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Quindicinale, Numero 59 – 17 gennaio 2018

Sex and The Office

Relazioni sentimentali tra colleghi: pur non potendole vietare, molte aziende tengono gli occhi aperti
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Agli italiani piace complicarsi la vita e il luogo di lavoro sembra essere l’harem perfetto per intrecciare grovigli sentimentali e affettivi. La tendenza a seguire il richiamo dell’amore è in voga anche in Italia dove il livello di tolleranza da parte dei datori è molto elevato. Anche se non mancano casi-limite, su cui si interviene con severe sanzioni disciplinari, che arrivano persino a modificare il CCNL con sospensioni e congedi obbligati.

Quando il flirt costa il lavoro

A volte il prezzo da pagare per aver ceduto alla tentazione è molto alto. Come nel caso di un dipendente di Metronapoli, che qualche anno fa è stato licenziato. Punito severamente per essersi allontanato dalla stazione metro, essersi chiuso in un magazzino e aver fatto sesso durante l’orario di lavoro. Il comportamento del lavoratore, unico addetto alla sicurezza dell’impianto, è stato ritenuto dal Giudice della Corte Suprema pericoloso per l’incolumità dei passeggeri. Al punto da essere sanzionato dalla Corte di Cassazione con una sentenza (n. 23378 del 3 novembre 2014) che è entrata in giurisprudenza. Di fatto il Giudice della Consulta, ha rigettato il ricorso del lavoratore “considerata la posizione del (omissis) – unico agente presso l’impianto della stazione Salvator Rosa, con il conseguente dovere di attenzione sotto il profilo della tutela della sicurezza degli utenti”.

L’operaio licenziato era l’unico in servizio in quella determinata funzione, durante il turno di lavoro. “Ci è dispiaciuto, ma non potevamo fare altrimenti. La denuncia fatta da un passeggero era molto circostanziata. Tengo a precisare che la sentenza di Cassazione non ha condannato la relazione in sé, ma l’allontanamento da una postazione che poteva generare problemi alla sicurezza dei viaggiatori” ammette Alberto Ramaglia, amministratore unico di ANM, (Azienda Napoletana Mobilità), nella quale Metronapoli è stata accorpata.

Ramaglia ANM: “In azienda nessun veto”

Da allora la situazione è completamente cambiata. “Abbiamo recentemente varato un Codice Etico, sulla base delle indicazioni del Comune di Napoli” rivela il responsabile di ANM.

“L’azienda ha superato proprio nei giorni scorsi una situazione che  poteva sembrare conflittuale. Marito e moglie, in seguito all’accorpamento, si sono ritrovate a lavorare nella stessa unità. Grazie al placet del responsabile dell’unità, che conosceva la professionalità di entrambi, li abbiamo dato fiducia. I risultati ci hanno dato ragione. Attualmente i coniugi lavorano insieme e non abbiamo problemi. Nei limiti del possibile, cerchiamo di venire incontro alle esigenze dei lavoratori. Nella nostra azienda non ci sono particolari veti. Cerchiamo di gestire al meglio il fattore umano” sostiene Ramaglia.

Il luogo di lavoro è il bersaglio di Cupido

Questi interventi punitivi però non sembrano scoraggiare gli animi più passionali. I dati di Adecco nel lontano 2010 già rivelavano che il 62% degli italiani ha trovato l’amore sul posto di lavoro.  Oggi l’avvento dello strumento digitale e l’utilizzo dei social media ha incentivato gli “intrallazzi virtuali” favoriti dall’utilizzo improprio degli strumenti informatici per scopi poco professionali. Una tendenza che si è provata ad arginare con una delega al Jobs Act. Salvo scatenare una bufera sulla violazione della corrispondenza sancita all’articolo 616 del Codice Penale. Le relazioni affettive ed interpersonali dunque si fanno sempre più “fluide”, come dimostra anche il recente Rapporto Censis sulla situazione sociale del 2016.  Secondo i dati, le relazioni tradizionali, come quelle coniugali, sono in calo (-3,2%), e ancora meno sono le coppie sposate e con figli (-7,9%).  Al contrario, ci sono in Italia 1,2 milioni di libere unioni, che negli ultimi sono aumentate vertiginosamente (+108%).

L’aumento delle libere unioni a scapito dei matrimoni favorisce nuove forme di relazionalità più “disimpegnate” che, inevitabilmente, si instaurano anche negli ambienti di lavoro. A volte, però, possono generarsi delle complicazioni.

Sentimenti e conflitti di interesse

Alcuni titolari di azienda provano ad inserire nei contratti di lavoro clausole che impongono una forte limitazione delle relazioni interpersonali. Pena il licenziamento, demansionamento o altro provvedimento disciplinare. Probabilmente si tratta di atteggiamenti preventivi che i datori di lavoro assumono per evitare spiacevoli conflitti di interesse. “Mi è stato chiesto alcune volte di dare validità legale a questo tipo di richiesta, ma ho sempre rifiutato” ammette Umberto Oliva, giuslavorista e senior partner dello studio MB.O law. “Sarebbe una violazione di un diritto sancito all’articolo 2 della Costituzione, che tutela la libera espressione della personalità” incalza l’esperto.

