Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Il verde divide il servizio civile nazionale

Oltralpe quasi tutti i progetti sono indirizzati all'ecologia, in Italia sono appena l'1% e con budget bassissimi
Il verde divide il servizio civile nazionale
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Con il passaggio da un esercito basato sulla leva obbligatoria e temporanea  ad uno esclusivamente composto da professionisti a tempo indeterminato,  i governi dei principali Paesi occidentali hanno varato via via legislazioni specifiche per consentire ai giovani (uomini e donne) di svolgere comunque un servizio, di durata equivalente,  a favore della comunità e nel contempo acquisire una formazione utile allo sviluppo del senso di cittadinanza  e da spendere – magari – anche sul mercato del lavoro.

L’Italia è stata una tra le prime nazioni europee a dotarsi di questo strumento, coinvolgendo fino a  50.000 volontari in servizio in un solo anno  (esempio nel 2006). Ma con il passare del tempo questa buona italica pratica ha lasciato il passo ad altre nazioni, come oltralpe, dove i nostri cugini francesi se pur arrivando molto dopo, hanno saputo fare molto meglio.

Lanciato nel 2010, il servizio civile in Francia è un impegno da sei a dodici mesi in missioni di interesse generale, con le associazioni, comunità o istituzioni pubbliche. Si rivolge a giovani dai 16 ai 25 anni, su base volontaria e riconosce ai volontari  un assegno mensile di 573 euro netti (467 € sono a carico dello Stato, il resto a carico dell’ente ospitante). Il presidente François Hollande ha proposto il mese scorso, durante una conferenza stampa, di espandere il dispositivo per rafforzare il senso di cittadinanza: “Ogni giovane di meno di 25 anni che desidera svolgere un servizio civico può farlo a partire dal 1° giugno”, ha annunciato. Il Capo dello Stato prevede che circa 160.000 – 170.000 giovani nel 2016 (contro i 70.000 del 2015) saranno impegnati in “tutte le comunità, le associazioni, i ministeri”.

“Ogni giovane è un ambasciatore per la trasformazione ecologica” del Paese, ha detto Ségolène Royal, ministro dell’ambiente, evidenziando gli aspetti formativi e la creazione di  nuova occupazione.” Il governo prevede la creazione di 15.000 posti di lavoro per il futuro in materia di energia, ambiente, trasporti e lo sviluppo sostenibile, in particolare grazie alla nuova legge sulla transizione energetica”.

In Italia il Servizio Civile Nazionale, come ricordato, è molto più anziano, lanciato nel 2001, ma ha subìto alti e bassi che non gli hanno fatto onore, soggetto a slanci e marce indietro ad ogni cambio di governo, soprattutto per i continui tagli di bilancio (addirittura nel 2012 non è uscito neppure il bando). Alla data di oggi conta appena 8.431 Volontari in servizio (impiegati su 3310 enti accreditati), ai quali – ad onor del vero – vanno aggiunti quelli del servizio civile regionale, almeno per quelle Regioni che si sono dotate di una propria struttura (Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Marche, Liguria, Lombardia, provincie autonome di Trento e di Bolzano).
In base all’ultimo censimento, i nostri volontari posseggono per il 7% il diploma di scuola media inferiore, il 60% il diploma di maturità, il 13% la laurea triennale, il 20% la laurea magistrale o specialistica. I settori d’intervento più gettonati sono quelli nel campo assistenziale (63% del totale) mentre il settore ambientale mobilita appena l’1% dei progetti.  Per i volontari è stabilito un rimborso mensile di 433,80 euro. L’attività svolta non  determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro ma allo stesso tempo non comporta la sospensione e la cancellazione dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilità e l’anno di servizio è riconosciuto ai fini del trattamento previdenziale figurativo (riscattabile) ed è prevista l’assistenza sanitaria gratuita, oltre che il riconoscimento di un punteggio nei concorsi pubblici.
Tuttavia, per controbilanciare le nostre modeste performance, sembra che stia arrivando una buona notizia.

La Commissione Europea ha finanziato con tre milioni di euro,  il progetto  “Ivo 4 all” (International voluntary for all),  una sperimentazione di Servizio Civile Europeo in tre diversi paesi,  Italia, Germania e Francia con altri quattro paesi osservatori, Repubblica Ceca, Lettonia, Regno Unito e Lussemburgo,  affinché circa 600 giovani possano fare un’esperienza in più paesi, cioè in una dimensione europea.  Lo scopo della sperimentazione dovrebbe essere proprio quello di arrivare a creare un vero e stabile Servizio Civile Europeo, una sorta di Erasmus del volontariato (ma da non confondere con il servizio volontario europeo, che è tutta un’altra cosa).

Quant’è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / Chi vuol esser lieto, sia: / del doman non v’è certezza.
(Lorenzo de’ Medici – il Magnifico, Il trionfo di Bacco e Arianna, 1490)

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Autore
Consulente, giornalista e autore. Classe 1967 con laurea in scienze politiche e master in sistemi di gestione ambientale. Ha lavorato in Italia e all’estero seguendo progetti di sviluppo sostenibile e green economy per conto di aziende, enti, organismi no profit. Nel corso degli anni si è specializzato nel settore della comunicazione istituzionale e d’impresa con il focus rivolto ai conflitti sociali e ambientali, tipici della sindrome da contestazione. Autore di numerosi programmi radio televisivi, siti internet e pubblicazioni, ama stare tuttavia dietro i riflettori e, soprattutto, prendere la vita con calma, specialmente quando è l’ora di mangiare.
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