Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Laurea ed MBA giocando a calcio: follia in Italia, realtà in America

La storia di Deljan e l'Eldorado sportivo delle università statunitensi
Laurea ed MBA giocando a calcio: follia in Italia, realtà in America
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Laurearsi con i piedi. Detto così è un po’ brutale a fa subito venire in mente il compagno somaro (chi non l’ha avuto in classe?) che è riuscito a prendere il pezzo di carta a suon di ripetizioni e calci nel sedere. La storia di Deljan Bregasi, però, non ha niente a vedere con tutto questo. È una storia che pure si basa sui calci, ma quelli dati ad un pallone con intelligenza.
Classe 1997, albanese di Durazzo, promessa della Sampdoria, Deljan ha avuto la lungimiranza di capire che non sarebbe mai diventato un calciatore da serie A. Per questo è volato a Miami dove si è laureato in Business Administration giocando in una squadra universitaria e prossimamente frequenterà un MBA a Manhattan, sempre militando nella squadra dell’ateneo. Un sistema (calcio in cambio di studi) che ha deciso di far conoscere fondando e dirigendo un’agenzia che si occupa di trovare borse di studio sportive nelle università americane.

Cominciamo dall’inizio.

“All’età di 5 anni sono arrivato in Italia e con i miei genitori siamo andati a vivere a Villafranca in Lunigiana. A 6 ero portiere nella squadra del mio paese; a 13 anni sono stato selezionato dalle giovanili della Sampdoria dove ho giocato per sei anni sfiorando lo scudetto nel 2007 (battuti in finale dalla Roma di Stramaccioni). Per due anni ho giocato anche nella nazionale albanese under 17. Nel frattempo frequentavo il liceo scientifico: molta dedizione, tante difficoltà dovute agli impegni calcistici, studi proseguiti (senza eccellere) grazie allo sprone dei miei genitori”.

Quando ti sei reso conto che non saresti diventato un campione?

“A calcio me la cavavo bene ma non ero al livello di altri miei compagni tipo Zaza, Icardi, Obiang o Soriano. Dopo la Primavera, svincolato dalla Sampdoria, sono finito in Serie D. Qui ho cominciato a riflettere sul mio futuro. Proseguire con il calcio e arrivare ai 30 anni con un futuro incerto o fare l’università in Italia e finire magari disoccupato? Alla fine della stagione mi sono messo sotto con gli studi e alla maturità sono riuscito a rimediare un insperato 83”.

Da qui la decisione di trasferirti a Miami dove la squadra universitaria della S.Thomas University ti ha offerto una borsa di studio.

“Il sistema universitario americano è completamente diverso. Gli studenti-atleti sono visti bene dai professori e assistiti durante il percorso scolastico perché rappresentano l’università stessa e le vittorie danno lustro all’ateneo. Ci sono borse di studio sportive che possono arrivare a coprire l’intero costo dell’università (in media 35 mila dollari l’anno). Studiare e allenarsi è possibile poiché si gioca per la squadra universitaria. Per non parlare degli impianti sportivi che farebbero invidia a molte società di Serie A. Nesta, per esempio, con i suoi Miami FC si allena nei campi della mia Università”.

Come si può conciliare allenamento e studio?

“La preparazione fisica si svolge nelle prime tre settimane di agosto e da settembre a novembre si gioca la Regular Season tra partite, playoff e finali. Ad inizio dicembre ci sono gli esami di fine anno. Da Gennaio a Maggio i calciatori sono Off Season, non ci sono partite ufficiali ma solo allenamenti e amichevoli, si può quindi studiare. Da maggio ad agosto si va in vacanza o si seguono lezioni estive. Importantissimo: gli studenti possono scegliersi le lezioni da frequentare, le materie, i professori, in modo da gestirsi il carico di lavoro durante i due semestri principali. Durante la Sessione autunnale ad esempio, quando c’è il campionato, si scelgono classi meno impegnative che si possono poi frequentare ad aprile. Qui poi la valutazione non avviene con un singolo esame finale ma con verifiche di metà anno, test, compiti a casa: questo fa sì che sia più semplice avere voti alti. Io ad esempio mi sono laureato con la lode”.

Tocchiamo ferro: che succede se un calciatore ha un infortunio?

“Premesso che si hanno quattro anni a disposizione per giocare nella squadra universitaria, gli atleti che hanno un infortunio continuano a ricevere la borsa di studio e hanno la possibilità di giocare un anno in più. L’ateneo propone un assicurazione medica che però ciascuno studente si deve pagare (1500 dollari l’anno): quando mi sono rotto il naso ha coperto però tutti i costi dell’ospedale”.

In quanti hanno seguito il tuo percorso?

“Davvero in tanti. Vedi, gli Stati Uniti mi hanno permesso di continuare a sognare e mi sono impegnato affinché altri giocatori italiani possano avere un’altra occasione. Per questo ho fondato USA College Sport, un’agenzia che procura borse di studio nelle università statunitensi a studenti-atleti: si pratica sport ad alti livelli e nel contempo si consegue una laurea nel sistema universitario migliore al mondo. In meno di un anno abbiamo realizzato i sogni di numerosi italiani, albanesi, venezuelani. Simone Raiola giocava nel Calcio Lecco 1919: quest’anno è stato fra i migliori giocatori della Grand View University, in Iowa. Cristian Pascarella finito in Eccellenza dopo avere vinto il campionato Berretti col Frosinone, andrà a giocare con il Laredo College in Texas. Victor Arias, talento della nazionale Venezuelana under 18 andrà a giocare nella Northeastern Oklahoma. Jesus Morales, difensore della Nazionale giovanile del Costa Rica ha da poco ottenuto una borsa di studio all’ East Central College. Nella prima settimana di giugno abbiamo anche organizzato nel Genovese, a Sori, il primo American Soccer Camp. Sono venuti giovani calciatori da tutt’Italia e li abbiamo filmati in maniera da poterli proporre ai coach americani che sono molto interessati. Ne faremo altri di questi camp nelle principali città italiane visto che più di 700 Università americane offrono borse di studio sportive”.

Ci sono quindi opportunità anche per altri sport? E per le donne?

“Le possibilità ci sono anche per chi pratica pallavolo, pallanuoto, cannottaggio, atletica, corsa campestre. Essendo poi il calcio lo sport femminile più diffuso in America, per le donne ci sono più borse di studio a disposizione che per gli uomini!”.

 

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Autore
Frediano Finucci è nato a Lucca nel 1968. Giornalista professionista, è il capo della redazione Economia-Esteri del telegiornale de La7, rete dove conduce anche la trasmissione Omnibus nell'edizione del week end. In precedenza, sempre per lo stesso Tg è stato: capo della redazione economica; responsabile dell'edizione notturna; capo della redazione esteri; corrispondente da Bruxelles (2003-2006); inviato speciale di economia e cronaca in Italia e all'estero (Stati Uniti, Asia). E' stato anche caporedattore di Otto e Mezzo nell'edizione 2009-2010. Dal 1992 ha lavorato a Milano prima per il Tg di Videomusic poi per quello di TMC coprendo come cronista giudiziario tutta l'inchiesta Mani Pulite a Milano e Brescia. Laureato in storia delle relazioni internazionali alla Cesare Alfieri di Firenze, per hobby scrive racconti per bambini: ha creato per sua figlia Margherita il personaggio del Formichiere Pilota con 4 libri pubblicati in Italia da Mondadori e in Spagna da Anaya-Hachette.
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