Come si comportano le aziende

Area Industries è un’agenzia creativa con sede in provincia di Treviso, specializzata in marketing e nuove tecnologie.  Nel suo Codice di condotta, è scritto che “se una relazione sentimentale crea un conflitto reale o apparente, si possono richiedere modifiche al contratto di lavoro o addirittura la cessazione del rapporto di lavoro di uno o di entrambi i soggetti coinvolti”. “Non crediamo che una relazione sentimentale tra due dipendenti possa creare problemi all’azienda. Difficilmente andremmo a penalizzare dei colleghi che si trovano in questa situazione”, precisa Roberto Sigalotti, Senior Software Developer di Area Industries. “Se ritenessimo che un rapporto intimo tra due dipendenti possa essere un problema per l’azienda, ne parleremmo con loro. Di sicuro, non li osteggeremmo”, evidenzia ancora. Ci sono tuttavia delle circostanze che potrebbero incidere negativamente sul lavoro di gruppo.

“Nel momento in cui una relazione finisce male, i due dipendenti non potrebbero mai collaborare serenamente. Ancora peggio, se l’uno ricopre incarichi superiori rispetto all’altro. Oppure nel caso in cui il lavoro dell’uno è in funzione di quello dell’altro. Tuttavia sta nel buon senso delle persone non far diventare un problema la fine del loro rapporto”.

“L’unico vero accorgimento sta nel non rendere pubblica la relazione tra un dipendente della nostra azienda e il cliente dell’azienda con cui collaboriamo. Questo per garantirgli una certa tutela dall’accusa di essere avvantaggiato o raccomandato”, svela l’amministratore di Area Industries.

Marito e moglie, difficilmente nella stessa filiale

Intesa San Paolo non fa alcun riferimento esplicito a limitazioni della sfera sentimentale ed affettiva. “In Intesa San Paolo non esistono policy o divieti particolari”, commenta Roberto Cascella, responsabile di gestione e selezione del personale di Intesa San Paolo. “Problemi di incompatibilità possono sorgere solo nel caso in cui due persone, legate da vincoli sentimentali, lavorino nella stessa struttura organizzativa e, soprattutto, se l’una sia sovraordinata gerarchicamente all’altra”.

Al di là del caso specifico, in generale, è difficile che due coniugi lavorino nella stessa filiale. Questo per evitare problemi nel contraddittorio, nella contabilità o in qualsiasi altra operazione che ha bisogno del riscontro di un collega per il controllo della regolarità.

“Per quanto riguarda eventuali assunzioni dall’esterno, non esistono nella fase di selezione discriminazioni in caso di tali legami, ma viene demandata alla struttura del recruiting la valutazione delle capacità tecnico-professionali della persona”, chiarisce Cascella.

Abusi e comportamenti scorretti

Tanti possono essere i motivi scatenanti abusi sul luogo di lavoro. A cominciare dall’utilizzo delle trasferte per gestire il proprio rapporto, magari a spese dell’azienda. E poi ci sono alcune condotte che possono generare parzialità, come l’eccesso di protezionismo tra colleghi. “Il caso più semplice ed evidente di discriminazione si verifica nei legami sentimentali tra controllore e controllato. Questi intrecci possono pregiudicare il corretto svolgimento dell’attività professionale. Inoltre, l’amore può compromettere più o meno consapevolmente l’obiettività nella valutazione della trasparenza aziendale”, dichiara Umberto Oliva.

Amori ed effetti collaterali

“Le conseguenze dell’amore diventano un problema nel momento in cui il lavoratore non adempie ai suoi doveri. Sono soprattutto i colleghi che si rivolgono ai superiori per segnalare violazioni del Codice etico interno all’azienda”, ammette ancora Oliva. “Tuttavia più frequenti sono i casi di lavoratori che ritengono di aver subito ritorsioni dopo aver rifiutato le avances da parte dei superiori”, confida.

Infine, quando il rapporto si affievolisce possono acuirsi tensioni che non sempre vengono lasciate fuori dall’ufficio. Ripicche, rivalse e altre pulsioni generano ripercussioni negative sul dialogo costruttivo in azienda. Nei casi più estremi si possono verificare vere e proprie rappresaglie. “Ho assistito il caso di una guardia, sposata con una collega, che di fronte al fatto compiuto della separazione voluta dalla coniuge, l’ha minacciata durante il servizio con una pistola” conclude il giuslavorista.

Un caso-limite che però dimostra bene quanto, a volte, sia difficile tenere separati amore e lavoro.

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Autore
Giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ha allargato i propri orizzonti, affacciandosi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ha iniziato ad acquisire sempre nuove competenze partecipando a diversi progetti nel Giornalismo 2.0. Co-fondatrice della Start-Up L’Indro, dove si occupa della redazione e diffusione di approfondimenti di attualità e politica nazionale in Italia. Collabora occasionalmente con progetti internazionali di giornalismo partecipativo come Blasting News Italia e Lettera43, con un’impronta verso argomenti di società e verso la comparazione con modelli di sviluppo in altri paesi dell’UE.
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