divertimenti, soprattutto in Europa. L’investimento iniziale per un parco è molto impegnativo e conseguentemente risulta difficile nei primi anni raggiungere il budget di visitatori necessario a coprire l’investimento. Contemporaneamente i visitatori chiedono ogni anno novità e quindi nuovi investimenti. Sono fasi impegnative dal punto di vista gestionale ed è per questo che a Mirabilandia ci sono stati avvicendamenti societari nella prima fase. La costanza degli investimenti nel tempo ha reso possibile però superare la fase più delicata e oggi il parco ha una redditività in termini di ebitda margin molto elevata. I rinnovamenti che ha attraversato Mirabilandia negli anni fanno parte della natura stessa di questo settore, che impone un rinnovamento continuo. I consumatori evolvono sempre più rapidamente e l’intrattenimento è uno degli ambiti in cui la richiesta di novità è più forte. È quindi necessario seguire da vicino l’evoluzione dei consumatori ed essere rapidi ad adeguarsi alle loro mutate esigenze. Quello che è cambiato in modo più rilevante nel tempo è stato il posizionamento che abbiamo scelto per il parco. Inizialmente Mirabilandia si rivolgeva soprattutto agli ospiti in cerca di adrenalina, grazie alla presenza nel parco di coaster da record. Successivamente, considerando la localizzazione del parco nella riviera romagnola, abbiamo ritenuto di investire maggiormente per far crescere il pubblico delle famiglie e abbiamo quindi lavorato per sviluppare attrazioni, intrattenimento e opportunità maggiormente adatti a questa audience. Oggi le famiglie con bambini rappresentano il 60% dei nostri visitatori. Il legame con i valori e i contenuti riferiti al territorio che ospita il parco sono rimasti la costante nel tempo. La riviera romagnola da sempre è simbolo di divertimento, accoglienza, benessere e vacanza per tutti. Noi ci riconosciamo molto in questi valori».

Oltre 4.500 strutture commerciali collaborano con Mirabilandia

I cambiamenti positivi del parco hanno una forte ricaduta anche a livello economico e occupazionale: «Negli ultimi anni – nonostante la generale crisi occupazionale – il parco ha sempre assunto lavoratori, sia con che senza esperienza lavorativa, in tutti i settori operativi — continua Giampaolo Bernard — Storicamente i nuovi inserimenti avvenivano quasi esclusivamente nel periodo estivo, ma dalle ultime 4 stagioni, grazie a importanti eventi come Halloween, riusciamo ad assumere circa 200 nuovi dipendenti stagionali. A livello territoriale, il parco contribuisce a generare un indotto per la regione sia nel comparto turistico che in altri comparti, come quello alimentare estremamente elevato. Stimiamo che a oggi più di 4500 strutture commerciali collaborino direttamente con noi. Il nostro tour operator — Travelmix — è il più grande della regione in termini di arrivi e presenze. Se i parchi hanno mostrato un segno positivo rispetto ad altri business credo che la motivazione sia da ricercare nel fatto che le persone hanno bisogno di momenti sereni in famiglia. L’offerta di Mirabilandia è una scelta accessibile che offre tempo di qualità alla famiglia». Per il futuro, Mirabilandia ha grandi progetti: «Prevediamo una ulteriore espansione del parco, che ha la fortuna di avere ampi margini di crescita in termini di spazio disponibile e di risorse finanziarie, grazie a investimenti molto importanti che ambiscono a farlo diventare una destinazione sia per turisti italiani ma anche soprattutto per turisti stranieri».

L’industria del divertimento da vendere

L’industria dunque si collega al divertimento, che resta la parola d’ordine: «Sono abbastanza certo che la passione e il divertirsi facendo il nostro lavoro siano indispensabili — prosegue Giampaolo Bernard — Abbiamo la fortuna di fare un lavoro meraviglioso, perché noi vendiamo divertimento ed emozioni». Il divertimento di milioni di visitatori è per chi lo crea un lavoro: «Progettare l’intrattenimento è un lavoro molto articolato: ogni anno facciamo delle ricerche sui consumatori nell’ambito delle quali valutiamo anche il mondo di personaggi e character, delle serie tv e dell’animazione. Osserviamo anniversari e celebrazioni particolari. Ci teniamo poi costantemente in contatto con le aziende che operano nel mondo cinematografico e con i principali network televisivi per capire la loro programmazione di medio-lungo periodo e quindi riuscire ad anticipare quelle che potrebbero essere le tendenze future. Ultimo, ma certamente non in ordine di importanza, ascoltiamo molto i nostri ospiti, specialmente gli abbonati che ci restituiscono critiche e apprezzamenti, ma anche preziosi suggerimenti. Siamo dei privilegiati perché il nostro obiettivo è offrire divertimento e sono veramente pochi i lavori che ti danno questa possibilità. Questo ci stimola ogni giorno a volere fare ancora di più e migliorarci costantemente».

