Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Volontariato: tra sfide e incroci per un nuovo futuro

Le iniziative volontaristiche oggi si confrontano con una serie di nuovi competitori, che risultano più attrattivi
Volontariato: tra sfide e incroci per un nuovo futuro
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La galassia del volontariato conta in Italia 44.182 organizzazioni (“Report nazionale delle organizzazioni di volontariato censite dal sistema dei CSV” 2015 CSVnet e Fondazione IBM Italia) e 4.758.622 volontari attivi in tutte le istituzioni non profit ( “Censimento Non profit 2011” Istat).
Il mondo del volontariato è parte integrante della comunità e, come tale, non è certo immune dai mutamenti conseguenti la crisi di coscienza, di valori e di responsabilità che ci attanaglia.

È un volontariato che appare spesso ancora frammentato, ripiegato su se stesso, in affanno e poco consapevole della propria potenzialità politica. C’è un generale avvilimento delle organizzazioni, che riflette quello più generale della cittadinanza e che ha pesanti ripercussioni sui progetti realizzati dal volontariato e sulle energie a essi destinate.

Le generali condizioni di sviluppo del volontariato a livello nazionale sono poi profondamente cambiate rispetto al recente passato e hanno reso l’azione del volontariato più difficile.
I bisogni ai quali il volontariato si trova a dover rispondere sono molto meno definiti che in passato, le organizzazioni spesso sono molto meno libere e più istituzionalizzate, la situazione economica non consente più il finanziamento e la stabilizzazione di molte iniziative proposte. Inoltre le spinte sociali verso la partecipazione volontaria si sono indebolite: recenti indagini rilevano come l’orientamento volontaristico continua a persistere ma in forme molto più individualizzate rispetto al passato.

Le iniziative volontaristiche devono inoltre confrontarsi con una serie di nuovi competitori come associazioni sportive, ricreative o culturali, che si dimostrano spesso più attrattivi nell’offrire occasioni di gestione del tempo libero e anche di crescita personale degli individui.
Molte associazioni si trovano anche ad affrontare problemi di gestione e organizzazione connessi ai processi di strutturazione e consolidamento dell’azione volontaria, che risultano aggravati dall’attuale fase di riduzione dei finanziamenti pubblici: nel corso degli anni infatti diverse associazioni sono arrivate a gestire servizi complessi, con la presenza anche di lavoratori retribuiti.
E, per finire, il teorico riconoscimento (ormai diffuso) attribuito dalle istituzioni pubbliche al volontariato non si è quasi mai tradotto in un conseguente riconoscimento di ruolo.

Il volontariato infatti viene spesso visto come manodopera a costo zero in grado di coprire buchi ed inefficienze delle istituzioni che di converso non sono capaci di valorizzare adeguatamente la sua capacità politica di elaborazione di possibili risposte ai bisogni della comunità.

Per provare a riflettere insieme su alcuni nodi che necessariamente caratterizzeranno la rotta del volontariato del prossimo futuro parto da due punti fermi e cioè che il volontariato non è un’isola felice: è solo uno specchio della nostra società, in cui si trovano anche alcune persone poco per bene, e non c’è da meravigliarsi di questo.
Il volontariato, inoltre, non è eroismo: se tutti i cittadini adempissero agli inderogabili doveri di solidarietà economica, politica e sociale, a tutti i livelli e in tutti i rapporti sociali, il mondo avrebbe sempre meno bisogno di volontariato.

Ma quali sono le decisive sfide che il volontariato sarà chiamato ad affrontare, per essere capace di un nuovo futuro?

  1. Essere capace di custodire i propri valori, in particolare la gratuità e lo stile di vita.
    Senza gratuità è qualcosa di nobile ma non è volontariato ed in ogni caso i valori del volontariato non possono essere confinati solo nei momenti dell’azione volontaria ma devono soprattutto caratterizzare tutta l’esistenza del volontario, a maggior ragione fuori dai confini della sua meritoria attività di volontariato.
  2. Essere capace di esprimere una strategia comune di partecipazione e di intervento nel rapporto con gli altri soggetti territoriali, evitando i rischi della frammentazione e dell’autoreferenzialità.
  3. Essere capace di agire in un corretto ed efficace contesto di sussidiarietà nei confronti delle istituzioni pubbliche, che mai dovranno venir meno alla loro prioritaria funzione di garantire gli essenziali bisogni a tutte le categorie di cittadini ed in particolare a quelle più deboli ed emarginate.
    Gli enti pubblici, alle prese con la pesante riduzione delle risorse a disposizione ed al fine di conseguire irrinunciabili economie, stanno affidando al volontariato una serie di servizi anche complessi che prima venivano affidati a soggetti professionalmente più preparati, con evidenti ripercussioni sulla qualità del servizio e sull’occupazione. Il volontariato non può però pensare di fondare le sue fortune sulle carenze del sistema pubblico ed abbandonarsi alla tentazione della presuntuosa sostituzione delle istituzioni. Meglio funzionano le istituzioni e meglio il volontariato può perseguire le sue finalità.
  4. Essere capace di costruire relazioni di fiducia mirate a ricreare un tessuto di solidarietà di base, sempre più importante in una società attraversata dal rischio dell’atomizzazione e dell’individualismo.
  5. Essere capace di lasciare spazio ai giovani, che significa coinvolgerli in cose concrete piuttosto che in sterili dibattiti, affidare loro compiti e responsabilità controllando da lontano “a fari spenti” che sappiano sempre mantenersi in “carreggiata”, accettare qualche “incidente di percorso” ed infine essere pronti a farsi da parte, per far posto a chi potrebbe avere una nuova mentalità ed un nuovo modo di agire ma che può favorire un rinnovato entusiasmo ed un reale futuro a preziose esperienze di solidarietà.
  6. Essere scomodo, indigesto, antipatico, sintomi indiscutibili di un ruolo politico esercitato con consapevolezza ed efficacia, mettendo a disposizione persone, esperienze, capacità di mobilitare risorse, ma anche e soprattutto, riflessioni e idee per cercare di fornire risposte ad istanze provenienti dalle comunità territoriali.

Penso, per concludere, che il volontariato debba sentirsi di più addosso la responsabilità del contributo che nell’attuale momento può garantire per il benessere delle comunità in cui opera.
Il capitale umano e sociale generato e moltiplicato dalle organizzazioni di volontariato è infatti lievito per sviluppare comunità territoriali forti, coese, solidali e generatrici di speranze.

[Credits photo: volontariatointernazionale.org]

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Autore
Marchigiano, 47 anni, ragioniere, laureato in economia. Dopo una preziosa esperienza di appena due anni alla Teseo SpA in qualità di responsabile amministrativo e una parentesi in uno studio commerciale utile per capire “cosa fare da grande”, decide di seguire il cuore e la passione. Da oltre 16 anni è il Direttore regionale del Centro Servizi per il Volontariato, CSV. Conta 20 anni di esperienza come volontario e dirigente alla Pubblica Assistenza Croce Verde di Fermo, donatore Aido e Admo, dal 1989 donatore Avis; fondatore e ancor’oggi dirigente di una delle società sportive di calcio a 5 più vecchie d’Italia.
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