Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Leader del mondo a confronto

Modelli manageriali e strutture gerarchiche secondo cultura
Leader del mondo a confronto
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Il fenomeno dei manager stranieri è già familiare alle grandi aziende italiane. Gli acquisti cinesi negli ultimi tempi in Italia sono andati aumentando come testimonia Il Sole 24 Ore. Data la realtà industriale italiana il fenomeno è in crescita e si possono delineare, sulla base dello sviluppo economico mondiale, alcuni “casi” di manager stranieri che i manager italiano dovranno confrontare.

Il primo caso, quanto meno date le recenti acquisizioni, è la Cina. Uno degli ultimi acquisti che ha interessato il settore industriale, nello specifico quello dei rifiuti è quello della Ladurner da parte del colosso della edilizia Zoomlion. Dopo l’acquisto di Cifa ora tocca ai trentini passare la palla. Come sono i manager cinesi quando si confrontano con i non cinesi? Il punto è sempre ricordare che il cinese medio viene non da un altro continente ma da un altro universo culturale.

La struttura sociale cinese è estremamente stratificata. Se qualcuno ha passione per Sean Connery il film Sol Levante, per quanto parlasse di Giapponesi e non cinesi, può dare un’idea. Il concetto di Mianzi, la faccia, è incarnato sovente nella struttura gerarchica e comportamentale cinese. Onore e rispetto la fan da padroni. Tuttavia a queste tendenze diremo millenarie si sovrappongono aspetti della cultura cinese piuttosto recenti. Il panorama culturale cinese è stato interessato da un passaggio da un epoca imperiale a una statalista. Tutt’ora la Cina è uno stato impero, dove tuttavia la gestione delle relazioni passa attraverso un marcato interesse economico.
Da un lato quindi ci si raffronta con manager che hanno un set di cerimonie, comportamenti e anche linguaggi piuttosto elaborati. Molto più elaborati rispetto agli standard italiani (da questo punto di vista più sbrigativi) dall’altro capo del confronto tuttavia ci si trova di fronte ad una persona diretta, interessata a fare soldi e che non vuole perdersi in aspetti inutili.
La classe capitalista privata cinese ha visto il suo passato venir rielaborato (diciamo) dal comunismo.

Quindi se alcuni elementi della loro tradizione culturale sono rimasti insiti, dopo la fine del sistema comunista ufficiale, il cinese medio si è visto aprire al mondo. Il manager cinese attuale è in parte figlio (a seconda dell’età) del vecchio sistema comunista a cui si sta sovrapponendo un sistema pseudo capitalista ( fortemente incentrato sul possesso e sulla ricchezza materiale). Tuttavia la nuovissima generazione di cinesi manager, ancora troppo giovani perche possano venir inviati fuori dal regno, tendono ad essere completamente capitalisti con un approccio alla trattativa che, se pur elaborato, vuole ottenere un risultato, di solito trattando da un punto di forza.

I manager russi hanno tendenze meno cerimoniose. Forti di una nazione che viene considerata una delle tre grandi potenze, tendono ad essere gente spiccia. Andare ad una riunione con la classica presentazione fiume (stile powerpoint ) e sciorinare dati numeri ad un russo è più o meno inutile. I numeri i russi li san leggere. E alle americanate fatte di grandi idee e progetti preferiscono l’approccio semplice, schietto: “C’è un problema ok si risolve. Se non si risolve tu (manager che lavori con un capo russo) hai un problema”. In vero russi e cinesi condividono una problematica culturale non indifferente per un italiano. Con 11 fusi orari (i russi) e circa 10 differenti etnie e origini (solo a parlare dei principali) se parliamo dei cinesi), dire semplicemente manager Russo o cinese è come in Italia dire italiano.

