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Quindicinale, Numero 63 – 8 aprile 2018

Tito Boeri a Nobìlita: “Tornare indietro costerebbe troppo”

Il presidente dell'Inps, intervistato da Senza Filtro, esprime il suo giudizio su Jobs Act, legge Fornero e reddito di cittadinanza
Sul palco di Nobìlita Stefania Zolotti e Bruno Perini presentano l'intervista a Tito Boeri
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L’intervista video di Bruno Perini a Tito Boeri è visibile qui.

Il 5 marzo scorso, in previsione del convegno Nobìlita che si è tenuto a Bologna il 23 e 24 marzo, ho intervistato il presidente dell’Inps Tito Boeri sui temi del lavoro e dell’economia, sul Jobs act e sulla legge Fornero, sul reddito di cittadinanza e sui flussi migratori; ovvero su tutti i temi che hanno costellato la lunga e infuocata campagna elettorale.

Un’intervista “inattuale”?

La mia principale preoccupazione durante il colloquio era di essere troppo in anticipo sui tempi della politica. “Speriamo – ci siamo detti con il direttore di Senza Filtro, subito dopo l’intervista – che le risposte che Tito Boeri ci ha dato poche ore dopo le elezioni non vengano bruciate o superate dagli eventi. Sarebbe un bel guaio aprire il convegno con un’intervista vecchia”. Un dubbio legittimo, visto che il convegno si sarebbe tenuto venti giorni dopo l’intervista, ma assai ingenuo da parte nostra.

Per un paradosso dovuto ai tempi della politica, Nobìlita, con l’intervista di apertura a Tito Boeri, ha fatto in realtà da battistrada a tutti i talk-show che si sono susseguiti a pioggia dopo la campagna elettorale. Chi ha avuto il coraggio e la voglia di seguire le decine di dibattiti post elettorali sui giornali e in tv ha potuto constatare che, quando non si parlava di possibili alleanze tra Di Maio e Salvini, di Aventino del Pd o di governi del Presidente, si parlava di reddito di cittadinanza o di legge Fornero, di come sia possibile trovare punti in comune tra il reddito di cittadinanza e il reddito di reinserimento, o di come sia possibile abolire il Jobs Act senza intaccare i principi cardine di quell’ordinamento.

Insomma, possiamo dirlo con orgoglio: il convegno organizzato da FiorDiRisorse e Senza Filtro non solo non era fuori tempo ma ha anticipato e detto la sua su temi cruciali. Gli stessi temi che metteranno a dura prova i partiti che hanno vinto le elezioni. Ora che siamo nel pieno delle trattative politiche si vede chiaramente che i partiti, in nome della governabilità, si apprestano a strane alchimie programmatiche, a mediazioni al ribasso pur di mettere assieme una maggioranza di governo composita quanto singolare.

Anzi. Per dirla tutta, a noi pare che sia già iniziata – sempre in nome della composizione di un nuovo governo – la fase di annacquamento dei temi su lavoro, pensioni e tasse. È già iniziato, cioè, il mercato dei programmi, anche se tutti gli analisti sono concordi che, tanto per fare un esempio, la Flat Tax di matrice leghista è del tutto incompatibile con il reddito di cittadinanza di origine grillina. Il sospetto è che alla fine magari una maggioranza si troverà ma ancora una volta prevarrà il principio di Tomasi di Lampedusa tanto caro alla storia del nostro paese: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Prima di andare a vedere a che punto è l’alchimia che si sta sperimentando negli incontri politici in vista di un “programma comune”, vogliamo ricordare in sintesi le risposte che Tito Boeri ha dato su alcuni punti cardine: l’ipotesi di abolire la legge Fornero, il reddito di cittadinanza e il Jobs Act.

L’intervista al presidente dell’Inps Tito Boeri

“Mi lasci dire – ci spiega Boeri nell’intervista – che iniziare una legislatura con l’abolizione delle leggi già fatte sarebbe un inizio paradossale. Prima che queste leggi venissero approvate il mercato del lavoro e quello pensionistico non funzionavano granché bene. Detto questo, è vero che la legge Fornero è stata piuttosto draconiana perché ha elevato l’età di pensionamento in modo drastico, oltretutto in una fase di grande recessione. È vero anche che ha creato forti scompensi al mercato del lavoro e ha avuto effetti negativi anche sull’ingresso dei giovani. Ma ormai sono passati sette anni. Tornare indietro costerebbe tantissimo. La Lega ha proposto di tornare a quota cento (somma dei requisiti anagrafici e contributivi), oppure di permettere di andare in pensione a tutti coloro che hanno almeno 41 anni di contribuzione alle spalle. L’operazione, secondo i nostri calcoli, costerebbe circa novanta miliardi in termini di debito pensionistico aggiuntivo. Un onere che pagherebbero i lavoratori”.

