Quindicinale, Numero 54 - 4 ottobre 2017

Vaccinati dalla rete o dalla scienza?

Imprescindibili per la scienza, inutili e dannosi per la rete. In Italia ci si vaccina sempre meno. E si rischia il ritorno di malattie scomparse da tempo
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Il progresso scientifico ha indiscutibilmente favorito la nostra vita, fornendo all’uomo, tra l’altro, presidi capaci di fare fronte a epidemie, infezioni e morbi che un tempo uccidevano milioni di persone. Eppure oggi il pubblico è diventato sospettoso: gli attuali eredi di una civiltà che ha cercato a lungo cure e strumenti sanitari, oggi inizia a rifiutarli, sospettando che al riguardo non venga detta la verità, che la farmacologia e la medicina nascondano occulti interessi. Ed ecco che alcune epidemie ritornano. Non c’è vaccino, purtroppo, contro l’ignoranza.

Vaccini: ancora se ne parla 

I vaccini, in particolare, tornano periodicamente a far parlare di loro, aprendo dibattiti sempre più controversi che coinvolgono anche il mondo politico. Vaccini sì o vaccini no? Obbligatorietà o facoltatività? Sebbene il ministero della Salute abbia più volte ripetuto che la vaccinazione è il mezzo di prevenzione più efficace contro il diffondersi delle malattie infettive e per la riduzione della mortalità, anche in Italia si è registrato un calo sotto la soglia del 95% delle vaccinazioni obbligatorie (e gratuite): antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, antiepatite virale B. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i genitori che dicono no alle vaccinazioni sono soprattutto le coppie istruite, che non mancando di mezzi culturali ricercano informazioni ma, così facendo, riportano purtroppo in auge vecchie bufale.

Una vecchia bufala: il nesso vaccini-autismo

La storia della correlazione tra l’insorgenza dell’autismo e il vaccino trivalente MPR (anti morbillo, parotite, rosolia) risale al 1998. A diffonderla, uno studio che l’allora gastroenterologo Andrew Wakefield pubblicò sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, la quale nel 2010 ha poi ritirato il tutto scusandosi per l’errore commesso. Una frode che – si scoprì – partiva da meri interessi economici privati e che costò a Wakefield la radiazione dall’albo dei medici: eppure questa tesi ha offerto anche dopo la sua sconfessione – e offre tuttora a molti genitori – lo spunto per trovare un colpevole contro un disordine neuropsichiatrico complesso dall’espressività clinica variabile, quale l’autismo.

Vaccini in tribunale

La situazione diviene particolarmente grave quando a sostenere queste tesi non sono genitori comprensibilmente disorientati, ma autorità. Vi sono state infatti diverse sentenze che hanno risarcito per danni da vaccino: nel 2012 il Tribunale di Rimini ha condannato su questa base il ministero della Salute a risarcire i familiari di un bambino affetto da disturbo autistico associato a ritardo cognitivo medio; nel 2014 la Procura di Trani ha aperto un’inchiesta contro ignoti al fine di accertare il nesso vaccini-autismo e, nello stesso anno, il Tribunale di Milano ha condannato sempre il ministero, reputando che il disturbo autistico di un bambino fosse stato concausato dalla vaccinazione. È stata poi la volta del Tar della Sicilia, cui una famiglia agrigentina si è rivolta per ricevere i 250 mila euro stabiliti nel 2014 dal Tribunale civile di Palermo come risarcimento del danno subito con la malattia di un bambino, attribuita alla vaccinazione.

New age vs esperti

Spesso si tende a credere più facilmente a politici, cantanti, attori e siti web che esprimono opinioni personali senza avere alcuna competenza scientifica e così il rischio sociale aumenta, data l’influenza che questi esercitano sulla cittadinanza. Non di poco peso, per esempio, la posizione di Beppe Grillo secondo cui epidemie come la difterite e la poliomielite sarebbero scomparse a prescindere dalle campagne vaccinali. «È un’affermazione falsa – ribatte Giovanni Maga, virologo dell’Istituto di Genetica molecolare del Cnr – perché gli agenti patogeni non scompaiono nel nulla». Non sono pochi neanche i talk show e le trasmissioni che affrontano temi controversi come OGM, caso Stamina, omeopatia, vaccini – una sorta di catalogo di questi casi è disponibile in Parola di scienziato, una collettanea edita da Universitalia – preferendo chiamare in causa chi di scienza ne sa molto poco e diffondendo, così, la suggestione da leader. La divulgazione scientifica spesso è affidata ai toni emozionali di trasmissioni come Le Iene o Virus, condotta da Nicola Porro, che ha trattato di recente l’obbligatorietà dei vaccini chiamando in studio a discettarne il critico musicale Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori.

Vaccinare: quando anche il medico dice NO

Questo presidio non favorisce solo lo stato di salute di chi si vaccina ma, tramite il cosiddetto effetto gregge, protegge anche i non vaccinati, gli immunodepressi e quanti arrivano nel nostro paese senza esservisi sottoposti. Riduce inoltre il ricorso agli antibiotici, evitando così lo sviluppo di forme di resistenza a questi farmaci. È insomma importante ricordare che, sebbene i vaccini in alcuni casi abbiano effettivamente delle controindicazioni e non possano essere considerati a rischio zero assoluto, il rapporto rischi (minimi)-benefici (essenziali) è assolutamente chiaro. E quando è il medico a sconsigliare le vaccinazioni, confermando i sospetti in circolazione? A questo proposito, la Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) con un Documento sui vaccini ha da poco stigmatizzato come infrazione deontologica il comportamento antivaccinista di questi clinici che, nei casi più gravi, rischiano addirittura la radiazione.

