Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Un mondo migliore è più sicuro

Nessun cambiamento organizzativo può prescindere dai comportamenti delle persone
Un mondo migliore è più sicuro
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Quante volte leggendo la cronaca di un incidente sul lavoro o ascoltando il racconto di un infortunio hai pensato: “Quanto è stato stupido. Come ha potuto fare una sciocchezza del genere?”. Quante volte immaginando quegli operai bruciati vivi nel rogo dell’acciaieria e pensando ai loro dirigenti, ti sei detto: “Devono arrestarli tutti. Solo in Italia possono succedere queste cose”. Quante volte ti sei sentito impotente per quelle tre morti bianche che da anni, ogni giorno, causano devastazione e dolore in altrettante famiglie nel nostro Paese?

Ma gli incidenti sul lavoro succedono solo perché chi si fa male è stupido, chi gestisce è irresponsabile o perché siamo latini? Se così fosse, basterebbe selezionare persone mediamente intelligenti, formare manager con un alto senso di responsabilità e prendere esempio dal mondo anglosassone. Che è esattamente quello che facciamo.

Il numero degli incidenti però non cambia. O forse sì. A volte ci dicono che stanno diminuendo, qualcuno dice che è diminuito il lavoro ma, comunque, rimangono troppi per un Paese come l’Italia. Un bollettino di guerra che conta anche molti invalidi sul lavoro.

Loro, gli invalidi, sono una testimonianza crudele e vivente. Per ricordare agli altri le conseguenze devastanti e catastrofiche di una distrazione, di un errore, di una decisione sbagliata, propria o altrui, di una violazione dettata dall’eccessiva sicurezza in se stessi, dal desiderio di sentirsi coraggiosi, forti… vivi!

E poi succede quello che non dovrebbe mai succedere. Quel gesto stupido, quella follia o negligenza. Fatalità per qualcuno. Quel rimpianto, per quello che poteva essere e non è stato. Per loro e per le loro famiglie.

È giusto tutto questo? È possibile prevenirlo? Cosa bisogna cambiare? Nuove leggi, più controlli, sanzioni più severe? O basterebbe forse un po’ più di umanità? Un po’ più di amore. Per la vita, per i compagni di lavoro. Per se stessi. Basterebbe preoccuparsi della propria sicurezza, di quella dei propri colleghi, dei propri dipendenti, così come ci si preoccupa di quella dei propri figli e delle proprie famiglie.
Oggi la maggior parte degli incidenti sul lavoro – secondo alcuni studi il 90% – sono causati proprio da aspetti comportamentali, da quello che viene definito “fattore umano”.

Le aziende che lo hanno capito provano a contrastare questo fenomeno, questo zoccolo duro di incidenti, identificando strumenti che possano favorire un cambio di passo culturale. Ma nessun cambiamento organizzativo può prescindere dai comportamenti delle persone. Sono questi, infatti, a caratterizzare la cultura della sicurezza di un’azienda, di una nazione o di qualunque altro contesto sociale. È importante, dunque, concentrarsi su di essi, sviluppando l’abilità di identificare quelli pericolosi, di analizzarli, prima e intervenire poi per migliorarli, riducendo i rischi per la salute e la sicurezza. Ma da cosa sono determinati i comportamenti?

È il modo di pensare che determina le nostre emozioni e quindi le nostre azioni. Spesso i pensieri sono determinati dal percorso di crescita personale, dall’esperienza e dalle influenze ricevute negli anni. Troppe persone, ancora oggi, associano alla sicurezza parole ed emozioni negative come leggi, adempimenti, procedure, fastidio, rallentamenti e multe. È questo retaggio culturale che deve essere cambiato. Queste radici nutrono alberi dai frutti avvelenati. Questo modo di pensare contribuisce a produrre quelle tre morti al giorno.

