Quindicinale, Numero 56 - 15 novembre 2017

Sondaggi online retribuiti: non è un lavoro

Le rete pullula di proposte di guadagno facile, ma gli esperti invitano ad aprire gli occhi e negare il consenso al trattamento dati per fini commerciali
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Guadagnare denaro extra restando comodamente seduti alla scrivania, e rispondendo ad alcune semplici domande a quiz. Facile. Forse troppo per essere vero. Da qualche anno online si trovano una moltitudine di siti che promettono compensi in cambio della partecipazione a sondaggi. Alcuni di questi, come ad esempio SondaggiaConfronto, lo fanno in maniera indiretta, veicolando l’utente verso servizi esterni.

«Vuoi guadagnare denaro extra per te e la tua famiglia nel 2015?», recita l’ultimo post sulla pagina Facebook della piattaforma. Che nel servizio deve aver incluso una macchina del tempo, visto che la pubblicazione risale al 9 maggio 2016. Anche navigando sul sito sorge più di un dubbio sulla credibilità del format. I testi sono tradotti da un’altra lingua in modo visibilmente approssimativo. In effetti il dominio è italiano, ma il servizio appartiene alla società del Regno Unito SurveyCompare. E nelle condizioni d’uso si legge: «La Corte Inglese avrà giurisdizione esclusiva sopra ogni richiesta di reclamo sollevata, o relativa a, una vista al nostro sito (sebbene noi ci riserviamo il diritto di procedere contro di lei in violazione di queste condizioni nella sua nazione di residenza o qualsiasi altra rilevante nazione)». Insomma, in caso di problemi bisognerà vedersela con un tribunale inglese. Ma è normale che sia così? SenzaFiltro lo ha chiesto a Flavio Azzariti, avvocato esperto di diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie e tra gli autori della rivista specializzata Dirittodellinformatica.it. «Le normative dovrebbero essere di stampo interno», ha risposto il giurista. Infatti gli obblighi di un dominio .it fanno riferimento al codice civile e penale italiano, che vieta di commettere reati all’interno delle pagine.

Dove finiscono i nostri dati personali

Un altro problema si pone nel passaggio da un sito all’altro. «La descrizione parla di remunerazioni, ma in realtà si tratta di cessione di dati a terzi, che eventualmente li utilizzeranno per la partecipazione a concorsi, estrazioni, raccolte punti: non è lavoro. Quindi ci potrebbero essere gli estremi per una pubblicità ingannevole – spiega Azzariti – senza contare che queste attività sono soggette al Dpr n.420/2001 che disciplina in materia di concorsi e operazioni a premi, le cui garanzie sembrano non essere rispettate». Inoltre «non è chiaro quali dati vengano ceduti e non vi è un’informativa completa in favore dell’utente, che indichi se sono per terzi o meno e la natura del conferimento», aggiunge l’avvocato. Che mette in guardia gli utenti: «Nel momento in cui si cedono i dati in blocco, con facoltà dell’azienda di cederli a terzi, è quasi impossibile verificare a chi siano stati ceduti e con quali finalità, salvo richiesta espressa. E c’è il rischio che questi dati possano essere ceduti all’infinito, nel migliore dei casi con finalità commerciali».

Come e quanto si può guadagnare

Ma qual è il “premio” per chi decide di fidarsi? Chi si iscrive a un sito di sondaggi online retribuiti riceve nella propria casella di posta elettronica i link a una serie di sondaggi, rientranti in studi di mercato e di opinione, che in genere variano tra i 2 e i 40 minuti. Inoltre talvolta, come si legge ad esempio nelle condizioni generali del sito Nicequest.com, può essere richiesto – oltre che di rispondere a quesiti a risposta multipla – di prendere parte a forum di discussione con altri collaboratori, di testare un prodotto a casa, di inviare foto o video mentre si svolge un’attività quotidiana, o addirittura di registrare le proprie espressioni facciali con una webcam al fine di analisi statistiche. Insomma, anche attività ben più invasive di qualche clic. E la beffa è che in molti casi l’iter di partecipazione termina con un messaggio che comunica all’utente la sua mancata idoneità al campione individuato. I fortunati che possiedono i requisiti guadagnano i crediti stabiliti, convertibili in pagamenti PayPal, assegni, buoni sconto o regali. In caso di remunerazioni, il guadagno per sondaggio oscilla fra i 0,30 e i 15 euro, ma per essere retribuiti bisogna accumulare un elevato numero di crediti, e infatti in molti rinunciano prima.

Tanti sono i profili critici legati ai siti di sondaggi online retribuiti, ma per ora le lamentele sembrano essere circoscritte allo “sfogatoio” telematico. «Non abbiamo ricevuto segnalazioni di truffe su questi servizi», dice il Commissario Capo Riccardo Croce, responsabile del settore operativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Napoli. Che invita tuttavia a tenere gli occhi ben aperti: «Prima di cedere i vostri dati controllate la credibilità del sito, anche semplicemente ricorrendo alle fonti aperte. I siti truffaldini hanno già truffato, in questi casi il tam tam web è positivo e Internet è ‘rete amica’. Un errore che si compie con qualsiasi contratto, dall’app all’iscrizione al social, è di accettarne le condizioni senza leggere tutte le clausole. Imparate a negare il consenso alla diffusione di dati personali e sensibili e non necessari. Infine, diffidate dalle proposte di guadagni troppo facili, perché potrebbero nascondere truffe».

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Autore
Classe 1988, giornalista professionista campana. Si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha frequentato una scuola di specializzazione in Giornalismo. Ha collaborato con testate quali “La Repubblica” e attualmente lavora come free lance, confezionando articoli, photo gallery e video news. Si occupa anche di Copywriting. Ama raccontare le storie, interpellando chi ha meno voce ma tanto da dire. I suoi campi d’azione sono trasversali: cronaca e attualità, lavoro e sociale, cultura e sport. Quest’ultimo è la sua vera passione, nata da tifosa prima che da cronista. Meglio ancora se combinata con viaggi, amici felini e cucina multietnica.
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