Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Settembre, il vero Capodanno

La vera ri-partenza è dopo le vacanze estive, non a gennaio
Settembre, il vero Capodanno
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Il Capodanno non è l’appuntamento malinconico invernale del divertimento forzato e del cambio di calendario che avete in cucina. Il vero “Capodanno” è il rientro dalle vacanze. Quest’anno era il 5 settembre. Lo era quando andavamo a scuola, poi anche all’Università e continua ad esserlo anche da contributori al PIL nazionale.

Settembre rappresenta un punto di partenza oppure di ri-partenza. Un appuntamento annuale che arriva dopo il periodo delle vacanze. Molti di voi le chiamano ferie. Le ferie, cosi istituzionalmente citate nel diritto del lavoro, sono le giornate di astensione dal lavoro riconosciute come diritto a un lavoratore dipendente, questa indicazione non è dedicata a tutti i lavoratori non contemplando i lavoratori autonomi né i liberi professionisti. Resistete e continuiamo a chiamarle vacanze!

Nonostante il fatto che nel corso degli ultimi decenni abbiamo assistito ad una profonda modifica sia degli elementi che dei cicli dell’economia – con il risultato, anche per necessità economica, di periodi di vacanza più brevi o differiti nel tempo – la pausa “agostana” rimane uno stereotipo radicalizzato nella cultura lavorativa italiana. Dal mio osservatorio di “consulente” questo si concretizza nei serratissimi ritmi del mese di luglio, nelle colonne grigie dei Gantt sui power point in corrispondenza del mese di agosto (anche se il cliente non chiude) e nella frase tipica del cliente proferita alla fine di luglio “Questo è interessante, ma lo vediamo a settembre” anche se la sua assenza si registrerà solo nei canonici giorni di Ferragosto. È un contesto pervasivo e anche se non siete in vacanza, per tutta una serie di motivi più che validi, la sensazione di mondo sospeso è tutta intorno a voi.

Ciascuno di noi ha la propria attitudine, le proprie preferenze e la fortuna di avere la possibilità di decidere come affrontare e vivere questo periodo di pausa. Ciò che ci accomuna tutti è che in questo periodo ci impegniamo e ci sforziamo di cambiare le nostre abitudini quotidiane e di mettere in discussione le routine dei nostri impegni. Come scrive il maestro Don Winslow “L’abitudine è un gesto compulsivo, la routine è una scelta” (I re del mondo, Enaudi).

Occorre capitalizzare questa attitudine e questa opportunità di cambiamento, di creatività e di critica dello status quo personale anche in occasione della ripresa lavorativa per dare un senso e cogliere l’occasione del vero “Capodanno”. Ecco che imparare da quello che facciamo in vacanza o che possiamo fare nel periodo di limbo del mese di agosto, quando molti sono in vacanza, per poi traslarlo nel nostro quotidiano professionale può risultare molto utile.

In particolare in questo periodo ci sentiamo autorizzati o capaci di fare quello che solitamente non abbiamo modo e tempo di fare nel corso dell’anno o di poter affrontare le attività quotidiane in modo differente. Non mi riferisco al pensiero del chiringuito sulla spiaggia, alla gelateria nella capitale europea o alla malga sulle alpi austriache, mi riferisco alle attività che decidiamo di svolgere in questo periodo e soprattutto a come definiamo la loro pianificazione. Attitudini e pratiche che vi consiglio caldamente di applicare anche alle vostre giornate di lavoro.

Tempo dedicato a se stessi

In questo periodo riusciamo a ritagliare nel corso delle giornate il tempo da dedicare a noi stessi e da dedicare alle nostre passioni, a ciò che rimpiangiamo spesso di non riuscire a fare durante l’anno. Prescindendo da coloro che per loro fortuna sono riusciti a far coincidere lavoro e passione, spesso discuto con i miei colleghi, amici e clienti se lavoriamo per riuscire a coltivare le nostre passioni o se abbiamo bisogno delle nostre passioni per riuscire a lavorare meglio. Io propendo sempre per la seconda. Anche nel corso dell’anno dobbiamo coltivare le nostre passioni, anche quelle che ad alcuni sembrano delle “fisse”, e non aspettare la pausa estiva.

