Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

La trasformazione del mondo del lavoro globale

Il mondo del lavoro a livello globale sta vivendo un’epoca di cambiamenti che lo renderanno presto irriconoscibile alla generazione che sta andando in pensione.
La trasformazione del mondo del lavoro globale
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Vent’anni di esperienza lavorativa in ambito anglosassone (e zero anni di esperienza lavorativa in Italia) mi hanno consentito di vivere una trasformazione che sta subendo un’accelerazione sempre maggiore.
Ho iniziato a lavorare nel 1994, quasi in concomitanza con il debutto per la maggior parte di noi di un qualcosa chiamato “world wide web”.

Senza voler andare nel dettaglio sull’impatto che esso ha avuto sulla vita di tutti i giorni, il mio osservatorio di ‘Italiansinfuga’ mi ha aiutato a capire meglio l’impatto che esso ha avuto sul mondo del lavoro delle nazioni dove vanno a vivere gli Italiani che emigrano.

Tecnologia

La tecnologia sta creando una forbice occupazionale: chi possiede le competenze tecniche richieste ha ottime prospettive lavorative, chi non le possiede fa molta più fatica che in passato.

La grande maggioranza degli informatici all’estero che ho intervistato durante gli ultimi sei anni trova lavoro in modo relativamente facile e veloce e viene pagata molto bene.

Per tutti noi comuni mortali invece la questione si complica perché entriamo in concorrenza con milioni di altre persone.

Depressione Salari

Il risultato pratico è che, soprattutto per i giovani senza particolari competenze, è in atto una depressione dei salari il cui simbolo è la situazione nel Regno Unito.

Secondo l’Institute for Fiscal Studies, nel Regno di Sua Maestà Elisabetta II, i giovani tra i 20 e i 29 anni hanno visto una contrazione del reddito medio settimanale di circa il 10% rispetto 2008 mentre la contrazione per chi ha più di 40 anni si è limitata a circa il 5%.

Tipologia Rapporto Lavorativo

Un altro grande cambiamento in atto riguarda la tipologia di rapporto lavorativo. Cresce sempre di più l’utilizzo del lavoro part-time rispetto al tempo pieno.

Prendendo ad esempio l’Australia, l’utilizzo di forza lavoro part-time era pari al 15% del totale della forza lavoro australiana alla fine degli anni ’70, toccando il 24% nel 1994 per attestarsi al 31% nel 2014.

Spesso la scelta di lavorare part-time è una prerogativa dei lavoratori ma non sempre. Le aziende non hanno sempre bisogno di una risorsa a tempo pieno e preferiscono quindi mantenersi flessibili con tipologie contrattuali meno onerose.

Dal mio osservatorio estero faccio fatica a comprendere il sogno del posto fisso perché in vent’anni non l’ho mai incontrato e dubito che mai lo incontrerò.

Anche quando in possesso di un contratto a tempo indeterminato, l’azienda è sempre stata libera (e io in modo simile nei suoi confronti) di dirmi ‘arrivederci e grazie’ dandomi uno o tre mesi di preavviso.

Flessibilità

La maggior flessibilità per l’azienda nasce anche grazie alla possibilità, per alcune tipologie di lavoro, di utilizzare manodopera che risiede in nazioni diverse perché costa meno.

Un esempio emblematico viene fornito dalla aziende anglosassoni che, negli ultimi vent’anni, hanno spostato il proprio call centre in India grazie alla disponibilità di una forza lavoro istruita, in grado di parlare inglese, economica e in grado di offrire copertura 24 ore al giorno.

Questo vantaggio competitivo da parte della forza lavoro viene utilizzato da lavoratori che si propongono su piattaforme che esistono solo grazie al web.

Location Independent

Elance, ad esempio, consente a freelancer di tutto il mondo di offrire le proprie competenze a datori di lavoro alla ricerca di manodopera flessibile e capace. Per tipologie di lavoro dove basta avere un pc e una connessione internet, viene così abbattuto l’ostacolo della distanza fisica tra chi cerca lavoro e chi lo offre.

Un programmatore estone può lavorare per un’azienda brasiliana mentre vive in Spagna.

Per il lavoratore questo nuovo mondo presenta sia opportunità che rischi.

Le opportunità sono legate al più ampio raggio di azione per trovare lavoro.

Per chi vive in nazioni in crisi economica è possibile collaborare con aziende di economie in maggior salute.

A seconda di dove si vive la paga può essere superiore a quella offerta dal mercato del lavoro nazionale.

Un esempio classico è quello del programmatore indiano che vive in India (con relativo costo della vita) ma guadagna a livelli spesso quasi uguali a quelli statunitensi.

Per chi vive in nazioni sviluppate, i rischi sono soprattutto relativi ad una concorrenza da parte di ‘colleghi’ che riescono a proporsi a prezzi per noi ‘stracciati’ e quindi a un abbassamento delle proprie capacità di guadagno.

Automatizzazione

Infine dobbiamo prendere in considerazione la sostituzione della manodopera con robot e algoritmi. Può sembrare fantascienza ma non lo è. Sia lavori manuali che di concetto vedono una sempre maggiore presenza di automatizzazione. Questo comporta l’eliminazione di alcune tipologie di lavoro e di porzioni di altre.

Attenzione quindi all’algoritmo che sostituisce la componente ripetitiva del vostro lavoro.

Il rischio è che qualcuno, non sappiamo dove, ci stia lavorando su oggi e domani voi vi ritroviate con meno lavoro.

Come vedete la trasformazione del mondo del lavoro? Maggiori opportunità o maggiori rischi?

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Autore
Aldo Mencaraglia ha lasciato l'Italia a 19 anni per studiare in Inghilterra e non è più tornato. Nel 2008 ha aperto il blog italiansinfuga.com attraverso il quale condivide la sua esperienza e quella di centinaia di Italiani emigrati all’estero.
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