«Va però detto che lavorare per l’intrattenimento degli altri richiede anche un certo spirito di sacrificio e dedizione costante. Sacrificio perché i giorni in cui noi siamo più impegnati sono solitamente quelli in cui si celebrano le feste familiari e dedizione costante perché nel caso di un parco di divertimenti dobbiamo essere certi che l’esperienza delle persone si realizzi nella massima sicurezza di tutti e dovendo costantemente monitorare che la programmazione proceda senza ritardi e imprevisti. Le soddisfazioni restano comunque tantissime e ripagano degli sforzi. Vedere il sorriso dei bambini e delle loro famiglie quando scendono da un’attrazione o dopo che hanno visto uno spettacolo, il lieve timore prima di salire sulle attrazioni più adrenaliniche e le risate senza fine quando scendono sono momenti impagabili!».

Etnaland: il faro del divertimento a Sud

Etnaland è considerato il parco divertimenti più importante della Sicilia e del Sud Italia e uno fra i più rilevanti in Italia. Anche la sua storia dimostra come un’impresa legata al divertimento possa evolversi pur rimanendo fedele al modello di business di partenza. Etnaland sorge ai piedi del vulcano Etna, vicino a Catania. I dati parlano chiaro: 34 attrazioni oltre al Parco della Preistoria e all’Acquapark, un fatturato di 11 milioni di euro, 3 milioni di euro di nuovi investimenti tra il 2016 e il 2017, 435.000 visitatori nel 2016 e un aumento netto della crescita occupazionale nel tempo, passata da 230 dipendenti nel 2002 a 420 nel 2016.

L’evoluzione: da agriturismo a parco divertimenti

Etnaland nasce nel contesto di un’impresa familiare. Giuseppe Russello — padre dell’attuale direttore del parco, Francesco Russello — era un affermato esportatore di mandorle della Sicilia. Dopo essersi ritirato dall’attività, Russello acquista il terreno su cui nasce l’azienda ‘La pergola’, uno dei primi esempi di agriturismo in Italia. Alla fine degli anni Settanta ha dato vita al Parco zoo di Sicilia per poi lasciare spazio al Parco della Preistoria. Con il passare degli anni, Etnaland cresce e si evolve: nel 2001 apre il parco acquatico Acquapark mentre nel 2013 apre il parco meccanico Themepark. Come sottolinea il direttore Francesco Russello, questa evoluzione deriva dalla «Necessità di seguire il processo di crescita per rispondere a quelle che sono le esigenze di un mercato consapevole e sempre alla ricerca di qualità. Il pubblico è sempre più esigente e informato. Per ogni nuova attrazione realizzata vanno valutate le aspettative e la necessità di garantire un divertimento specializzato che mira al coinvolgimento del pubblico, rendendolo parte attiva e protagonista e non più solo semplice spettatore». In questo contesto «Il Parco della Preistoria rappresenta un importante momento di edutainment per grandi e piccini, assolutamente integrato nell’offerta ludica di Etnaland».

L’impatto sul turismo: oltre 80.000 notti distribuite nelle strutture ricettive vicine

Il parco divertimenti siciliano ha un forte impatto positivo sull’occupazione e sull’economia del territorio, anche dal punto di vista turistico. Lo spiega lo stesso Russello: «Il turismo è impresa, sia in termini d’immagine per la location siciliana, sia in termini occupazionali e non solo stagionali. Basti ricordare che gli imponenti investimenti attuati dalla proprietà del Parco hanno portato tutte le aziende partecipanti alla realizzazione dell’opera a incrementare notevolmente il numero degli impiegati, nettamente in controtendenza per il momento socio-economico della Sicilia. Inoltre, a oggi l’azienda Etnaland distribuisce oltre 80.000 notti nelle strutture ricettive limitrofe e attirando clientela proveniente da tutta Europa». L’obiettivo di Etnaland? «Continuare nel nostro impegno per proporre un Parco più all’avanguardia e divertente — conclude Russello — Volano per un’impresa come la nostra è la grande passione, tanta determinazione, forza di volontà e senso di responsabilità. Andare avanti, crederci è il nostro motto».