Esercizi di Zen quotidiano

Che sia mettere in ordine i CD per data di pubblicazione o i libri in ordine alfabetico per autore, queste attività, oltre che fare spazio e darci piena soddisfazione, hanno la funzione degli esercizi di meditazione Zen. Ovvero dedicarsi ad attività semplici per darci la possibilità, liberando la mente, di pensare a temi per noi importanti. Questa pratica può essere introdotta nelle vostre giornate lavorative. Chi mi conosce sa che le mie due attività sono lucidare le scarpe e temperare le matite. Quando i colleghi mi vedono indaffarato nella seconda, sanno che si stanno affrontando grosse questioni.

Alzare la testa

Nei miei interventi e speech ho spesso sostenuto che la classificazione tra Generazioni X, Y, Z, o altro che dir si voglia, possa essere accomunata dal fatto che siamo tutti una “Looking Down Generation”. In vacanza ci capita di alzare la testa invece. Per guardare, pensare, ammirare anche fotografare. Ecco nei nostri mesi di lavoro proviamo ad alzare la testa, sia in senso fisico che in senso metaforico. Proviamo ad allontanarci e a prenderci alcune pause dalla ripetitività e dall’immersione nelle attività quotidiane. Riusciamo a far entrare nel nostro campo visivo cose e persone che spesso non vediamo.

Parlare con gli sconosciuti

Durante i mesi lavorativi metropolitane, treni, tram e pullman sono frequentate da persone che non si parlano. Impegnate con i propri smartphone e tablet o con sguardi e posture in difese inattaccabili. In vacanza, spesso nei nostri percorsi di viaggiatori, abbiamo il coraggio e il modo di vincere questa barriera e di riuscire a parlare con gli sconosciuti. Richieste e condivisione di informazioni, curiosità per le storie dei nostri vicini, solidarietà da italiani in vacanza o di viaggiatori sono alcune delle motivazioni che ci portano a dialogare con i “vicini”. Provate a farlo anche sui mezzi citati prima o in coda al bar. È un esercizio utile anche per chi deve parlare in pubblico, per i colloqui o per raccogliere informazioni magari per un progetto.

Provare quello che non conosciamo

Le vacanze sono la scusa e l’opportunità per fare nuove cose, provare nuovi sport, nuove esperienze culinarie, nuove mete. Spesso in modo non pianificato anzi sebbene molti di noi siano attenti alla pianificazione della nostra pausa accettiamo di farci trascinare dalla “serendipity” della vacanza o della situazione e intraprendiamo strade sconosciute. De Bono dice che un ottimo esercizio per la creatività è quello di forzarci ogni giorno a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto. Anche semplicemente cambiare strada, aspettare la metro successiva o leggere qualcosa che non abbiamo mail letto. Dovremmo seguire questo consiglio anche nelle nostre attività professionali. Tutti i giorni, ogni giorno.

Queste sono alcune delle pratiche e delle attitudini che facilmente possiamo introdurre nei nostri cicli lavorativi. Per migliorarne efficacia ed efficienza.

Certo se l’orario estivo dell’ATM Milano non iniziasse a giugno per finire a settembre, anche questo migliorerebbe le nostre performance.

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Autore
Nomade dell'Innovazione, neotenico ed emigrato da Torino a Milano. Ora Partner di Bip. e Managing Director di Ars et Inventio, appassionato di Corporate Innovation e Corporate Creativity. E’ coordinatore scientifico del Master Innovation Management e del Master di Design Management presso la Business School of Il Sole 24 Ore. Docente nelle aree di strategia, marketing e innovazione in Italia ed all’estero. Public speaker in occasione di eventi nazionali ed internazionali sui temi dell’Innovazione, della creatività e delle Exponential Organization. Il suo Blog “Atteggiamento Zen” è il suo esercizio zen preferito con quello di temperare le matite.
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