Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Cairo vs Bonomi: lo scontro per Rcs si gioca sul mercato

Un editore contro un finanziere. Una lotta ad armi pari in cui a scegliere saranno tutti gli azionisti
Cairo vs Bonomi: lo scontro per Rcs si gioca sul mercato
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Gli occhi della comunità finanziaria sono tutti puntati sul mercato, perché è su quel campo che si gioca la partita per il controllo di Rcs MediaGroup, la casa editrice che pubblica, fra gli altri, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport.
Una battaglia che vede schierati da un lato l’editore di La7 Urbano Cairo, affiancato da Intesa Sanpaolo, dall’altro il finanziere Andrea Bonomi, numero uno della società di investimento Investindustrial, in cordata con gli azionisti storici di Rcs ossia Mediobanca, Diego Della Valle, Unipolsai e Pirelli. In mezzo un’azienda su cui grava un debito pari a 430 milioni di euro e il cui destino verrà deciso, per la prima volta dopo tanto tempo, dal mercato.

L’offerta di Cairo

Il fischio d’inizio è previsto per lunedì 13 giugno. Quel giorno infatti partirà l’Offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da Cairo, già azionista dell’azienda con una quota di circa il 4%. La sua proposta consiste nel dettaglio in una sorta di baratto: per ogni azione Rcs l’editore scambia 0,12 azioni della sua Cairo Communication. Lo scopo è arrivare almeno al 35% più un’azione della società in modo da acquisirne la maggioranza.

La valorizzazione economica, ai prezzi dell’8 aprile quando fu resa nota l’operazione, era pari a 0,527 euro per ciascuna azione Rcs. Una cifra che è inferiore, sulla carta, rispetto al valore del titolo in Borsa (0,78 euro circa) ma anche rispetto a quella proposta dall’altra cordata.

La versione di Bonomi

L’Offerta pubblica di acquisto (Opa) lanciata dal gruppo guidato da Bonomi prevede infatti l’acquisto, e non lo scambio, delle azioni Rcs a un prezzo pari a 0,70 euro ad azione. Sul piatto la cordata è disposta a mettere fino a 283 milioni di euro per arrivare al 100% della società anche se l’Opa, che dovrebbe partire a metà giugno, sarà valida comunque se gli offerenti raggiungeranno il 66,7% del gruppo editoriale.

Si tratta di due proposte “molto differenti l’una dall’altra”, spiega Andrea Pietrini, managing partner della società di consulenza e di c/o service, yourCFO Consulting Group: “La prima – evidenzia – viene da un editore puro che non offre denaro, è uno scambio ‘carta contro carta’ ma un piano industriale ben preciso e un vantaggio potenziale proveniente dalle sinergie tra le due case editrici, Cairo Communication ed Rcs”. Sinergie che “sul lungo termine, dovrebbero teoricamente far salire il valore delle due società”.

La seconda proposta, invece, “è puramente finanziaria, dà agli azionisti la certezza di un guadagno cash immediato ed è meno invasiva, a livello di controllo societario, rispetto a quella industriale”. Inoltre coinvolge un investitore “che, pur senza quell’approccio industriale che ha il suo concorrente, avrà comunque l’interesse a valorizzare il più possibile il suo investimento”. In pratica per gli azionisti di Rcs “si tratta di scegliere l’uovo oggi o la gallina domani”, sintetizza Pietrini.

Un’operazione di mercato

Ciò che accomuna le proposte, però, è che entrambe sono di mercato: “Con i principali soci già schierati (Intesa Sanpaolo e Mediobanca, ndr.), saranno gli azionisti di minoranza, gli investitori retail o i gruppi con quote marginali, quindi il mercato, a giocare un ruolo di peso nella partita sul futuro dell’azienda decidendo a chi dare le proprie azioni”, spiega il managing partner. Piccoli e grandi azionisti, dunque, sono ora sullo stesso piano. Una situazione che “sorprende” perché “in Italia, rispetto agli altri Paesi, sono poche le operazioni di questo tipo”. Spesso, infatti, molte scalate del passato – evidenzia Pietrini – “sono state portate avanti da soci di maggioranza spinti da logiche e da interessi diversi da quelli economico-finanziari, come ad esempio il potere o la politica, e raramente coinvolgevano il mercato”.

Al contrario, questa è un’operazione “trasparente” in cui “due controparti si battono ad armi pari direttamente sotto lo sguardo pubblico del mercato”. Questo “lascia spazio anche a eventuali investitori terzi” che “possono rilanciare presentando altre offerte e quindi valorizzando maggiormente l’azienda”, aggiunge. E a livello di indipendenza del giornale stesso? “Sono convinto che, in un caso o nell’altro, i lettori avranno un beneficio dall’operazione – osserva Pietrini – se non altro perché l’azienda ne uscirà con una struttura finanziariamente migliorata, una ridotta dipendenza dalle banche e una strategia di riposizionamento che ora è assente”.

[Credits photo: Ph. Jon S, Flickr.com]

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Autore
Giornalista professionista, dalle Marche a Milano per caso, passando per Londra, Roma e Bruxelles. Si occupa di economia, finanza e mercato legale e in passato ao trattato anche temi riguardanti l'Europa e i giovani. Tramite il suo lavoro cerca di spiegare quali sono e come agiscono le dinamiche economico-finanziarie che costruiscono il quotidiano e che influenzano le scelte di vita.
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