Leolandia: dalla prima Minitalia al target mirato sui bambini

Nata come Minitalia negli anni Settanta a Capriate S. Gervasio (BG), Leolandia nel corso degli anni ha modificato il suo modello di business, pur rimanendo fedele all’impronta culturale del suo parco e specializzando sempre di più l’offerta verso le esigenze dei più piccoli. Anche Leolandia ha dati che riflettono il trend positivo di un’impresa legata al divertimento e il forte impatto sull’occupazione: dal 2013 il trend dell’azienda cresce in media del 25% ogni anno, con un fatturato a fine stagione 2016 di 22 milioni di euro. Ben 40 attrazioni con 6 aree tematiche, 800.000 visitatori nel 2016 (con una crescita del 40%) e con uno staff di oltre 600 persone nel periodo di alta stagione, con un aumento medio del numero di lavoratori del 24% ogni anno.

Da Minitalia a Leolandia

A parlare dell’evoluzione del modello del parco è Nicoletta Nodari, responsabile marketing: «Leolandia nasce come Minitalia negli anni ’70 e proprio in questo periodo intercetta il desiderio da parte del pubblico di contemplare le meraviglie del nostro Paese. Dal 2000 a oggi si afferma sempre di più la propensione all’esperienza, si ha un maggiore bisogno di tempo di qualità da trascorrere con le proprie famiglie. Ed è qui che si colloca Leolandia. Nel 2008 il parco riapre con una nuova proprietà e il nuovo nome di Minitalia Leolandia Park, dove Minitalia manteneva la forte connotazione culturale e Leolandia segnava l’introduzione al divertimento con varie giostre, diventando così un parco divertimenti rivolto a famiglie con bambini principalmente dai 6 ai 12 anni. Negli ultimi anni abbiamo riflettuto molto su che cosa significhi vivere l’infanzia e sulla necessità di creare un luogo dedicato ai bambini che permetta anche ai più piccoli di sognare e condividere momenti speciali con la famiglia. A seguito di queste valutazioni il parco ha cambiato il nome in Leolandia e si è trasformato in un vero e proprio parco a tema. Dal 2014 abbiamo iniziato a ospitare i personaggi dei cartoni animati più amati dai bambini come Masha e Orso, Peppa Pig e il Trenino Thomas, e a sviluppare aree dedicate riproducendo i loro mondi».

La vittoria degli artigiani: oltre 500 maestranze dai laboratori in 10 anni

L’impatto di Leolandia in termini di ricaduta occupazionale ed economica sul territorio è alta: «Il parco negli ultimi 10 anni ha lavorato con oltre 500 maestranze provenienti da aziende e laboratori di artigiani della zona — spiega Nicoletta Nodari — rappresentando un motore sostanziale per queste piccole realtà negli anni della crisi economica. Inoltre, sempre più famiglie (oltre 50.000 persone solo nel 2016) si spostano da tutta Italia e dall’estero per trascorrere un weekend al parco, soggiornando nelle oltre 40 strutture ricettive della zona convenzionate. Infine, sono molte le attività commerciali e i ristoranti nati nei dintorni del parco negli ultimi anni, portando quindi a generare un fatturato indotto stimato in oltre 15 milioni di euro e un’occupazione indotta stimata di oltre le 2.000 unità. Questi risultati sono stati ottenuti grazie a una strategia di gestione precisa del parco: abbiamo scelto di focalizzarci su una nicchia di mercato ben definita e di fornire loro un’offerta mirata. Puntiamo a innovare sempre il nostro prodotto, inserendo sempre nuovi contenuti ma la nostra principale risorsa sono le persone. Lo staff di Leolandia è il vero motore propulsore dell’azienda. Questo si deve anche a programmi di formazione molto particolari che sono volti a supportare chi lavora con noi in quella che è un’attività meravigliosa ma anche molto delicata: regalare sogni ai bimbi e alle loro famiglie. I prossimi progetti per il futuro del parco sono quelli di continuare a capitalizzare l’esperienza e il know-how acquisiti nel corso degli anni per regalare un’esperienza sempre più memorabile ai nostri ospiti e raggiungere il livello dei grandi parchi europei e mondiali, grazie a un piano di sviluppo pluriennale che, con un investimento di 40 milioni di euro in 5 anni apporti nuovi contenuti, tematizzazioni e strutture coperte al fine di prolungare la permanenza e il divertimento degli ospiti anche durante la stagione invernale, che al momento non è aperta al pubblico. Si prevedono nuove attrazioni al coperto, oltre ad un acquapark e a strutture alberghiere interne, che possano completare l’attuale offerta».