L’analisi di Boeri non fa una grinza e le cifre da lui citate trovano riscontro nei principali analisti del settore previdenziale, ma nessuna delle forze politiche che hanno alzato la bandiera dell’abolizione della legge Fornero ha smentito quelle cifre o ha dato indicazioni sulle coperture finanziarie necessarie all’eventuale abolizione della legge – e al conseguente debito pensionistico. Matteo Salvini ha confermato l’impegno della Lega ad abolire la legge Fornero nel giro di un anno, anche a costo di sforare il tetto europeo del 3%, ma non ha detto una parola sulle eventuali coperture o sulle fonti per finanziare un progetto alternativo, sostenendo dunque che l’abolizione della legge sarebbe finanziata con il deficit dello Stato.

L’altro tema su cui si è pronunciato il presidente dell’Inps è il reddito di cittadinanza. Anche in questo caso Tito Boeri non è stato tenero: “Del reddito di cittadinanza esistono varie versioni. Quello pensato dai 5 Stelle costerebbe trenta miliardi: una cifra elevatissima. Un reddito minimo che serva a ridurre la povertà costerebbe meno. Per ridurre povertà e sostenere chi ha davvero bisogno, al contrario, secondo i nostri calcoli ne basterebbero fra i cinque e i sette, a patto di non dare soldi a chi non ne ha strettamente bisogno. Gli aiuti vanno erogati contro la vera povertà, e non a pioggia. È possibile fare qualcosa contro la povertà: oggi l’Inps ha ruolo importante nel concedere il reddito di reinserimento. Il Rei può essere primo passo per costruire rete di protezione sociale per arrivare almeno alla soglia di povertà. Bisogna, in ogni caso, che sussistano accertamenti rigorosi”.

Lo stesso Tito Boeri qualche giorno dopo ha alzato ulteriormente la posta: “Abbiamo rifatto i calcoli alle luce dei dati più recenti, combinando le nostre informazioni con quelle dell’Agenzia delle Entrate. La misura proposta dai pentastellati richiede 35-38 miliardi”. Il Movimento 5 Stelle nega che siano necessari tutti questi quattrini, ma nei primi incontri con le altre forze politiche ha fatto capire che si tratta di un provvedimento temporaneo, e che può essere rivisto al ribasso.

L’unico punto che non sembra destinato ad entrare nella trattativa per la formazione del nuovo governo è proprio il Jobs Act. Anche su questo Tito Boeri è stato chiaro a Nobìlita: “Il Jobs Act, va detto, ha avuto il merito di introdurre le tutele crescenti e di estendere gli ammortizzatori sociali. Tornare a prima delle tutele crescenti non ci riporterebbe a una situazione migliore: prima c’era un mercato dualistico, nessun giovane veniva assunto con contratti a tempo indeterminato. Da quando abbiamo le tutele crescenti abbiamo in Italia circa mezzo milione in più di contratti a tempo determinato”.

Interrogato in merito ai destini del Jobs Act, il capo della Lega Matteo Salvini si è tenuto sul vago, ma ha fatto capire che potrebbe rimanere com’è se la Lega entrasse nell’esecutivo: “Non è detto che cambieremo tutto quello che ha fatto il governo precedente”.

 

Photo by fiordirisorse [CC BY-NC-ND 2.0] via Flickr. Photographer: Felicita Russo

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Autore
Bruno Perini è nato a Milano il 21 novembre del 1950. E’ diventato professionista nel 1987. Giornalista economico finanziario e politico giudiziario, ha lavorato per circa trent’anni al quotidiano il manifesto. Per due anni ha lavorato al settimanale della Rcs Il Mondo. Ha collaborato con Prima Comunicazione, con il Sole 24 ore, con Radio 24 come conduttore della rassegna stampa, con il Corriere della Sera, con l’agenzia Asca.‏
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