Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Partite IVA: dal 2015 il nuovo regime forfettario e una grande occasione persa (o rimandata?)

Il Paese ha bisogno di una generazione professionisti 3.0 e nessuno di essi pensa che le tasse non vadano pagate, ma l'operatività della legge va in tutt'altra direzione
Partite IVA: dal 2015 il nuovo regime forfetario e una grande occasione persa (o rimandata?)
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Il 31 dicembre 2014 è terminato il periodo di osservazione ed adeguamento alla legge 92/2012 (cosiddetta legge Fornero), che introduce misure di contrasto del fenomeno dell’apertura di posizioni IVA con una pressoché totale monocommittenza e che mascherano in realtà posizioni di collaborazione o anche di lavoro subordinato.
Gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS potranno dal 2015 disporre la trasformazione della posizione del lavoratore autonomo in contratto di collaborazione coordinata e continuativa o anche in contratto di lavoro a tempo indeterminato qualora si verifichino contemporaneamente almeno due delle seguenti tre condizioni:
– La presenza di una postazione di lavoro fissa presso la sede del committente
– L’80% dei corrispettivi annui, nell’arco di due anni consecutivi, sono dovuti alla collaborazione
– La durata della collaborazione superiore agli 8 mesi annui per due anni consecutivi.

Casi di esenzione sono previsti per chi è iscritto ad un Ordine professionale o possiede specifiche e comprovate competenze nell’ambito dell’attività esercitata, o chi consegue un reddito non inferiore ad 1,25 volte del minimale contributivo della gestione INPS artigiani e commercianti.

Con i recenti provvedimenti governativi che hanno riformato il mondo del lavoro italiano sono state introdotte molte novità che riguardano i lavoratori autonomi e gli imprenditori individuali, categoria destinata ad crescere anche per effetto della crisi dell’impiego.
Il nuovo regime “forfetario” sostituisce il “regime dei minimi”, vengono introdotti alcuni aggiornamenti alla disciplina contributiva già esistente ed acquista la piena operatività la normativa di contrasto al fenomeno delle cosiddette “false partite IVA” che sottendono rapporti di lavoro subordinato.

La Legge di Stabilità 2015 ha dunque introdotto un regime forfetario per cui le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni possono optare per il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali e dell’IRAP, pari al 15% di un reddito calcolato come percentuale forfetaria che varia da un minimo del 40% ad un massimo dell’86% dei ricavi maturati o dei compensi percepiti.
Il regime forfetario andrà nel tempo a sostituire il cosiddetto regime dei minimi, tuttavia tutti coloro che in precedenza hanno optato per quest’ultimo regime possono continuare ad usufruirne fino alla naturale scadenza.

Possono accedere al nuovo regime tutte le persone fisiche che, congiuntamente, nell’anno precedente:
– Hanno conseguito ricavi o percepito compensi inferiori ai diversi limiti dettati a seconda dell’attività svolta, che variano da 15.000 a 40.000 euro
– Hanno sostenuto spese per lavoro dipendente o assimilato per un ammontare complessivo non superiore ad € 5.000 (…)
– Posseggono beni strumentali di costo non superiore a 20.000 euro
– Posseggono redditi d’impresa o di lavoro autonomo che siano prevalenti rispetto ad un eventuale reddito di lavoro dipendente.

Se l’attività inizia nel corso del 2015 è possibile presumere il possesso di tali requisiti ed optare sin da subito per il regime forfetario che terminerà a partire dall’anno successivo a quello in cui viene a mancare una delle condizioni.
Nel nuovo regime non si applica la normativa IVA (non si espone l’Iva sulle fatture di vendita, ma si perde la detraibilità su quella in acquisto), non è prevista la ritenuta d’acconto per i compensi professionali e cessa l’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili, anche se permane quello di conservazione dei documenti.

Per gli artigiani e i commercianti che aderiranno al nuovo regime è consentito di effettuare i versamenti contributivi in misura proporzionale al reddito conseguito, essendo venuto meno l’obbligo dei contributi fissi.
Per i professionisti iscritti alla gestione separata dell’INPS sono previsti incrementi progressivi dell’aliquota contributiva, che nel 2015 sarà pari al 30,72% e si attesterà nel 2018 al livello record del 33,72%.

Questo nuovo regime appare adatto a chi ha pochi ricavi e pochi costi, ma l’accesso sembrerebbe precluso all’origine per chi vuol crescere in quanto vengono tarpate le prospettive e i desideri di sviluppo e le possibilità di avvalersi di collaboratori e dipendenti in maniera significativa.
Il Paese ha bisogno di una generazione professionisti 3.0, che metta a disposizione le proprie idee, la propria voglia di lavorare e che cresca trainando nuove leve e collaboratori. Nessuno di essi pensa che le tasse non vadano pagate, tutti però sperano che una volta profuso il proprio impegno mettendo il talento al servizio del prossimo ed assolti i loro obblighi di contribuenti, resti loro una gratificazione che li stimoli a continuare con soddisfazione.
Matteo Renzi se ne è accorto e in varie occasioni lui e vari esponenti del Governo hanno manifestato l’intenzione di voler modificare il nuovo regime forfetario appena introdotto. Lo attende un duro lavoro.

Per approfondimenti sul tema vi consigliamo anche la lettura di: ParteAttiva, l’associazione delle partite IVA

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Autore
Dottore Commercialista, esercita ad Ancona dal 1995. Con il proprio gruppo di lavoro, costituito da colleghi ed altri professionisti, si occupa di consulenza societaria, aziendale e tributaria alle società e, in particolare, di piani di risanamento e di gestione della crisi di impresa.
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