Il lavoro del divertimento

Anche nel caso di Leolandia, il divertimento richiede lavoro e impegno. Solo per citare un esempio, lo spettacolo Magica avventura, miglior show indoor ai Parksmania Awards 2016, richiede mesi di lavoro. Ne parliamo con il responsabile artistico di Leolandia, Andrea Manenti: «Per realizzare uno spettacolo come “Magica Avventura” ci sono voluti all’incirca 4 mesi, anche se l’idea generale è nata molto tempo prima. Tutto è realizzato internamente. Sono partito dalla stesura di uno storyboard che riporta, oltre alle scene principali, anche la specifica degli artisti circensi più adatti per interpretare la storia e le tempistiche della musica per i momenti ballati e i momenti di danza acrobatica. A seguire mi confronto con il mio gruppo di lavoro: il primo incontro è con la sartoria del parco che dopo aver realizzato dei bozzetti per ogni personaggio inizia il lavoro più lungo che prevede la ricerca dei tessuti: la ricerca di immagini utili per la realizzazione e la parte più laboriosa ovvero la confezione degli abiti. Nello spettacolo “Magica Avventura” sono in scena 60 costumi diversi realizzati interamente dalla nostra sartoria. Nel frattempo, i musicisti iniziano a comporre le musiche e insieme alla coreografa si strutturano i balletti e i movimenti per gli acrobati. Circa tre settimane prima, iniziamo le prove con gli artisti: abbiamo una coreografa che insegna i passi, a seguire si inizia la programmazione delle luci e degli effetti di scena. Quando tutto sembra pronto, si iniziano i cosiddetti “filati”, ovvero le prove generali che comprendono costumi, luci, accessori. L’ultima prova è quella generale, ovvero quella prima del debutto». Negli spettacoli «Si cerca sempre di mescolare diversi elementi che possano raccogliere il consenso di grandi e piccini. Le idee provengono da tutto ciò che circonda il mondo dei più piccoli, dai cartoni animati ai loro personaggi preferiti, mixati alla contemporaneità delle diverse discipline artistiche quali la danza e gli usi e i costumi. Le soddisfazioni più grandi sono vedere la propria idea che diventa realtà, l’affetto del pubblico e dei bambini, che affascinati dagli spettacoli tornano più volte a rivederli senza mai stancarsi; infine la consapevolezza di aver realizzato uno spettacolo che oltre al consenso del pubblico incontra anche quello degli artisti stessi».

La voce dei dipendenti: «La professionalità è il fattore più determinante»

La professionalità e la preparazione tecnica sono alla base di tutti gli artisti che preparano gli spettacoli per i parchi. Ecco allora che il divertimento per gli artisti diventa prima di tutto lavoro e impegno. Ne parla Sinta Carini, presentatrice e speaker ufficiale di Leolandia: «Quando si pensa a un artista — che sia ballerino, cantante, speaker, animatore o performer — spesso si tende a pensare a qualcuno che svolge un lavoro divertente. Se tante persone lo pensano, lo percepiscono, significa che io e i miei colleghi facciamo bene il nostro lavoro. A volte, troppo spesso, si sminuisce l’impegno e la professionalità che vengono messi in campo ogni giorno pensando al fatto che si stiano divertendo. Forse la parola sbagliata in questo contesto è divertimento. Nel settore entertainment, divertimento è una parola che si usa spesso; ma in realtà, come in tutte le altre professioni, il lavoro che si vede è frutto di studio, esperienza, fatica e tanti sacrifici. Soprattutto in questo ambito, la professionalità è il fattore più determinante. La preparazione e la conoscenza del settore sono fondamentali per riuscire a comunicare e interagire con il pubblico. Il divertimento arriva dopo, a parco chiuso, a manifestazione finita, quando cala il sipario».

L’impegno costante è però ripagato dalle reazioni del pubblico. Si lavora per divertire gli altri: «Ho avuto la fortuna di assistere a quella che è la vita di un parco divertimenti: ho ascoltato il ritmo della folla che si diverte, che si stupisce e che trasmette sensazioni uniche e irripetibili. In fin dei conti, oggi il parco divertimenti è uno dei pochi luoghi di vera aggregazione dove le famiglie si incontrano e si scambiano emozioni. Devo dire che come il teatro, il circo o l’ambiente cinematografico, il parco ha un suo fascino e un’atmosfera che può catturarti il cuore e farti innamorare».

 

(Photo credits: unsplash.com/Mark Ashtoff)

 

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Autore
Giornalista pubblicista, laureata in Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano, collabora con vari settimanali e quotidiani per lo più sulla zona di Milano e provincia. Collabora, inoltre, con una testata on line dedicata all’arte ('Quotidiano arte') e con il magazine dedicato all'innovazione, 'StartupItalia'. Si occupa principalmente di cronaca giudiziaria, cultura e tematiche legate al mondo del lavoro e dell'innovazione sotto vari aspetti, ma le piace curiosare in più campi. Appassionata di web, sta approfondendo il web journalism e le basi dell’informatica. Gestisce un personale sito d’informazione, incentrato sulle notizie principali della Provincia di Milano, ‘Giornale castanese’. È fermamente convinta che il giornalismo abbia bisogno di un forte rinnovamento.
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