Quindicinale n.41, 11 gennaio 2017

Fenomenologia del collega insopportabile

Sono spesso fastidiosi e mal tollerati, oggetto di discussione su social, tv e libri. La parola ad un esperto per difendersi.
Fenomenologia del collega insopportabile
Shares

Parla sempre al telefono in vivavoce, si lamenta di tutto e tutti, ruba il pranzo degli altri, apre la finestra con i termosifoni accesi, indossa troppo profumo.
Sono solo alcune delle caratteristiche più insopportabili dei colleghi di lavoro. No, non arrivano dall’esperienza di tutti i giorni, o meglio, non solo. Sono le testimonianze emerse degli oltre 13mila commenti a una semplice domanda lanciata su Reddit, un sito, più assimilabile però a un social, dove gli utenti pubblicano e condividono in una bacheca link e contenuti che vengono votati da chi è iscritto.

Reddit nasce nel 2015 ed è molto diffuso negli Stati Uniti, meno in Italia. Così diffuso che il Presidente uscente Barack Obama lo ha utilizzato per rispondere alle innumerevoli domande che gli sono state rivolte sul social.

Il consenso degli utenti ai contenuti è fondamentale in quanto ne determina la visibilità: i più votati sono posizionati più in alto. Tutti i contenuti sono raggruppati per argomenti. E soprattutto, aspetto fondamentale, è completamente anonimo.
A quanto pare, l’argomento “colleghi di lavoro” è risultato particolarmente popolare, tanto da generare un numero enorme di commenti e da essere addirittura oggetto di un articolo da parte del giornale inglese Telegraph.

Innumerevoli e diversificati gli spunti emersi: dall’uso eccessivo di profumo all’avversione per la collega che si lamenta con il proprio responsabile di tutti gli altri, invidiosa dei successi e delle belle notizie che riguardano i colleghi, tanto da leggere in uno dei commenti un emblematico “noi non siamo autorizzati a essere felici”.

In fondo, in ufficio passiamo la maggior parte della nostra giornata. E, diciamocelo, la lamentela è parte del nostro DNA. Insomma, parlare male del collega è uno sport molto popolare e praticato in differenti luoghi e occasioni e il social, confessionale nel ventunesimo secolo, in questo caso non poteva mancare.

Ma quando Reddit, Facebook e Twitter erano agli albori, c’è chi aveva già intuito e deciso di sfruttare le innumerevoli potenzialità del tema e ne aveva fatto oggetto di più di una serie TV.

In origine, siamo nei primi anni Duemila, è stata la Francia a raccontare gesta e parole dei dipendenti di un ufficio davanti al luogo della pausa per eccellenza, il distributore automatico del caffé, diventato poi protagonista anche in Italia della sitcom Camera Café, in onda fino a qualche anno fa. Ben presto abbiamo tutti imparato a conoscere le gesta di Patti e Silvano, del direttore De Marinis e dei due protagonisti Luca e Paolo. Un racconto pieno di personaggi da stereotipo ma drammaticamente reali. Qualche anno dopo non si è fatta attendere la risposta americana con The Office, sbarcato successivamente anche in Italia, una via di mezzo tra un documentario e un reality show.

Per capire il perché della diffusione di un tema così dibattuto, abbiamo parlato con chi di colleghi se ne intende: Matteo Marini ha 40 anni ed è uno psicologo del lavoro. Nel 2013 ha pubblicato “Fucking Monday”, libro dal significativo sottotitolo “corso di sopravvivenza in ufficio”. Attualmente Marini lavora come consulente in numerose aziende e si può dire che nel corso della sua esperienza personale e professionale ne abbia viste di tutti i colori: “Faccio il consulente nelle aziende da un po’ di tempo e di situazioni poco produttive ne ho viste un bel po’. Dopo l’ennesima azienda con un elevato potenziale ma con un approccio alle risorse umane a mio avviso allucinante, ho deciso di scrivere un manuale alla portata di tutti. Mi piaceva che le persone potessero imparare qualcosa tramite un libro semplice e anche divertente”.
Le problematiche in azienda sono tante e diversificate: “I capi occupano una bella fetta di incazzatura. Non sono tuttavia rari anche i casi di stress che nevroticizzano le persone, livelli molto alti di frustrazione legati a determinate professioni e infine le problematiche lavorative che si mischiano a quelle extralavorative, generando grande confusione”.
Sicuramente i social non hanno aiutato, alimentando reazioni purtroppo non sempre prevedibili: “Il problema dei social è che viene messa in rete una mole importante di informazioni. Ma non sempre si tiene conto del fatto che certi eventi impattano in modo molto soggettivo sugli individui. In altre parole ciò che manda in bestia me non è detto che abbia lo stesso effetto su altri. Capita quindi che coloro che accedono alla rete non siano consapevoli degli effetti che certe situazioni possono avere sulla loro persona. Gli eventi sono oggettivi, le nostre reazioni no”.

Come difendersi allora? “Nel caso di problemi inconsapevoli può essere utile mettere in contatto la persona con la parte di sé che scalpita alla sola vista del collega. Negli altri casi ci sono metodi che consentono di tutelare noi stessi da determinati comportamenti, manipolazioni o atteggiamenti. Il conflitto perenne ad esempio è molto nocivo, una buona mediazione quindi può tornare utile. Anche ritagliarsi delle microsfere di autonomia può essere una buona strategia, ma ovviamente va vagliato caso per caso”.

È fondamentale dunque intraprendere strategie diversificate e armarsi di grande prudenza e, soprattutto, pazienza. Del resto si sa, i colleghi sono come i parenti: non li puoi scegliere.

Shares

Tags: , , ,



Autore
31 anni, di cui sei dedicati ad approfondire i temi della formazione e dell’occupazione, soprattutto giovanile. Giornalista professionista e, come dicono quelli bravi, web content manager. Per il pubblico a casa redattore web impegnato a combattere in prima linea la personale crociata quotidiana anti refuso. Il suo mondo ideale contempla quasi esclusivamente viaggi e buona cucina. Al supermarket degli aggettivi ne sceglierebbe quattro: ironica, determinata, logorroica e caciarona. Un difetto: è della Vergine.
Commenta questo articolo