La buona divulgazione

Un elemento fondamentale per combattere la disinformazione aneddotica e riferita ad esperienze strettamente personali è una buona divulgazione. Una divulgazione che tenga conto della percezione e degli stati emotivi attraverso cui i fruitori filtrano quanto gli viene detto, e che fornisca strumenti perché questi comprendano e sappiano discernere tra scienza e pseudoscienza, tra chi parla sulla base di dati scientifici e chi invece usa toni sensazionalistici per dar corpo alle proprie idee infondate.

 

(Credits photo: http://www.cnlive.it)

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Autore
Laureata in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica presso l’Università di Roma Tor Vergata, è particolarmente interessata allo studio sincronico e diacronico della lingua italiana, alla linguistica e alla pragmatica cognitiva e ai processi di acquisizione del linguaggio. Stagista e collaboratrice presso l’Ufficio Stampa del CNR, ha preso parte a vari progetti di ricerca di ambito linguistico e ha collaborato con Giornalisti nell’erba, il progetto-premio di comunicazione scientifica organizzato dalla Federazione Italiana Media Ambientali. È al momento studentessa di Logopedia presso l’IRCCS Santa Lucia e al terzo anno di studi della Lingua Italiana dei Segni. Autrice di “Vaccini sì, vaccini no. Una scelta mai serena” in “Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione” e “Una strada in salita ma intrapresa: toponomastica femminile” in “Grammatica e sessismo 2” editi da Universitalia.
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  • Roberto Fumarola

    Nell’articolo si parla di scienza e di bufale.
    Si parla di ricerca scientifica e di voci su Internet.

    Mi spiace Alessia, ma in questo articolo non c’è nulla di informativo, nulla di scientifico, nessun valore.
    È la ripetizione di una serie di notizie e comunicati stampa che negli ultimi anni circolano.
    Dove sono i riferimenti alle ricerche fatte con rigore scientifico sulla sicurezza dei vaccini?
    Non parlo di efficacia, quella è stata dimostrata dai grandi numeri.
    Vaccinare intere popolazioni ha aiutato sicuramente a debellare o a ridurre fortemente la diffusione di alcune malattie. Ma a che costo?

    Di questo non se ne parla. Non c’è da dare credito alla Brigliadori o a Red Ronnie, usati tra l’altro ad arte per etichettare chi non è d’accordo con il vaccinarsi a tutti i costi.

    Forse varrebbe il caso di parlare con quelle famiglie che hanno in casa (o hanno avuto) figli danneggiati dalla somministrazione di vaccini.
    Si, fanno parte della statistica e rientrano nel calcolo delle probabilità dei danni collaterali.
    Ma quando ti capita di essere in quell’1% statistico, caspita sei passato nel 100% del calvario.

    La cosa giusta è parlare della necessità o meno di ricorrere per tutti, in massa, a questa pratica medica.
    Ha senso vaccinare in bambino di 3 mesi contro il tetano? Non è infettivo, era una malattia diffusa tra adulti soprattutto.
    La difetrite è una malattia diffusa in zone con scarsa igiene, idem la polio che si diffonde per contatto diretto.
    Ma quanti casi di polio sono fatali o creano danni permanenti?
    Quanti sono invece i possibili danni (in %) agli individui vaccinati?
    Non si sa! Non ci sono studi anche su questo, perché non interessa che venga fuori. Eppure i dati li avremmo. Basta seguire un protocollo più stringente in fase di somministrazione.

    Ora, quello che voglio dire è che quando si parla della salute, soprattutto quando si parla della salute dei nostro figli, di persone che NON possono decidere e siamo noi a farlo per loro, forse varrebbe la.pena di informarsi meglio.
    Non di andare avanti ad etichette e basta.

    Con i vaccini si gioca sulla paura.
    La paura delle epidemie (ma quali? C’è in corso un’epidemia di varicella? Di pertosse? Di rosolia?), la paura del non essere allineati, la paura di morire.

    Le case farmaceutiche su questo si ingrassano, non facciamoci fregare. Succede anche per altro, ma le malattie sono la cosa meno controllabile di tutto ed i vaccini danno l’impressione di avere tutto sotto controllo.

    Andiamo a dire alle persone morte lo scorso anno dopo la vaccinazione si routing contro l’influenza che, ci spiace tantissimo, ma non era stato fatto il test sugli effetti collaterali perché non c’era tempo?
    Eppure le campagne per la sommi nostrazione di massa, per l’influenza, sono partite puntuali. Con milioni di dosi acquistate dal ministero.
    Questo non è complottismo, come vogliono far credere alcuni, ma è fatturato.
    Poi ci sono persone ignoranti come capre che dicono idiozie in pubblico. Alcune sono anche famose. Ma di stupidi é pieno il mondo.

    Ora, tornado a noi, cara Alessia, rileggendo attentamente il tuo articolo, non pensi che si possa andare un po’ oltre o comunicati stampa delle case farmaceutiche ed abilmente pubblicati dai quotidiani?
    Si potrebbe approfondire, senza per forza dover essere degli anti Vax, ma soltanto per amore di un ragionevole dubbio.