Dove noi italiani facciamo già differenze tra un cittadino emiliano e lombardo, tra un milanese e un comasco, pur disponendo di una zolla di terra come nazione, nel mondo russo e cinese si parla di ore di volo e quindi le peculiarità sono manifeste da area ad area. In genere è probabile che si venga a contatto più facilmente con manager della zona occidentale diremmo europa, della Russia. Quindi persone che, se non sono state esposte direttamente alla cultura europea, quantomeno, tra Pietroburgo e Mosca, han assimilato almeno alcuni elementi occidentali. Ad ogni modo mantenersi sul cauto, con un approccio verbale minimo con i russi torna utile. Ideale, se possibile, uscirci a cena. Una nota rilevante per un evento sociale con manager russi è l’alcool.

Essere capaci di reggere dosi di alcool piuttosto rilevanti, per un metabolismo italiano, è importante se si tratta con i russi, in particolar modo una cena di lavoro. Il rischio è che la lingua scivoli, e si esca con frasi o ragionamenti che, pur in una cena, è meglio tenere per se. In questo contesto i russi tendono ad essere sociali ma molto attenti ai propri interlocutori, diciamo un approccio di cauto studio, mascherato da una moderata giovialità.

Mussulmani (da distinguere tra arabi, turchi iraniani) manager se ne vedono ancora in giro pochi in Italia. Gli acquisti dei fondi sovrani arabi in Italia non si sono tramutati in un invasione di manager arabi, al più delle visite solo con i Ceo delle aziende italiane comprate. Gli arabi “internazionali” tendono ad avere un’educazione occidentale, di solito appresa nel Regno Unito. Questo tuttavia non vieta loro di far ricordare al proprio interlocutore la loro superiorità economica. Quindi in un dialogo con un superiore arabo sempre meglio tener presente chi ha una Ferrari e chi no. Un discorso diverso va fatto per gli iraniani. Pur se l’Iran sia stato accettato di nuovo nel mondo, di manager iraniani non se ne vedranno per un pò. Tuttavia esistono i manager persiani.

La grande differenza è che questi ultimi sono figli di cittadini persiani che sono emigrati fuori dell’Iran con la caduta dello Shah Palhavi. In patria queste persone sono tollerate, ma, diciamo, che sono visti come stranieri. I manager persiani sono cresciuti in occidente, con la visione del “regno perduto” una visione quasi romantica che si traduce tuttavia in una sorta di affermazione di ego talvolta fin troppo manifesto. Come trattare con manager persiani. Basta lasciarli parlare.

Vi è da ammettere tuttavia che per quanto vi siano crescenti acquisti di gruppi stranieri in Italia è più plausibile che solo il Ceo della azienda acquisita, e un numero molto ristretto di suoi sottoposti ( definiamolo il cerchio magico) abbia diretti contatti con i manager della controllante. E, salvo visite di cortesi nel territorio appena controllato, i manager stranieri preferiscono incontrare i loro controllati in territorio amico. Le possibilità che vengano inviati manager stranieri a comandare direttamente una controllata sono piuttosto esili, statisticamente. La barriera linguistica offerta dall’Italia è pur sempre un fattore limitante. Tuttavia nella società alta cinese e russa si riscontra una crescente passione per la lingua italiana, spesso studiata dai rampolli delle nuove famiglie un pò per vezzo (poter parlare la lingua del lusso fa scena) un pò per interesse, malgrado tutto l’Italia resta pur sempre il centro di un antico impero. Russi e Cinesi, tendono ad essere affascinati da questo elemento, un poco romanticamente.

 

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Autore
1976. Milanese, laureato in scienze politiche internazionali alla Università Cattolica del Sacro Cuore. Fondatore del quotidiano International Dream Job con annunci di lavoro internazionali. Consulente strategico e istituzionale per aziende (italiane e straniere) che vogliono sviluppare il loro business in mercati esteri. Analista pubblicato su Libero, il Sole 24 Ore, Capo Horn, Longitude, Youmark il Fatto Quotidiano. Think tank con le quali ha avuto collaborazioni: Isag, Nodo di Gordio, Equilibri. Governi con i quali ha collaborato: Italia, Usa, Uzbekstan, Kazakstan, Iran, Vaticano, Sud Africa. Organizzazioni internazionali con le quali ha collaborato: Ifad, Fao, Nato, Wfp, Medici senza Frontiere.
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