Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Do not disturb

Interruzioni, distrazioni e la capacità di concentrarsi
Interruzioni e distrazioni
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Dovremmo girare col cartellino che troviamo sulla maniglia delle camere d’albergo: Do Not Disturb, per favore non disturbare! Ci sarebbe da metterselo al collo … quante distrazioni ed interruzioni subiamo durante la giornata?

Secondo studi americani la media dei dipendenti statunitensi viene interrotta 11 volte in un’ora. Quindi in ufficio mediamente riusciamo a dedicarci ad un compito per un lasso di tempo che va dai 3 ai 10 minuti prima di essere interrotti. Il costo di queste distrazioni è stato stimato in circa 650 miliardi di dollari solo negli USA.
E i costi personali non sono più bassi. La capacità di attenzione, che è alla base dei risultati che otteniamo quando svolgiamo qualsiasi tipo di compito, è messa a dura prova da questa situazione. Pensandoci bene la nostra attenzione è fondamentale quando cerchiamo di comprendere le cose, quando apprendiamo e quando memorizziamo. Ma non trattiamo questa nostra risorsa come dovremmo, nonostante sia alla base dei risultati ottenuti e faccia la differenza, in azioni e progetti, tra l’entusiasmante successo e l’impietoso insuccesso. La buona notizia è che l’abilità a concentrarsi può essere allenata, proprio come un muscolo. Quindi andiamo in palestra e rimettiamola in forma, avvalendoci anche dei giusti attrezzi.

I neuroscienziati hanno scoperto che abbiamo diverse modalità di concentrazione e di attenzione e che, a seconda degli scopi, si innestano sentieri neuronali diversi. Le tre diverse modalità di attenzione sono la concentrazione interiore, sugli altri e sul mondo esterno. Per avere una vita appagante, suggerisce Daniel Goleman in un articolo dell’Harward Business Review e nel suo libro ‘Focus’, è necessario coltivarle tutte e tre.

L’attenzione interiore
Un team di ricercatori britannici ha compiuto delle analisi su gruppi di professionisti di alcune banche di investimento. Le persone di maggior successo tra questi (quelli col reddito annuo più alto) non erano né quelli che si basavano completamente su dati analitici, né quelli che prendevano decisioni ‘di pancia’. Erano le persone che si ascoltavano meglio, che dedicavano maggior attenzione al loro istinto, quel magico connubio tra razionalità e pancia, quel mormorio interno che ci guida nella vita. E che possiamo sentire solo se prestiamo attenzione.

L’attenzione verso gli altri
‘Attenzione’ deriva dal latino ‘attendere’ cioè ‘tendere verso’. Tendere verso gli altri è la capacità di dedicar loro del tempo esclusivo e la conseguente abilità a costruirsi relazioni sociali efficaci. I grandi leader sono maestri in questo, riescono a guardare negli occhi il proprio interlocutore e ad isolarsi da tutto il resto, come non avessero nient’altro di cui preoccuparsi.

L’attenzione verso il mondo esterno
Studi sul cervello di un gruppo di responsabili aziendali di alto livello hanno messo in luce come si attivi un circuito neuronale diverso se la richiesta di prendere decisioni riguarda l’esplorazione di nuove possibilità. Non si tratta quindi di concentrazione su un ambito conosciuto, ma di un vero e proprio vagare mentalmente per percorsi nuovi ed inediti. Anche questo necessita di uno sforzo e di una propria attenzione dedicata.

Come facciamo a facilitare questi processi di focalizzazione e concentrazione così importanti? Ecco alcune piccole strategie di grande efficacia:

  • Conoscere la propria scaletta giornaliera di attività, più è chiara più sarà facile creare dei confini (spaziali e temporali) per prevenire distrazioni e interruzioni.
  • Essere chiari, determinati e gentili con i colleghi. Dichiariamo in anticipo di essere in riunione ‘con noi stessi’ e chiediamo di non essere disturbati.
  • Eliminare tutte le notifiche sonore e visive di email, messaggistica istantanea e social networks. Inutili e dannose, da guardare solo in alcuni momenti della giornata dedicati a queste attività.
  • Mettere in silenzioso il telefono per alcuni periodi di tempo e lasciar lavorare la segreteria telefonica. Non è obbligatorio rispondere sempre e ovunque.
  • Allontanare dal proprio campo visivo tutto ciò che può richiamare la nostra attenzione. La superficie libera della scrivania può essere un grande aiuto.
  • Sovrastimare il tempo che ci si mette a fare un lavoro. Meglio considerare sempre un quarto d’ora accademico in più per poter finire e mettere un punto alla pratica, prima di passare ad altro.
  • Rivedere la posizione della propria scrivania, in modo da evitare il continuo movimento di persone intorno e l’incessante vociare in sottofondo.
  • Usare un timer ed assegnarsi un tempo da dedicare esclusivamente ad un compito. Ci si potrà distrarre solo dopo che il timer suona.
  • Prendere delle pause tra un compito e l’altro permette di darsi una ricompensa (ora sì si possono guardare email e messaggi!) e far scatenare le dopamine che, facendoci provare sensazioni piacevoli, ci permettono di affrontare con maggior motivazione e attenzione l’impegno successivo.

E poi non sto scherzando, usate il cartello Do Not Disturb e fatelo rispettare!

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Autore
Influenze nordiche, ma cuore latino, ha deciso che il suo scopo nella vita è "Organizzare Italia". Sabrina è una Professional Organizer che aiuta le persone ad organizzarsi meglio, per lavorare con meno fatica e per vivere più sereni e soddisfatti. E' fondatrice e presidente dell'associazione professionale APOI (www.apoi.it), scrive per diversi blog e alcune riviste cartacee. In maggio 2015 è uscito il suo primo libro con Mondadori 'Facciamo ordine - in casa, nel lavoro, nella vita'. E “siccome i sogni nel cassetto fanno la muffa, io ho buttato via il superfluo ed ho tirato fuori il mio!”
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