La sfida a cui ci troviamo di fronte è quella di acquisire piena consapevolezza di tutto questo e seminare il proprio campo interiore affinché si creino i presupposti per un’idea di sicurezza intesa come valore, visione, passione per la vita e coraggio. Immagina quali frutti ci potrebbe dare una pianta con queste radici forti e rigogliose. Per vivere e gestire la sicurezza sul lavoro con queste emozioni bisogna sradicare le erbacce e le radici cattive provenienti dal passato.

Come? Attraverso una nuova consapevolezza e adottando modalità di comunicazione che possano parlare alla testa e al cuore delle persone. Innanzitutto scegliendo di essere leader nella sicurezza, provando un entusiasmo contagioso per essa, contribuendo così alla diffusione di nuovi comportamenti e alla creazione di una nuova cultura della sicurezza. Sembra facile.
Quello della sicurezza è un bisogno innato dell’uomo, ma In quanti mettono la sicurezza nella parte alta della classifica dei propri valori? In quanti, invece, sono disposti a negoziarla di tanto in tanto? E chi, d’altronde, non ha mai superato i limiti di velocità…?

Possiamo continuare a farci domande, a provocare riflessioni, a condividere delle risposte, ma immagina se queste ultime potessero essere le stesse per tutti. Immagina se potessimo tutti salire sullo stesso convoglio per affrontare insieme lo stesso viaggio verso un orizzonte comune, quello della sicurezza sul lavoro. Immagina la potenza di una visione condivisa, ben comunicata, che tutti possano sentire propria, un obiettivo chiaro i cui benefici sono ovvi, tanti, attraenti. Una visione che vuoi raggiungere. Immagina di lavorare in un’azienda che ti mette a disposizione gli strumenti (come la formazione) per andare in quella direzione e colmare quei gap che possono minacciare la riuscita del viaggio. Immagina di avere la possibilità di praticare quei comportamenti che possono fare la differenza, per te e per gli altri, dentro e fuori il posto di lavoro. Immagina se anche tu, allora, potessi trovare il coraggio di mettere un piede fuori dalla tua zona di comfort e fare qualcosa di nuovo, trasgressivo, controcorrente. Contro quella corrente tossica del menefreghismo, della superficialità e del “tanto ci penserà qualcun altro”.

Sembra facile. Si dice che i cambiamenti si possano ottenere in maniera più o meno semplice e che tutto parta dal nostro modo di pensare. Come dice Vasco Rossi in una recente canzone: “Si può cambiare solo se stessi, sembra poco ma se ci riuscissi faresti la rivoluzione”. Sembra facile. Ed è proprio così.

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Autore
Piacentino, laureato alla University of Aberdeen, ha vissuto otto anni nel Regno Unito. Si occupa di salute e sicurezza sul lavoro lavorando a livello internazionale nell’industria petrolifera. Ha ricoperto diversi ruoli ed è oggi responsabile del sistema di gestione, formazione e comunicazione. È coproduttore di tre cortometraggi di successo e iniziative mirate a favorire il cambiamento culturale in ambito di salute e sicurezza, tra cui il pluripremiato programma LiHS (Leadership in Health & Safety). E’ segretario generale della fondazione LiHS costituita con la missione di diffondere codici di comunicazione nuovi con i quali contribuire alla crescita culturale dell’industria e società in genere. E’ coautore de “Il libro che ti salva la vita” insieme a Sabatino de Sanctis, edito da Sperling & Kupfler in Aprile 2014. Tiene corsi su questi temi in Italia e all’estero.
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  • Giancarlo Bianchi

    L’articolo di Davide Scotti è illuminante perché mette in evidenza le cause che producono circa l’80% degli incidenti e degli infortuni.
    Inoltre sottolinea come si possono ottenere risultati certi di una forte riduzione agendo sull’impegno personale, sulla leadership, sui comportamenti tramite il metodo della diffusione virale attuando con successo nel gruppo Oil&Gas nel quale opera. Complimenti