Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Expo e internazionalizzazione ma non per tutti

Per le PMI ci sono alternative più efficaci di questo Expo per chi vuole internazionalizzare. L'esperienza di Dalter Alimentari.
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Questa intervista nasce da una curiosità. Scorrendo la bacheca di Facebook mi imbatto nel post di una società produttrice distributrice di parmigiano reggiano di alta gamma in provincia di Reggio Emilia. Si chiama Dalter, non è uno di quei nomi altisonanti come tanti che in questo tratto di territorio fanno ricordare grandi spot televisivi o che hanno fatto sognare generazioni di pubblicitari, ma di certo è uno di quei tantissimi brand che contribuiscono a trasmettere l’immagine del food made in Italy in tutto il mondo. Il post mi ha sorpreso, poiché fra le centinaia di aziende che appaiano il proprio logo a quello del nostro Expo, Dalter ha fatto una scelta molto precisa: esporre all’Hofex, l’esposizione internazionale nel settore dell’agroalimentare più importante nell’Area del Sud Est Asiatico. Fra l’altro, promossa anche dall’ICE, l’Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese all’estero.

Abbiamo intervistato Elisa Flocco, marketing manager di Dalter Alimentari, aperta e disponibile a raccontarci i motivi della loro scelta.

Buongiorno Elisa, c’è dunque un’alternativa all’Expo di Milano per chi vuole un’evidenza internazionale?

Expo 2015 è certamente una occasione prestigiosa ed ovviamente, trattandosi di un evento di portata mondiale abbiamo cercato di capire attraverso le Associazioni di Categoria quale potesse essere la modalità migliore di partecipazione e soprattutto quale apporto avremmo potuto dare. Siamo un’azienda medio-piccola e avevamo bisogno di capire come si sarebbe svolto l’evento. Non le nascondo che c’è stata poca chiarezza fino anche all’ultimo momento. Non siamo riusciti a capire come avremmo potuto partecipare in materia di investimenti e collaborazione. Per chi come noi lavora nel B2B ha trovato pochi motivi per presenziare all’Expo, scegliendo strade alternative più semplici e meglio percorribili.

Quando parla di poca chiarezza, intende anche dal punto di vista economico?

Si. Questo è il secondo motivo che ci ha spinti a non partecipare. Presidiare uno stand per tutta la durata dell’evento sarebbe stato troppo impegnativo.

Avete pensato al ritorno di immagine che questa esposizione avrebbe potuto garantirvi?

Certo. E’ vero che il parmigiano reggiano è un prodotto principe sulla tavola degli italiani ed identificativo della nostra alimentazione, ma non crediamo sia Expo il posto migliore per un’esposizione commerciale sui mercati esteri. Non abbiamo interpretato l’evento dal punto di vista meramente commerciale; l’obbiettivo di Expo è un obbiettivo culturale almeno nelle intenzioni. In questo momento noi siamo invece molto attenti e focalizzati verso progetti di espansione commerciale e meno verso i temi di Expo che certamente si addicono di più a brand di altra portata.

Avete dunque rinunciato a qualsiasi forma di collaborazione con Expo?

In realtà no. Abbiamo dato la nostra disponibilità attraverso le attività dei Consorzi, ad intercettare quei visitatori di Expo che avessero avuto voglia di visitare i caseifici e le filiere di prodotto. Inoltre, come Consorzio e in collaborazione con Unindustria è stata allestita una Mostra presso i Musei Civici di Reggio Emilia in cui siamo stati selezionati come eccellenza del food e delle tecnologie.

Cos’è Hofex?

Hofex è una manifestazione commerciale dove gli operatori dell’agroalimentare cercano i produttori, veri ambasciatori del Made in Italy. Abbiamo scelto Hofex come ponte concreto verso il Sud Est Asiatico e l’Australia. Abbiamo poi investito in altre fiere che ci vedranno esporre a New York, Amsterdam e altre capitali. Momenti di pura e concreta commercializzazione del prodotto laddove Expo dovrebbe invece dare la via verso i temi della sostenibilità e della CSR (Responsabilità sociale d’Impresa) e quindi non legate al business.

Come fa a dire che Expo non è una manifestazione che guarda al business? Pare che Farinetti da solo alla fine dell’Expo incasserà circa 40 milioni di Euro…

Diciamo che non è una manifestazione idonea a chi fa il ostro tipo di attività. Indubbiamente per eataly,m così come per Illy e per la Coop questa manifestazione avrà certamente un ritorno importante.

Ritiene che il tema sociale dell’Expo sia ben rappresentato e rispettato, nell’ottica di chi produce alimentare?

Non ho ancora visitato Expo ma mi aspetto di vedere qualcosa di interessante sui temi principali. Qualcosa certamente stonerà: non mi aspetto di vedere grande innovazione nel padiglione di Cibus, ma sarà di certo l’occasione per molti per confrontarsi sul futuro di questo settore.

Le Associazioni che ruolo hanno avuto in questa operazione?

Come dicevo prima, c’è stata molta confusione. Sono stati fatti tanti tentativi però la chiarezza è stata davvero poca e si è creata una proliferazione di piccole iniziative fine a sé stesse che sono arrivate da tanti enti per le quali ad un certo punto non si riusciva più a trovare un filo conduttore o una linea unica da seguire. ogni Associazione ha cercato di proporre qualcosa, ma in questo settore si sa, l’iniziativa è spesso personale e difficilmente corale.

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Autore
Appassionato di Umane Risorse e tecnologie. Inizia l’attività di recruiter nel 1997 selezionando profili legati al settore alberghiero e oggi collabora con Carriere Italia seguendo le selezioni di middle e top management. È il fondatore della Business Community FiordiRisorse nominata da Linkedin come caso di successo italiano, l’ideatore dell’unico Master italiano per manager e imprenditori definito etico, lowcost, itinerante che in tre anni ha coinvolto oltre 60 aziende italiane. Collabora con Wired Italia ed è contributor del blog di Linkedin sui temi legati al social recruiting e sul lavoro.
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